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Comics

PsiCollezionismo: il limite tra “affettuose manie” e dipendenza patologica

domenica, 24 marzo 2019, 15:45

di giulia del chiaro

Psichiatria, filosofia, fumetto e collezionismo dialogano per trovare risposta ad un interrogativo: “il collezionismo è una malattia?”. Così Alessandro Sesti, Luca Boschi e Alessandro Orsucci, si sono confrontati con la psichiatra Barbara Carpita ed il filosofo Dario Muti, per trovare risposta alla domanda.

“L’idea dell’incontro – ha raccontato il vignettista e presidente dell’Associazione Dillo in sintesi, Alessandro Sesti – è nata proprio durante il festival della sintesi svolto a Lucca solo due settimane fa.” Sesti ha spiegato come la scelta di inserire nel titolo dell’incontro la dicitura “affettuose manie” sia venuta dal desiderio di guardare all’accezione più soft del collezionismo, quella dell’amore romantico per un oggetto che si trasforma poi, però, in un desiderio di prosecuzione.

È dall’approccio psichiatrico che emerge come il comportamento del collezionista non sia di per sé patologico, bensì un’abitudine data dal piacere di un possesso. “Il problema sorge – ha spiegato la psichiatra Barbara Carpita – quando il comportamento assume una connotazione tale dal compromettere il funzionamento dell’individuo determinando problemi relazionali, sociali lavorativi o economici”.

“Il collezionismo e la follia sono sempre stati strettamente legati nella storia” – ha sottolineato il filosofo Dario Muti ricordando come l’operazione di collezionare sia fondamentale per mantenere e produrre cultura. Per il filosofo, dunque, il collezionista si connota come un raccoglitore di sapere e cultura. Calzante, nell’universo filosofico, l’esempio di Walter Benjamin unico filosofo ad aver fatto del collezionismo un tema. Benjamin, a sua volta collezionatore di libri di favole, lo considerava una contraddizione produttiva tra l’ordine delle collezioni ed il magma di ricordi prodotti nel collezionatore nel vedere ogni pezzo posseduto. “In definitiva – ha sottolineato Muti – per il filosofo il collezionismo diventava un modo per conoscere sé stessi, qualcosa di nobile capace di parlare non solo al proprietario, ma a chiunque la veda”.

È intervenuto poi il fumettista Luca Boschi per dichiarare come lui stesso, disegnando, non riesca ad evitare l’accumulo di materiale. “Ma credo ci sia una differenza sottile – ha detto – tra chi per lavoro accumula materiale da studiare, ed utilizzare come base conoscitiva, ed il collezionista che giunge a bramare il possesso della totalità dell’oggetto spesso non aprendolo, per mantenerne intatto il valore, ma senza poterne quindi entrare a scoprire il contenuto.

In veste di rappresentate dei collezionisti Alessandro Orsucci che, avvicinatosi al settore da piccolissimo con l’acquisto del primo Diabolik, di cui oggi possiede tutta la collezione, attualmente raccoglie oggetti di vario tipo dalla Panini, ai dischi in vinile fino ad una serie di miniature di macchine ecc. “La mia regola è acquista quello che ti piace e che quando lo vedi ti dà soddisfazione” ha raccontato Orsucci rimarcando la necessità di un collezionismo ragionato che “sia mosso dalla passione, ma anche dalla razionalità soprattutto per la gestione delle economie personali”.

Un tema che, sicuramente, lascia spazio a numerose altre constatazioni ed approfondimenti, ma che – ha concluso Sesti - rende importante fare una distinzione: una cosa è possedere ed un’altra è essere posseduti!”.


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