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Cronaca : esclusiva

Caso Madia, parla Pammolli: "Era il relatore, non il direttore, a dover supervisionare l'allieva nella preparazione della tesi"

mercoledì, 12 aprile 2017, 15:48

di aldo grandi

Fabio Pammolli, 52 anni, nato a Lucca, sposato, padre di tre figlie, ex direttore di Imt dal 2005 al 2012, attualmente professore di Economia e Management al Politecnico di Milano. E' stato il primo direttore dai tempi della fondazione della scuola. Riservato, assolutamente, a suo dire, svincolato dai circoli della politica qualunque essa sia, cresciuto e affermatosi non per raccomandazioni, ma per meriti e sudore, Pammolli aveva osservato, fino ad oggi, un silenzio dovuto alla convinzione che la questione relativa al ministro Marianna Madia e alle accuse da cui è stata investita, cautela in ogni fase di giudizio fino a quando non sarà messa la parola fine a tutta la vicenda. 

Pammolli ricorda bene la studentessa laureata Madia di cui è stato Tutor, ma specifica anche che in quel periodo di inizio attività, la scuola era alle prese con i classici problemi che caratterizzano ogni inizio di impresa. Per di più ricpriva il ruolo di direttore, un ruolo svincolato, da sempre e per volontà precisa, da ogni intervento di carattere associativo rispetto al lavoro svolto dal relatore/advisor. Un punto importante questo, diremmo cruciale. Pur senza voler entrare nello specifico delle accuse di plagio rivolte al ministro per il suo lavoro, Pammolli tiene a distinguere le due figure del relatore, il professor Rodano e quella del direttore cui spetterebbe soltanto una responsabilità formale e non diretta né di sostanza.

Di sicuro Fabio Pammolli non si nasconde dietro un dito, ma ha dichiarato di essere pronto e, anzi, di non vedere l'ora di essere ascoltato dalla eventuale commissione che dovesse essere costituita dalla stessa Imt o dal Miur per far luce sulla diatriba.

La scuola Imt è, indubbiamente, sotto tiro, anche da parte di altre scuole, a Pisa per esempio, i cui direttori non hanno lesinato critiche al modo di gestione della scuola lucchese. C'è in ballo un titolo di prestigio che Lucca si era conquistata a fatica, ma che qualcuno, indubbiamente geloso, sta cercando di portarle via. Non ci voleva questo scivolone da parte dell'istituto che deve assolutamente fare chiarezza. Pammolli sarà ascoltato, ma il problema, ora, è quello di accelerare i tempi per poter individuare subito le responsabilità. La scuola, a quel che si può capire, ritiene di essere, casomai, stata vittima nella vicenda.


Perché ha scelto di parlare solo ora per la prima volta a livello nazionale e perché proprio con la Gazzetta di Lucca?


Ho scelto di parlare solamente adesso e di farlo in termini definiti e circoscritti perché mi è parso - e continuo a ritenere - doveroso e rispettoso, innanzitutto nei confronti della Scuola, rimanere in silenzio a seguito degli ultimi eventi. Penso, infatti, che sia la Scuola, nella sua autonomia, con i suoi organi di governo, a dover attivare le procedure istruttorie e costituirsi, anche in autotutela, per accertare la fondatezza delle accuse, avvalendosi di pareri indipendenti, nel rispetto della normativa di riferimento. Per quanto mi riguarda ho, fin dall'inizio, comunicato alla Scuola la mia completa disponibilità, nell'ambito di quelle attività, ad essere audito per quanto di mia competenza all'epoca.

Innanzitutto una domanda propedeutica anche alla luce di quanto è stato, o non è stato, detto e scritto in questi giorni: chi è Fabio Pammolli?


Mi sono diplomato tanti anni fa al liceo classico Machiavelli di Lucca, mi sono laureato all'Università di Pisa, sono stato allievo del corso di perfezionamento presso la Scuola S. Anna sempre di Pisa, e, poi, dopo un periodo di studio negli Stati Uniti, sono diventato ricercatore all'Università di Siena e, poi, professore all'Università di Firenze. Infine iniziai l'avventura di Imt.

Lei è stato il primo direttore di Imt alla sua fondazione: non era, all'epoca, se non una scommessa divenuta, oggi, una realtà di eccellenza: un po' di merito sarà anche suo?


Io ringrazio ancora oggi tutti coloro, a iniziare dai rettori delle Università promotrici e dalla comunità lucchese, per avermi consentito di lavorare a un progetto così importante per la città in cui sono nato.

Perché, se può dircelo, è venuto via e proprio quando la Scuola ha raggiunto l'apice dell'eccellenza?


Perché ho ritenuto sano, per me come studioso e per la Scuola come istituzione, concludere una esperienza avendo completato quello che fu il mandato affidatomi. E' sempre importante, a qualunque età, specie nel nostro mestiere, una concluso il proprio compito, sapersi distaccare, lasciare ad altri il compito di costruire, rimettersi in gioco e affrontare la vita.

La vicenda del ministro Marianna Madia l'ha gettata in pasto alle cronache nazionali. Come ha accolto tutta questa vicenda?

Con sorpresa e, poi, con serenità, in attesa che la Scuola, come ho auspicato fin dal primo momento in questa vicenda, completi tutte le azioni necessarie ad acclarare i fatti. 

Lei è stato il tutore della giovane parlamentare. Che tipo di studentessa era?


Come le ho detto in apertura, non mi riferirò qui agli aspetti specifici del lavoro di tesi, per le ragioni che le ho esposto. Ricordo che era tra i ragazzi che entrarono nel primo ciclo del dottorato della Scuola, nell'anno accademico 2004-5. Era un dottorato multidisciplinare in Economia, Istituzioni e Mercati. I colleghi che erano nella commissione nella selezione degli allievi ebbero un ottimo giudizio. L'allieva superò, poi, tutti gli esami che erano previsti e si orientò poi al suo lavoro di tesi sul mercato del lavoro, il tema che l'appassionava. Rammento che era benvoluta dagli altri studenti. 

Ma quele fu il suo ruolo di tutor?

In quei primi anni, mentre cercavamo di costruire le fondamenta amministrative e scientifiche della scuola, il tutor, scelto tra coloro che erano più coinvolti nella vita dell'Istituto, aveva il compito di indirizzare l'allievo nei suoi studi, mentre una seconda figura, quella del relatore/advisor, aveva il compito di supervisionare l'allievo nella preparazione del lavoro di tesi. Personalmente, di fronte all'entità dell'impegno di direzione di una Scuola che andava costruita, e per tutta la durata del mio mandato, ritenni opportuno non assumere, mai, la responsabilità associata al lavoro di relatore.

Lei si sente chiamato in causa da questa vicenda?

Come direttore della scuola ho avuto la responsabilità della correttezza delle procedure di valutazione e di concorso per diverse centinaia di allievi, ricercatori e docenti. Una responsabilità, questa, inerente al ruolo. Proprio per questo, riterrei altamente inopportuno esprimere qualunque giudizio in merito, al di fuori del percorso che ho additato e suggerito rispondendo alla sua prima domanda.


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