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Cronaca

Bambine violate, insorgono le idee

sabato, 7 novembre 2015, 11:46

di virginia volpi

Come si fa a negare il diritto allo studio ai bambini? Come si fa ad imporre loro una vita? Ed un marito, un matrimonio, sorattutto? Sicuramente queste e tante altre sono le domande che tuonano nelle menti delle donne della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari), un movimento di opinione indipendente che non ha assolutamente scopo di lucro e persegue i suoi obiettivi senza distinzione di etnia, lingua o religione, cercando di promuovere, coordinare e sostenere le iniziative delle donne e la loro massima tutela. Sono donne decise, che sanno quello che fanno e ancor meglio quello che vogliono, determinate e dirette, senza "peli sulla lingua" che, come dicono loro, "in quattro giorni hanno messo su un convegno perchè vogliamo parlare ancora di questo fenomeno delle spose bambine, bisogna farlo."

I dati parlano fin troppo chiaro: ogni giorno nel mondo succede 37 mila volte, significa 13 milioni di casi l'anno. Tutte minorenni, spesso bambine di 10 o 12 anni, perfino 8, secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. In Burkina Faso la differenza d'età tra gli sposi oscilla tra i 30 ed i 50 anni mentre il Bangladesh secondo l'Unicef è il paese con il più alto numero di matrimoni di bambine sotto i 15 anni. In Afghanistan uno studio del governo registrava che il 57 per cento delle donne erano state date in sposa prima dei 16 anni. Ma queste bambine non vogliono sposarsi, sognano una vita normale, desiderano giocare con i loro amici, vogliono ricevere un' educazione completa e avere una piena adolescenza.

Questi matrimoni svestono tante ragazze della loro innocenza spesso prima ancora della pubertà, e questo è intollerabile in una società globale come la nostra, poichè non sono dannosi soltanto per le bambine coinvolte, ma sono alla radice di tanti altri mali sociali: la povertà, le malattie, la mortalità materna, la mortalità infantile, la violenza contro le donne.

Tutti sintomi diversi connessi allo stesso male. Risolvendo il problema dei matrimoni precoci e forzati anche tutte quest'altre questioni ne beneficieranno. Uno spiraglio di luce sembra essere arrivato il 2 luglio 2015, quando il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha adottato la prima risoluzione sulla prevenzione e l'eliminazione dei matrimoni precoci e forzati, ribadendo che si tratta di una violazione dei diritti umani.

"Bisogna portare questi argomenti davanti le Nazioni Unite che hanno il dovere di parlarne, di dibatterne con i governanti, con i rappresentanti di tutte le organizzazioni femminili e non; e di trovare ed emanare delle direttive ai vari paesi: è questa la rete attraverso la quale noi possiamo difendere i diritti delle donne." spiega Giuseppina Bombaci, segretaria del coordinamento BPW Europe, e continua: "La nostra associazione a differenza del Rotary o dei Lions, non fa service: i service si vedono. Se tu recuperi un bene, lo vedi ed è tangibile. Noi seminiamo idee. E' difficile vederle le idee, però queste attecchiscono, avanzano e prendono forma e speriamo nella giusta direzione di creare delle leggi che tutelino una volta per tutte le donne." Siamo portati spesso a pensare che questo sia un fenomeno riguardante un altro mondo, una realtà lontanissima da noi che sì conosciamo, ma che non ci riguarda alla fine. Eppure succede anche in Italia. Ricordiamo l'emblematico caso di Hina Saleem, che aveva solo 20 anni quando è stata uccisa dal padre in un paese della provincia di Brescia; la sua colpa? Era pakistana, ma voleva vivere ed amare all'occidentale. I suoi genitori non le hanno perdonato il fatto di aver scelto il ragazzo sbagliato, lei che era già stata promessa in sposa nel suo paese, e che per questo è stata sotterrata nell'orto di casa. Questa "occidentalizzazione" per loro è vietata e perciò la famiglia può improvvisamente decidere di venderle (quando non le uccidono), prepararle un biglietto aereo a loro insaputa e spedirle nelle mani di un uomo anche di quaranta o cinquanta anni più grande".

"Questa è una tematica dove non ci si può fermare alle avversità, ma a partire da queste si devono apportare delle azioni. E' stato riscontrato che laddove ci sono interventi precoci, soprattutto legati all'informazione, alla cultura e all'educazione, si riesce ad ottenere risultati molto importanti." sintetizza Patrizia Bonciani, vicepresidente del Distretto Centro "Bambine, una realtà da salvare...viaggio a Kabul". 

E' necessario quindi, un approccio multiforme per affrontare questo fenomeno, e l'istruzione resta la miglior difesa. Ciò significa mantenere i figli a scuola il più a lungo possibile, così come educare le comunità sull'impatto nocivo del matrimonio precoce sulla salute delle loro ragazze, nipoti e le loro società nel complesso. Oltre che alla campagna di sensibilizzazione e di prevenzione, si deve trovare il modo di aiutare queste bambine e ragazze attraverso incentivi finanziari alle loro famiglie per far loro proseguire gli studi o tramite corsi di formazione professionale in modo che possano avere una maggiore voce in capitolo nella propria vita. Come ricorda Fiorella Annibali, presidente del Distretto Centro, "solo con un forte movimento di opinioni, problemi come quello trattato oggi, possono diventare un lontano ricordo."  

 


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