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Cronaca

Giovanni Barco, il professore che sogna di ridare speranza a chi non ha più niente da sperare

domenica, 26 marzo 2017, 16:20

di marco materassi

Metti che ricevi una telefonata dal direttore che ti dice: guarda c'è un convegno a Pisa, in cui faccio da moderatore e ho bisogno di te". Chiedi di cosa si tratta, pensando che si parli o di economia o di sport, argomenti dove chi scrive ha una certa dimestichezza e conoscenza, e invece quando ti arriva l'invito scopri che si tratta di un convegno che tratta di un nuovo metodo di cura per gravi malattie attraverso l'utilizzo dell'ossigeno poliatomico liquido, più semplicemente conosciuto con l'acronimo di OPL, e chi parlerà di questa nuova terapia è il prof. Barco. 

Ovviamente tu non sai nulla di OPL e né, tantomeno, conosci (e me ne scuso) il professor Barco, quindi per prima cosa leggi qualcosa e ti documenti. Non ci capisci un granché, anche per il tuo percorso scolastico, ma sei incuriosito e poi non puoi dire di no al direttore, quindi penna, block notes e vai. Sei preoccupato, in auto pensi a quali domande fare, ma più che altro pensi a non fare "figurette", e invece quando arrivi nella sede del convegno, e ti concedano dieci minuti per parlare con il professore, tutti i timori spariscono.

Perchè lui ha la capacità di rendere facili e comprensibili le cose che dice, pur trattandosi di argomenti difficili e specifici, ma più che altro perchè ti dice le cose che tu vorresti sentirti dire. L'argomento non è dei più leggeri, perchè si parla di neoplasie, di carcinomi, in parole povere di tumori, e purtroppo in molti casi, come il mio, sono in tanti che hanno avuto a che fare  per un parente, un amico, un conoscente con questa maledetta "bestia".

Ti racconta di una scoperta degli anni '30 fatta dal dottor Warburg, insignito per questa del premio Nobel che individuò come differenza fondamentale tra cellule sane e cellule cancerose, la diversa velocità del flusso della glicolisi. Una scoperta che poi, prima a causa dell'origine del suo scopritore (Warburg era tedesco, e dopo la guerra chi era tedesco non era visto di buon occhio), poi per la mancanza di adeguata tecnologia, non fu approfondita.

Il prof Barco, invece, ha approfondito tale scoperta, ed è grazie all' Opl che oggi possiamo dire che si apre una nuova finestra sul mondo sanitario. Una scoprta che valorizza e rende utilizzabili gli ossidanti, cosa che invece in tanti casi, in tante cure non vengono presi in considerazione se non, addirittura, considerati nocivi. Non vogliamo soffermarci sul fatto che spesso grandi interessi economici siano dietro alla scelta di intraprendere una terapia, quindi produrre e vendere un prodotto anzichè un altro così come non è sempre detto che il solo fattore economico sia quello discriminante. C'è, tuttavia e come ha spiegato il professor Barco, anche una certa diffidenza del "mondo medico tradizionale" a valutare l'impatto della somministrazione dell'Opl in certi malati. 

Le cure che vengono praticate dal professor Barco grazie alla somministrazione di ossigeno poliatomico liquido per via endovenosa non vogliono sostituire le tradizionali chemioterapie, ma, indubbiamente e come dimostrano i dati, sono ad esse complementari e in grado di alleviare o ridurre gli effetti e le conseguenze che spesso la chemioterapia provoca.

Barco non è un "guaritore", non fa "miracoli" è solo uno studioso che, grazie al suo lavoro, ai suoi costanti studi sta cercando di dare una speranza in più a chi soffre. Un lavoro incessante, spesso h24, un lavoro che ha alle spalle, come spiegato negli interventi dell'architetto Giancarlo Affatato general manager del Barco Group, e di Francesco Pellati, presidente di O.S.P. (obiettivo sistema paese, un pool di 40 aziende che hanno affiancato nelle ricerche il Gruppo Barco), tanta gente, tante energie, tante sinergie per far sì che questo nuovo metodo sia sempre più conosciuto e utlizzato.

Prima di lasciarmi per andare al convegno, Barco dice "voglio sdoganare gli ossidi e lo farò". Il suo è un tono deciso, fermo, di chi sa cosa vuol fare e dove vuole andare. Basta poco per capire che è sulla buona strada, basta solo ascoltare i tanti pazienti in cura dal professore e venuti a Pisa da tutta Italia, per capire non solo chi sia il professore, ma, soprattutto, che cosa ha fatto loro restituendogli la fiducia e la speranza. Spesso la medicina tradizionale e istituzionale abbandona il malato quando arriva alla convinzione che non c'è più niente dare quando, cioè, come ha ben spiegato il dottor Carmine Amato, chirurgo e collaboratore di Barco. Bene, è anche e, soprattutto, in quei momenti che i pazienti, spesso, si affidano alle cure di Barco riuscendo a trovare, se non la guarigione completa, frequentemente una riduzione o un blocco del male o, comunque, un miglioramento che consente di morire con dignità: "Sì, perché tra morire in un letto senza coscienza e morire, magari, dopo lo stesso periodo, per un male incurabile, ma al volante della propria auto e con dignità, c'è una grande differenza".

https://youtu.be/5zkjePYIni8


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