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Cronaca

Una nuova tecnologia vincente per l’antincendio

sabato, 20 aprile 2019, 18:56

di vittorio lino biondi

Il devastante incendio della Cattedrale di Parigi ha avuto effetti distruttivi su più di un terzo della intera infrastruttura storica. Questo per l’impossibilità tecnica e operativa da parte dei Vigili del Fuoco di aggredire efficacemente l’incendio stante l’elevata altezza e complessità architettonica della infrastruttura; altri fattori hanno certamente contribuito a che si sviluppasse la potenza distruttiva del fuoco, il forte vento, la centralità del sito e quindi la complessità di accesso dei mezzi di soccorso, le elevatissime temperatura in gioco dovute alla combustione di legname secco, ( non trattato…!?); similmente, sul territorio nazionale, assistiamo quasi settimanalmente al preoccupante innalzamento di incendi boschivi con effetti di impoverimento del patrimonio naturale, assolutamente preoccupante.

Questi incendi devastanti sia boschivi sia infrastrutturali, e la loro complessità e difficoltà gestionale per il rapido spegnimento, stimolano a ricercare e sviluppare una nuova tecnica di approccio agli incendi di grandi dimensioni. Anche per combattere il preoccupante malcostume di coloro che a volte…,sono destinati a spegnerli e che invece, soventemente , vengono individuati come gli autori proprio dei focolai iniziali. 

Vedere le devastanti immagini in diretta del disastroso incendio, con il crollo della guglia centrale, ed ascoltare l’impotenza degli operatori è sconcertante; similmente qui a Lucca, abbiamo visto i Canadair e gli elicotteri sorvolare nei giorni scorsi ripetutamente la Valle del Serchio, le Pizzorne, per andare a sganciare acqua sui boschi tra Lugliano e Benabbio. 

A questo si aggiunga anche il poderoso sforzo economico che un paese deve sostenere; il costo di un ora/volo di un Canadair è di circa 15.000 € , mentre un elicottero con il secchione costa un po’ meno, 5/6.000 €. Una giornata tipo come quelle passate, che ha visto l’impegno di due Canadair e un paio di elicotteri costa non meno di 300.000 € ( poi ci sono le squadre di terra!)! per tre giornate si arriva al milione di Euro.

Teniamo conto che di Canadair in Italia, ne abbiamo una ventina, ma operativi sono 12, e altrettanti elicotteri; tutto questo ha un costo ENORME, sul bilancio dello Stato. E spesso non è risolutivo, come si è visto!

Peraltro, proprio in circostanze di incendi ad infrastrutture confinate come la Cattedrale e con elevate altezze, l’intervento dei mezzi aerei ( ad ala fissa e rotante) appare complesso e estremamente rischioso per gli operatori stessi ( piloti e specialisti di bordo) e le strutture circostanti, tanto che non è stato richiesto e quindi l’incendio è proseguito per tutta la notte operando con le tecniche normali (attacco da terra). 

L’intervento degli elicotteri e degli aerei antincendio è in tutti i casi del tipo: “ad altissimo rischio”. 

https://www.youtube.com/watch?v=tJUSvhv2w-w 

E’ appena il caso di ricordare che nel Marzo del 2005 un Canadair è caduto su una villetta a Vittoria Apuana ( MS) e sono morti i due piloti che avevano effettuato una manovra disperata per cercare di evitare l’abitato! E purtroppo molti altri incidenti sono avvenuti nel tempo. 

La condotta di missioni anti-incendio implica un grandissimo impegno ad entrambi i piloti in quanto si tratta di una attività aerea estremamente complessa sotto tutti i punti di vista.

L’intervento di un vettore pilotato espone l’equipaggio ad un rischio altissimo; basti pensare che in pochi secondi il baricentro del veivolo ( per effetto dello sgancio di 6.000 lt/kg di acqua !!! ) passa da un punto “x” ad un altro “Y” totalmente diverso, con conseguente cambio di assetto, e la situazione dinamica del volo cambia bruscamente! Si aggiunga l’effetto di nebulosità dovuto al vapore che sale, alle potenti correnti termiche derivate dal calore, al pericolo dei cavi elettrici ( molti piloti sono morti proprio per questi ultimi) ed il quadro comincia ad apparire nella sua drammatica realtà! Per gli elicotteri è la stessa cosa, basti pensate al pericolo effetto dinamico “pendolo” di un carico appeso e rapidamente sganciato…

Peraltro lo sgancio di grossi quantitativi di acqua concentrati ( parliamo di tonnellate…!) può ulteriormente aggravare la situazione su infrastrutture delicate e snelle, come il caso della Cattedrale. 

