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Associazione Industriali, un lento, inesorabile declino

giovedì, 18 marzo 2021, 13:54

di aldo grandi

Passavamo, l'altra mattina, di fronte all'ingresso dell'associazione industriali di Lucca - ma esiste ancora? - in piazza Bernardini e, a scanso di equivoci, dobbiamo ammettere che la tristezza in cui si trova, di questi tempi, la città è perfettamente in linea con l'atmosfera che si respira nei pressi di quel palazzo, Bernardini appunto, una volta centro nevralgico, non l'unico ovviamente, della vita economica cittadina e adesso ridotto a nonsisabenepiùchecosa. Una volta l'Associazione Industriali aveva un ruolo, aveva un peso, aveva un prestigio di rilievo e ricordiamo ancora quando, tanti anni fa, vecchio secolo, fummo accompagnati dal dottor Vittorio Armani a visitare la sommità del palazzo con le sue straordinarie vedute e bellezze. Per rimanere a tempi più recenti, ci viene in  mente anche la simpatica e intelligente Cristina Galeotti quando venivano ancora organizzate conferenze stampa al secondo piano in una grande sala che dava, comunque, l'idea di una presenza oltreché di una resistenza per non parlare con una parola tanto cara in questi frangenti ossia resilienza. Oggi, al contrario, niente di tutto quello che c'era una volta. Nemmeno l'ufficio stampa che sia degno, a nostro parere, di questo nome. E non vogliamo essere denigratori, ma, se possibile, aridatece Ilaria Meraviglia che chissà che fine ha fatto. Sì, perché in tutta sincerità i comunicati stampa dell'associazione industriali non si capisce bene come vengono redazionati essendo scritti in prima persona come se si trattasse di un discorso da fare ad un'assemblea dei soci.

Solo che noi non siamo soci né industriali, ma giornalisti che gradirebbero un minimo di considerazione invece che la cosiddetta... lettera alla serva. Non ce ne voglia il presidente - lo è ancora? - Giulio Grossi il quale, sinceramente, non ci sembra abbia brillato in questa fase pandemica con proposte e interventi originali e degni di questo nome. Piuttosto comunicati, appunto, in prima persona che se non fosse per una vecchia gratitudine nei confronti dei vecchi, si fa per dire, presidenti, nemmeno pubblicheremmo visto che ogni volta dovremmo spenderci almeno 15 minuti per renderli pubblicabili. Del resto non siamo l'organo ufficiale degli industriali e ci rendiamo sempre più conto che servirebbero dei professionisti per fare il mestiere di addetto stampa. Consigliamo a Grossi Marcello Petrozziello con la sua Clip Comunicare, sarà anche inflazionato, ma il suo lavoro lo sa fare come nessun altro.

Al di là di queste considerazioni, la verità che emerge è quella di un'associazione che non conta più di tanto, né in città, né altrove. Da quando c'è stato l'accorpamento, non solo le competenze, ma, evidentemente, anche la decisionalità è stata trasferita a Pistoia e a Prato e Lucca è diventata filiale di se stessa. Eppure la tradizione industriale della nostra città e della nostra provincia meriterebbe ben altra autonomia e peso all'interno della vita economica regionale.

Ci viene in mente, tanto per non fare nomi, anche il Banco Bpm ex Cassa di Risparmio di Lucca e Casse di Risparmio del Tirreno. Un tempo i direttori territoriali convocavano conferenze stampa per far conoscere alla città l'attività creditizia di quella che era, a tutti gli effetti, la banca del territorio per antonomasia. Oggi non si sa nemmeno se esiste e se esiste, chi sia il direttore territoriale di turno. Il palazzo di piazza San Giusto è più simile ad un cimitero di elefanti che ad una sede prestigiosa che, decenni fa, pulsava come un cuore vigoroso e che adesso non è nemmeno un by-pass. Già, ma chi se ne accorge... e il Covid non c'entra nulla o quasi.

Gli unici a essere rimasti in vita e a dare segni di vitalità-vivacità, pur con tutti i limiti del caso e del tempo, sono la Confcommercio di Palazzo Sani e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e, guarda caso, in entrambi i casi si tratta di strutture che hanno mantenuto la propria indipendenza, autonomia e la propria centralità lucchese. Sono, cioè, padroni in casa propria a differenza di industriali e Banco Bpm che non solo non sono più padroni, ma nemmeno hanno una casa degna di questo nome.

Che dire, quindi? Che anche questo è sintomatico della decadenza di una città e nessuno può venirci a dire che Lucca non sia, appunto, decadente. Manca la Camera di Commercio a essere smembrata e, poi, la frittata sarà completa a meno che la testa non resti in Corte Campana, ma ne dubitiamo.

Tornando all'associazione industriali, veramente invitiamo il presidente Giulio Grossi a far sì che, da ora in poi, ci faccia pervenire dei comunicati stampa che siano tali e che si possa copiarli e pubblicarli senza perderci troppo tempo. Del resto, se non avete tempo voi per incontrarci o per stabilire un contatto, non si capisce per quale ragione dovremmo farlo noi che non siamo come i giornali cartacei che prendono contributi e possono permettersi di far redazionare i comunicati ai propri dipendenti. 

Grazie, quindi, per l'attenzione che saprete darci aiutandoci nel nostro lavoro. Anche perché, almeno questo  vi sarà senz'altro possibile in quanto al recupero dell'antica tradizione e del vecchio splendore, beh, nutriamo qualche dubbio.


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