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Ce n'è anche per Cecco a cena

La scultura a Porta S. Anna è costata alla fondazione Carilucca 80 mila euro: un pezzo di ferro orribile a vedersi che ora è da... buttare. Bei mi sordi...

lunedì, 17 maggio 2021, 20:19

di aldo grandi

Perché un artista famoso come lo scultore che ha realizzato l'opera di fronte Porta S. Anna a piazzale Verdi ha deciso di deturparla irrimediabilmente tagliando le foglie di un albero in ferro e verniciandoci sopra una scritta incomprensibile? Perché lo ha fatto Stefano Pierotti da Pietrasanta, autore della scultura, denunciato dalla polizia per danneggiamento aggravato e con il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini che, come i dolori, se ne esce all'improvviso annunciando che gli chiederà un risarcimento? Ma ve la ricordate la foto dell'inaugurazione due anni fa o giù di lì? Nemmeno si trattasse di chissà quale evento. C'era anche la Ilaria del Bianco dell'associazione Lucchesi nel mondo visto che la statua (sic) doveva rappresentare l'emigrazione nel mondo delle generazioni passate di concittadini. Difficile, guardando l'opera, capire il messaggio e, infatti, le critiche non si sono risparmiate. Noi, al contrario, siamo stati zitti, in tutt'altre faccende affaccendati evidentemente. Tuttavia proprio oggi, per scattare qualche immagine, siamo andati sul posto, alla rotatoria e abbiamo girato intorno alla scultura. Boia se è brutta. Brutta bao. Di un colore arrugginito che non si capisce bene cosa significhi, un pezzo di metallo che non dice alcunché se non dopo l'intervento di un... interprete ad hoc. E questa cosa doveva e dovrebbe introdurre e invogliare il visitatore alla scoperta della città? Ma fateci il piacere per non parlare, poi, della location.

Ci vuole un genio per capire che quella scultura non andava bene in quel posto e le malelingue sostengono che perfino l'artista si sia lamentato della localizzazione dell'opera che non gradiva essere piazzata in quel punto. E come dargli torto? Per vederla si rischia un incidente se si è al volante di un'auto e di essere schiacciati se si è dei pedoni che vogliono avvicinarsi il più possibile. 

E' vero, però, che tra tanti problemi, questa scultura, in fondo, è un po' come l'aeroplanino di Pietro Fazzi che l'allora sindaco volle regalare alla città piazzando un velivolo che non si sa bene cosa c'entri con Carlo del Prete trasvolatore oceanico del tempo fascista, all'uscita del casello autostradale Lucca est: non dà fastidio a nessuno e, addirittura, nessuno se ne accorge.

Peccato, però, che questa mattina gli agenti delle Volanti della questura, su segnalazione al 112, si siano recati sul piazzale Boccherini e abbiano individuato e fermato un uomo intento a fare a pezzi la scultura dopo averci scritto su una frase con la vernice bianca. Giusto il tempo di identificarlo ed ecco la sorpresa: è stato lo stesso autore a prendersela con la propria opera, atto che, indubbiamente, sarebbe più adatto a una seduta freudiana che non ad un'aula di tribunale.

Ecco, quindi, che tutte le foglie dell'albero edificato sull'aiuola sono state divelte, strappate, spezzate. Togliendo alla scultura quel po' (poco) di poesia che aveva e rendendola ancora più cupa di quel che già era. Altro che emigrazione alla ricerca dell'Eldorado.

Anche mister Tambellin Man, tra una panchina arcobaleno e una Cavallerizza multicolore, si è reso conto del danno subito e della impossibilità a metterci una pezza. Così, ha annunciato una causa giudiziaria per richiedere i danni all'artista pietrasantino Stefano Pierotti.

Tutto ciò per dire che la Fondazione Carilucca e il suo mega-presidente Marcello Bertocchini avevano speso, per questo capolavoro dell'arte (incomprensibile) contemporanea, la non modica cifra di 80 mila euro. Avete idea in tempi di Covid le partite Iva cosa ci avrebbero potuto fare con questa somma?

Bei mi sordi buttati via avrebbe detto qualche lucchese di una volta, di quelli che al denaro tenevano particolarmente al punto da pensarci un bel po' prima di gettarlo al vento. Già, ma in San Micheletto, tra partite di borsa e investimenti galattici su ristrutturazioni, i profitti pare siano alle stelle e, quindi, anche l'argent è divenuto oro a tutti gli effetti. Che cosa saranno mai, in fondo, 80 mila euro per un ente che sforna oltre 20 milioni di euro in investimenti annuali per opere di bene piuttosto che per preghiere?

Caro Bertocchini, ora che lo scultore ha pensato bene di togliere il disturbo con la sua opera mai, sostanzialmente, apprezzata e compresa dalla città, ci faccia il favore, lei e il suo compagno di giochi Tambellini, i quattrini che buttate in questo modo, destinateli alle scuole di ogni ordine e grado alcune delle quali hanno cessi che fanno pena e aule che fanno schifo. L'arte, in fondo, non può essere un lusso o un dolce per il delicato e sofisticato palato di pochi. Deve avere o dovrebbe avere anche una funzione sociale o comunque allietare il senso della vista. A noi, però, tutte le volte che passavamo e passiamo da piazzale Boccherini, più che il senso della vista ci faceva e ci fa senso.                              


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