Comunque, in tutti i casi, va tenuto di conto che la battaglia contro il fuoco si vince attaccando “da terra”; come dicono gli inglesi, “Boots on the ground”, come in battaglia, perché alla fine un incendio è una vera e propria battaglia, e come tale si affronta e si vince con più “assetti” di intervento combinati e integrati tra loro, che contribuiscono sinergicamente a vincere l’incendio. 

E’ necessario quindi intervenire con una strategia “globale” che aiuti/agevoli le truppe di terra ( Vigili del Fuoco, Forestale-operatori V.A.B. ecc.) a risolvere il più rapidamente e efficacemente possibile la situazione, evitando l’innalzamento del livello di rischio – rappresentato dall’utilizzo dei vettori aerei con pilota e secondo a bordo.-

Tra queste strategie, ad esempio una delle tattiche operative per gli incendi boschivi è messa punto alla Regione Toscana che è all’avanguardia in questo settore. Si tratta della cosiddetta tecnica “ F.P.” ( Fuoco Prescritto), che è un semplice “incendio controllato, una lingua di terreno precedentemente bruciata per sbarrare l’avanzata del fronte di fuoco: in sintesi un “fuoco contro fuoco”! Quando il fronte di incendio raggiunge una zona precedentemente “bruciata” artificialmente e spenta, si arresta per mancanza di “combustibile

In tutti i casi è determinante il fattore “tempo” di intervento, specie quando il combustibile in parola è il legno, estremamente infiammabile!

 

Una Nuova frontiera

 

Lo scopo di questo studio è presentare una nuova procedura operativa in tal senso. In tal senso, assieme al titolare della ditta “DIEGO FUOCHI DI ARTIFICIO” noto pirotecnico specialista della Valle del Serchio, stiamo sviluppando un progetto iniziale di una doppia tecnologia combinata, che è finalizzata a:

 

  • innalzare moltissimol’efficacia operativa;

  • abbassare significativamente i costi operativi;

  • annullare il livello di rischio per gli operatori !

 

Si tratta dell’impiego combinato di un “drone” telecomandato che rilascia sul punto di incendio una serie di “artifizi antincendio”!

 

E’ nota da tempo e conosciuta, anche se non utilizzata sul nostro territorio, l’efficacia degli artifizi pirofughi di bassa potenza per la soppressione degli incendi; l’onda d’urto della deflagrazione allontana rapidamente l’ossigeno dal punto di fuoco ( Onda Diretta), e questo determina la rapida estinzione (temporanea) dell’incendio, perchè viene a mancare uno dei tre elementi FONDAMENTALI del “triangolo del fuoco”, composto come noto da “combustibile, ossigeno, calore”, in questo caso l’onda diretta sposta l’ossigeno che alimenta la combustine portando rapidamente allo spegnimento.

 

L’immediato intervento di personale operatore da terra per il soffocamento e l’abbassamento della temperatura con idranti e mezzi di soffocamento, spegne completamente l’incendio e risolve la situazione in sicurezza, avendo allontanato le fiamme fornendo un tempo tecnico ( delay) di intervento. I

In tutti i casi, ripetiamo, è necessario sempre intervenire, successivamente, da terra per risolvere definitivamente l’incendio “ “Boots on the ground”. Ma un conto è intervenire su un incendio che ha passato il cosidetto “flash over”, cioè alla massima potenzialità, un conto è intervenire su pochi focolai residui!

 

 

Il nuovo sistema operativo che stiamo progettando, prevede l’impiego di un “drone” ad ala rotante, di derivazione “militare” impiegabile con la nuova tendenza del “DUAL USE”, impieghi reversibili anche per esigenze di Pro.Civ. che rilascia, similmente ad un bombardiere sul punto di fuoco una serie di “artifizi ad uso pirofugo”, con bassa carica deflagrante e un contenuto di Bicarbonato di Calcio o altro materiale a effetto soffocante/estinguente.

Gli “artifizi ad uso pirofugo” sono estintori molto particolari: la loro azione sfrutta:

  • dapprima un effetto meccanico, prodotto dall’esplosione, tagliando la fiamma;

  • si ottiene quindi un’azione di soffocamento sul combustibile creata da bicarbonato di calcio o altra polvere con cui la bomba è stata caricata. Azione isolatrice.

