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Cronaca

I medici non si accorgono che ha la peritonite da tre giorni: muore per choc settico, condannata la Asl di Lucca

venerdì, 17 giugno 2016, 18:46

di virginia volpi

'La medicina è un compendio degli errori successivi e contraddittori dei medici' scriveva Marcel Proust. E tutti i torti non aveva a giudicare dall'ennesimo episodio di malasanità che vede protagonista l'ospedale di Lucca. Ma andiamo per ordine: è il 10 giugno 2010 quando Aldo Rugani, abitante a Lucca, entra in ospedale.

"Mio papà aveva un intervento programmato al colon quel giorno - spiega la figlia Lara Rugani - e da subito è iniziato a stare poco bene, gli faceva male l'addome e abbiamo capito che c'era qualcosa che non andava ma, stranamente, per il personale medico era tutto regolare".

Ma così non stavano esattamente le cose. "Già dalla sera del primo giorno dell'intervento - continua Lara - l'addome ha iniziato a gonfiarsi sempre di più, mi ricordo anche che ho segnalato più volte agli infermieri che il drenaggio era vuoto, ma per loro non era un problema. Il secondo giorno ancora peggio: l'addome era gonfissimo. Il terzo giorno la situazione precipita: l'addome era come un tamburo, dalle anche fino al petto. Comincia ad affogare, io segnalo la situazione ma tutti si ostinano a non voler fare un'ecografia: per i medici l'operazione era andata bene e mio padre si sarebbe rimesso".

Aldo Rugani vent'anni prima ebbe un intervento al cuore e secondo il parere dei medici, lo stato attuale del paziente era dovuto probabilmente a quello. Viene chiamato il cardiologo, il quale lo visita e non riscontra nessuna anomalia, e anzi, è stato proprio il cardiologo a scrivere nella cartella medica: Si consiglia ecografia urgente per scongiurare complicanze post operatorie. La stessa cosa che il giudice, in seguito nella sentenza, ha ben evidenziato: il fatto che il reparto di cardiologia invitasse caldamente chirurgia ad eseguire i dovuti controlli.

"Nonostante tutto, l'ecografia ancora non la effettuano - prosegue Lara - perché ad un tratto, ipotizzano che si possa trattare di un'embolia polmonare, patologia che non verrà riscontrata dalle visite. Soltanto dopo aver visto l'esito, finalmente viene effettuata un'ecografia a mio padre e si accorgono, a quel punto, che l'addome è pieno di liquidi. Gli avevano perforato l'intestino durante l'intervento ed era in peritonite da tre giorni". L'uomo viene subito portato in sala operatoria, è mezzanotte; alle cinque del mattino il medico riferisce ai familiari che Aldo Rugani è in rianimazione. "Ci hanno detto che la peritonite era talmente estesa che c'erano poche speranze per lui, - spiega la figlia - ha poi lottato dieci giorni in rianimazione e dopodiché non ce l'ha fatta".

Ma ancora ad oggi, Lara Rugani, una spiegazione non riesce a darsela: "Ci sta la complicanza del primo intervento, poiché ogni intervento è in sé un rischio, è il fatto di non aver voluto controllare che ci fosse stato questo fatale errore che ha portato ad uno choc settico".

Dopo la morte di suo padre, all'età din 69 anni, Lara si reca al tribunale del malato e insieme al suo avvocato, Rossella Sclavi, optano per una causa civile, anche se ci sono voluti già sei anni per arrivare alla prima sentenza, che ha visto dare la massima ragione alla famiglia Rugani e dalla quale emerge che: il giudice, sulla base di quanto appurato dalla perizia fatta eseguire dal medico legale, ha rilevato una vera e propria responsabilità del personale medico ed infermieristico nella morte del sig. Rugani Aldo, non solo per aver mal eseguito l'intervento, ma anche per il ritardo con il quale è stata accertata l'intervenuta complicanza non avendo vigilato con la dovuta cura sulle condizioni del paziente, e avendo inoltre errato nel posizionamento del drenaggio. 

"In questi giorni l'avvocato ha notificato una sentenza di condanna della ASL - conclude Lara Rugani - che ha 30 giorni per decidere di fare appello, e poi ci sono da tenere in considerazione i tempi del risarcimento, altra bella incognita". 


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