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Cronaca

Agitalia, stop con l'invenzione dei titoli di credito ritrovati dopo decenni

martedì, 14 novembre 2017, 18:21

di aldo grandi

Da tempo immemore la nostra redazione riceve - e non è la sola - notizie di improvvisi ritrovamenti di titoli di varia natura o anche libretti a risparmio vecchi di decenni rinvenuti, quasi per magia, in cassetti o soffitte. Agitalia, pseudoassociazione che dice di occuparsi della salvaguardia e della tutela dei risparmiatori, chiede di poter pubblicare le notizie fornendo anche fotografie del titolo di credito e, spesso, oltre che alle iniziali, aggiunge anche nome e cognome. E' accaduto così anche per la suora ultracentenaria abitante a Lucca in via Elisa, peccato, però, che fosse una bufala di prima categoria.

Oggi, ancora una volta, la redazione ha ricevuto la seguente notizia che pubblichiamo: 

Spett.le Redazione,

come da accordi, si allega quanto segue unitamente a copia del buono rinvenuto (il secondo da lire 5milioni è stato già riscosso) e copia della diffida.  

Questi brevemente i fatti. Cominciamo con una premessa.

Il 31 dicembre 2016 sono scaduti i buoni postali fruttiferi ordinari di durata trentennale emessi dal 1 luglio 1986 al 31 dicembre 1986 (serie Q/P). Tali buoni possono recare sul retro un timbro a secco con rendimenti fino al 20esimo anno diversi rispetto a quelli originari. Tale timbro si sovrappone alla tabella di rendimento stampata sul buono.

Diversi giudici di merito (ex multis Tribunale Bergamo, sentenza nr. 1788/2016), l’Arbitro Bancario Finanziario (ex multis decisione n. 38/12 e n. 315/11), nonché la Corte di Cassazione (ex multis  Cass. Civ. Sezione 1 16/12/2005 n. 27809 e Cass. Civ. Sezioni Unite n. 13979/2007) hanno affermato la prevalenza delle condizioni riportate sul titolo ed accettate dalle parti rispetto a quelle dettate dal DM del Tesoro 13/06/1986 (Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1986, n. 148) e applicate da Poste Italiane nella liquidazione di detti buoni.

Ciò comporta che i risparmiatori hanno diritto alla liquidazione in base ai rendimenti indicati sul timbro i quali possono essere superiori rispetto a quelli previsti originariamente dalla tabella stampata sul buono.

Suggeriamo ai risparmiatori che volessero in ogni caso riscuotere il buono, di apporre sulla dichiarazione liberatoria la precisazione che “l’importo viene riscosso con espressa riserva di una verifica che lo stesso sia correttamente liquidato e dunque a titolo di acconto sulla maggior somma che si ritiene dovuta”.

Al momento, stante le resistenze di Poste, si può scrivere ad agitalia@virgilio.it per ottenere informazioni gratuite sulle modalità per ottenere il rimborso dei buoni postali. 

Questa la vicenda attuale.  

Si è rivolto alla nostra associazione la Sig.ra Giovanna L., classe 1914, originaria di Bergamo ma residente a Lucca.   

Tutto nasce a metà giugno quando l'anziana,  rovistando in un cassetto, trova due buoni postali (allegato 1) intestati alla sorella Gaetana (deceduta), ciascuno del valore nominale di 5 milioni di lire.  

Un amico di famiglia dell'anziana si è recato all’Ufficio postale dove gli è stato fatto un conteggio del primo buono postale (il secondo è stato già riscosso) dalla data di emissione alla data del “ritrovamento” , con un conguaglio totale di euro 27.500,00 offerto come rimborso.  

In realtà ad un più attento esame dei buoni con i relativi tassi di interesse riportati sulla parte posteriore ci si rende conto che la somma offerta dalle Poste è quasi la metà di quella alla quale avrebbe diritto il risparmiatore.

Abbiamo pertanto provveduto a far contabilizzare i buoni da un nostro Commercialista ed è risultato un valore attualizzato di oltre 50mila euro alla data della diffida. 

Per quanto concerne la problematica della prescrizione, i titoli in questione non sono affatto prescritti. Infatti al termine “naturale” di 30 anni stabilito per il rimborso, vanno aggiunti i dieci anni di prescrizione ordinaria. I dieci anni, inoltre, non decorrono immediatamente dal giorno successivo alla scadenza del trentesimo anno ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto. 

 

Peccato che non ci sia stato nessun accordo con colui o coloro che hanno inviato la mail. Ci insospettiamo e, così, telefoniamo al numero della persona in calce, il quale ci invita prima a telefonare verso le 18 di oggi, poi, a una seconda chiamata non risponde e, infine, alle 18.28 chiama lui dicendoci se possiamo risentirci domani mattina poiché bisogna che prima senta la donna che avrebbe, è bene precisarlo, 103 anni. 

Ci viene anche inviato un allegato a nome di uno studio legale delle Marche, Ascoli Piceno, che risulta non più esistente nonostante sia tutt'ora inserito nell'albo degli avvocati della provincia. Lo stesso studio parrebbe avere riavuto vita a Roma, ma all'indirizzo in oggetto non corrisponde alcun contatto telefonico.

Poi scopriamo che il 14 gennaio 2015 un collega, Pietro Barghigiani, serio, preparato e in forza da sempre al Tirreno - per molti anni corrispondente da Capannori - aveva pubblicato un articolo sull'edizione di Pisa in cui dimostrava, dopo una inchiesta rigorosa, che la storia dei libretti improvvisamente ritrovati altro non era se non una colossale bugia. 

http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2015/01/14/news/agitalia-la-fabbrica-delle-bufale-1.10666866

 


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