  • il rapido spostamento d’aria (onda diretta) con eliminazione del comburente -formazione di atmosfera priva di ossigeno per allontanamento dello stesso.;

 

Giusto per fare un esempio pratico questi artifizi pirofughi erano già stati sperimentate efficacemente già dagli anni ’30 addirittura!

 

Una ditta italiana produceva la “Bomba Pirofuga X”-si trova in rete un filmano in b/n che illustra efficacemente la sua grande potenzialità estinguente e soprattutto, la grande sicurezza di impiego !

https://www.youtube.com/watch?v=tJUSvhv2w-w

 

Nel filmato si vedono chiaramente i Vigili che la tengono in mano e lo scoppio non coinvolge in nessun modo il personale, essendo costruita con...cartone (!) che si lacera e si brucia al momento dello scoppio!

Non vi sono parti meccaniche e tutto il materiale è assolutamente “ecocompatibile”, essendo di fatto cellulosa, bicarbonato e polvere nera ( salnitro, carbone e zolfo!), che si deposita sulle fiamme soffocandole dopo aver allontanato l’aria e quindi il comburente e dando il tempo tecnico di intervento agli operatori per il successivo ingresso per lo spegnimento definitivo da terra. 

 

drone+artifizio pirofugo

 

E’ ipotizzabile l’impiego di questa doppia tecnologia combinata - drone+artifizio pirofugo - da “remoto”, da lontano, quindi senza alcuna esposizione umana !

 

In tal modo quindi il relativo livello di rischio è uguale a ZERO per gli operatori!

E’ possibile operare da una qualsiasi superficie libera adiacente al fronte di fuoco; basta un campo sportivo, un parcheggio dove posizionare il drone e il relativo equipaggiamento di artifizi da sganciare, con il pilotaggio da un qualsiasi “palmare” che consente al pilota, sotto la direzione operativa del Direttore Operativo Anti Incendio Boschivo ( D.O. A.I.B.) o del Comandante Operativo terrestre, di rilasciare a comando, una serie di artifizi estinguenti senza la minima pericolosità!

 

Addirittura sarebbe pensabile e ipotizzabile un “servizio antincedio areale”, a livello regionale, con interventi guidati via satellite che autonomamente fanno partire l’unità equipaggiata per posizionarla perfettamente nel punto richiesto.

Appena devastato/scompaginato dall’alto il fronte di fuoco, le squadre di terra possono intervenire per estinguere manualmente i focolai rimasti e perfezionare l’opera di soffocamento- boots on the ground.

 

Per questo abbiamo pensato all’impiego di un drone “pesante” di tipo militare ad ala rotante, per una serie di motivi operativi, il primo è il concetto “Dual use”, e tra gli altri;

la possibilità di operare in maniera “puntiforme” localizzando non dinamicamente, ma stabilmente, perfettamente il bersaglio di fuoco, che con una telecamera può essere visto dall’operatore remoto a terra; un aereo non può farlo, perché non potrebbe operare da fermo, in “hovering”.

 

Tra i droni disponibili sul mercato, ad esempio il gruppo “Leonardo” ha presentato a Pisa, recentemente un drone chiamato “Awhero” che porta un carico utile di oltre 80 kg. Un artifizio pirofugo ha un peso variabile da 3 etti a 1 kg, quindi il drone potrebbe portarne molti in un unico volo; le operazioni di rifornimento, a differenza degli aerei e degli elicotteri che rilasciano acqua, sono enormemente semplificate e velocizzate, potendo rifornire a “piè d’opera” con una soluzione in kit modulari da agganciare sotto il drone; un Canadair deve necessariamente raggiungere una superficie lacuale o marina ( sempre che il mare sia calmo…), e un elicottero ha necessità di attingere da vasche che devono essere sempre manutenzionate e alimentate !!!

Inoltre queste zone di rifornimento devono essere necessariamente “presidiate” da motovedette ecc...

Un drone di “derivazione militare“ è studiato per operare in condizioni operative “pesanti”, presenza di forti turbolenze, venti caldi, presenza di detriti in aria, senza che questi fattori possano inficiare il suo volo.

I costi di impiego sono molto più contenuti, potendo essere trasportato in vicinanza “sicura” del fronte di fuoco e operando ripetutamente, rapidamente e soprattutto in assoluta sicurezza, in quando il personale che opera NON è a bordo!

