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Ce n'è anche per Cecco a cena

Mario Pardini, ora, se c'è tiri fuori i coglioni!

venerdì, 27 agosto 2021, 13:59

di aldo grandi

Mentre a Kabul è tornato l'Isis e i talebani si divertono a far saltare per aria civili e marines - per Biden e la sinistra che lo ha eletto una enorme figura di merda - e in Italia, invece, si pensa ancora al Covid e alla puttanata dei vaccini obbligatori, a Lucca c'è un certo senatore di Forza Italia, partito, ormai e si spera, vicino all'estinzione, che dimostra una intelligenza politica che definire mediocre sarebbe un eufemismo. Massimo Mallegni, abituato a fare quel che vuole, quando vuole e come vuole nel suo feudo pietrasantino, ha pensato, probabilmente, che a Lucca fosse la stessa cosa e, così, su due piedi e alla faccia di qualsiasi tavolo concordato o meno tra le forze del centrodestra, ha sentito la necessità di mandare tutto all'aria e silurare la candidatura di Mario Pardini. Nessuno tra le forze politiche di centrodestra ha risposto e protestato, nemmeno la Lega che ha in Pardini il suo candidato ideale. Nemmeno le liste civiche di Remo Santini che, con Mallegni, ha sempre avuto un corridoio umanitario aperto a prescindere. Neanche Fabio Barsanti il quale preferisce starsene in un cantuccio per non suscitare problemi e nemmeno Fratelli d'Italia che tutto sono fuorché fratelli. E' chiaro che Mallegni ha voluto far saltare il banco perché ha un disegno in testa che non solo lui, per fortuna, conosce. Ma è altrettanto evidente che, a questo punto, o Mario Pardini tira fuori i coglioni oppure è meglio che la sua Lucca 2032 la chiuda per assenza di coraggio. In tempi come questi non serve il fioretto, ma una sciabola bene affilata perché la politica è un covo di serpi.

Invece il Pardini, da buon ex Forza Italia nonché democristiano secondo alcuni, sta in vacanza isolato dal resto del mondo e, in particolare, sta zitto. Allora le cose sono due: o c'è, o ci fa e in entrambi i casi non si riesce a comprendere quale sia la strategia ammesso che ne esista una. 

Pardini prima è stato rimproverato perché faceva lo... spocchioso e non si sedeva al tavolo delle forze politiche di centrodestra. Poi, quando ci si è seduto, tutti a criticarlo. Infine, quando si era fissata la riunione in c ui ognuno avrebbe portato il proprio candidato, ecco che Mallegni e Forza Italia sono dovuti tutti accorrere a fare il tifo alla Versiliana per un certo Brunetta che noi, al massimo, metteremmo alla direzione del servizio di pulizie di un autogrill dell'autostrada. 

Adesso, senza un motivo se non, appunto, la voglia di far saltare tutto e non soltanto, ecco l'uscita di Massimo Mallegni al quale noi, in tempi per lui bui, gettammo un salvagente che prontamente afferrò. 

Mallegni non ci piace più con quel suo fare da feudatario caratterialmente permaloso e incapace di accettare critiche o ammettere la propria scarsa importanza visto che (s)Forza Italia conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Del resto, a noi il Berlusca non ci è mai stato particolarmente simpatico anche se il libro di Sallusti-Palamara ce lo ha fatto diventare quasi accettabile.

Ma il punto non è Mallegni e non è Santini il quale, ormai, si è compreso benissimo che con Pardini non vuole avere alcunché a che fare nonostante a parole si sbracci un po' qui e un po' là.

Le malelingue sostengono che l'uscita di Mallegni sia arrivata dopo che Pardini è stato visto in prima fila alla Versiliana ad ascoltare l'intervento di Matteo Salvini il quale, ma lo ha sempre detto, ha già fatto la sua scelta per le elezioni di Lucca.

Allora caro Pardini che cosa facciamo? Facciamo finta che il Mallegni non ce l'avesse con lei oppure prendiamo aria e rispondiamo senza tante seghe?

No perché se alla guida di Lucca dopo i disastri della Sinistra made in Vietina dobbiamo avere una sorta di eunuco che non replica a chi lo tratta a pesci in faccia senza nemmeno avere il coraggio e gli attributi per fare nome e cognome, beh, allora davvero che vinca il Raspini e tutti i flistei.

Caro Pardini a noi il silenzio non piace se non nella versione, stupenda, di Nini Rosso alla tromba e questo, ci perdoni, ma non è il suo caso.


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