 

E’ opportuno precisare e evidenziare che in questi incendi “la rapidità di intervento” in questi incendi è DETERMINANTE; il tempo di volo ad esempio da Torre del Lago a Lugliano ( LU) è di 15 minuti, per uno sgancio e dopo ne occorrevano altrettanti per tornare carichi! Con il “drone” si parla di pochi minuti per reiterare lo sgancio degli artifici che soffocano!

Pensiamo alla difficoltà e ai tempi estremamente ristretti dell’incendio della Cattedrale! Determinante la rapidità per salvare la struttura, e che potrebbe essere conseguita con l’impiego di droni, che in maniera assolutamente sicura ( senza pilota !) sganciano gli artifizi che scompaginano e diminuiscono significativamente il fronte di fuoco consentendo ai Vigili l’ingresso per il successivo spegnimento da terra.

Negli anni ’90 l’Ing. Esplosivista Danilo Coppe aveva già sperimentato l’impiego di questi artifizi, in un apposito poligono, con elevato margine di successo. La nuova idea, che “abbina” l’impiego di un drone che lancia sul fronte del fuoco questi artifizi, appare enormemente migliorativa rispetto alle attuali tecniche.

 

Gli artifizi pirofughi sganciati, sono composti da materiale assolutamente ecocompatibile e biodegradabile, già presenti in natura, e non di sintesi artificiale, e quindi NON INQUINANTI!

 

Cellulosa, salnitro, carbone, zolfo e bicarbonato, NON hanno nessun effetto inquinante sul terreno sottostante ( sono tutte sostanze già presenti in natura!); anche in caso di mancato funzionamento ( impossibile per le elevate temperature in gioco…) l’artifizio non bruciato non costituirebbe nessun pericolo successivo, in quanto altamente igroscopico e di dissolubilità totale già con la rugiada della notte, figuriamoci con l’acqua antincendio successivamente erogata! L’effetto di urto meccanico sulle infrastrutture è pari a zero, essendo molto limitato e locale, ed in tutti i casi si opera su un punto di incendio già devastato.

 

Al momento la contorta e complessa legislazione italiana ( risalente agli anni ‘30 !) ha “frenato” l’impiego operativo di questo materiale; di fatto si tratta di artifizi cosiddetti di libera vendita, a basso caricamento, e che presentano una assoluta sicurezza e facilità di uso; basta vedere il filmato per rendersi conto della facilità e potenza operativa del mezzo estinguente.

Sul libero mercato già si trovano alcune ditte straniere che producono oggetti similari, di impiego ordinario, addirittura domestico.

L’ing. Danilo Coppe, il massimo esplosivista italiano, aveva negli anni ’90, effettuato in un apposito poligono, già delle efficaci sperimentazioni degli artifizi pirofughi, rimaste senza ulteriore seguito per l’ingolfamento burocratico…

Con il nostro team progettuale stiamo valutando, per la realizzazione su scala di nuovi modelli di artifizi pirofughi, l’impiego in senso migliorativo di alcuni prodotti della industria cartaria, che offre materiali di cellulosa assolutamente ecocompatibili, e la successiva possibilità legale e commerciale di impiego di questi “artifizi pirofughi”, che con l’ultima legislazione europea viene ampiamente accettata.

Sono di fatto degli artifizi simili agli accenditori degli “Air bag”, piccole cariche a basso potenziale che possono essere usate facilmente e senza competenze specialistiche alcune. Questi ultimi sono addirittura inseriti nelle nostre auto ormai diffusamente!

 

Sarebbe auspicabile che le Istituzioni potessero rapidamente valutare questa nuova idea operativa, cioè l’impiego combinato di un “drone munito di artifizi pirofughi” che eliminerebbe principalmente il rischio umano, innalzerebbe la velocità di spegnimento, e ridurrebbe i costi gestionali. Uno studio magari fatto da un Istituto di studi superiori potrebbe accellerare l’impiego di questa nuova tecnologia risolutiva!

 

 

 

Vittorio Lino Biondi è un esperto esplosivista militare, già Membro titolare della Ex-Commissione Permanente Materie Esplodenti della Prefettura di Lucca per oltre 25 anni.

Qualificato Artificiere Capo e Istruttore di Bonifica ordigni esplosivi, ha una lunga esperienza nel settore specifico.

Ha operato in missioni in Libano, Somalia, Bosnia-H, Kosovo, Albania, Irak, Afghanistan.

Ha tenuto conferenze e seminari sulla tematica.

 

 


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