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Cronaca

L'intervista a monsignor Giulietti un inno alla libertà d'espressione

martedì, 18 giugno 2019, 21:29

di oriano de ranieri

Un inno alla libertà d'espressione, un dialogo franco e sincero che nonostante tutto si svolge tra l'intervistatore l'amico e collega di lunghi anni Aldo Grandi e l'arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti che non ha esitato a rispondere anche alle domande più scomode nell'intervista alla "Gazzetta di Lucca".

Nel successivo commento Grandi tra l'altro dice che: "le risposte non ci sono piaciute" e si autoaccusa  di non essere stato capace di incalzare e sostiene che le domande: "sono state più insolite delle risposte". Invece, secondo me, tante domande hanno permesso al nostro vescovo di puntualizzare e di affermare alcuni valori cristiani fondamentali.

Aldo Grandi mi conosce bene, siamo stati vicini di scrivania per tanti anni a "La Nazione" di Lucca, abbiamo, gioito, scherzato, sofferto in grande condivisione. Aldo sa che i miei giudizi su tanti aspetti non sono mai stati netti vedendo in diverse situazioni gli svantaggi e i vantaggi, i pro e i contro.

Anch'io a volte sono infastidito da queste "invasioni" di immigrati che spesso si vogliono, in un certo senso, appropriare della nostra vita; in maniera irrazionale coltivo paure latenti nei confronti dello stranieri, ma poi subentra il ragionamento, la considerazione degli eccessi di tanti politici che agitano il problema per fini elettorali.

L'arcivescovo Giulietti ecco che ci richiama ai valori cristiani, messi in sordina e a volte calpestati. Per noi credenti le parole del capo della diocesi sono un richiamo a tenere salda la nostra fede. Aldo sa che non ho mai nascosto la mia religiosità, pur vivendola a volte con tanti difetti. La mia prima esperienza di giornalista l'ho fatta al quotidiano "Avvenire", appartengo ad una famiglia che ha avuto come stretto parente l'arcivescovo Martino Giusti prefetto dell'archivio segreto vaticano. Da anziano mi sono laureato anche in Scienze Religiose.

Sono stato un po' frivolo spesso e portato all'ironia e al disincanto, ma di fronte a certe affermazioni di monsignor Giulietti mi sono riaffiorati tanti valori a volte addormentati e questo lo devo anche alle domande di Grandi. Anzitutto mi è piaciuto il richiamo al Concilio Vaticano II il grande dimenticato e recuperato da papa Francesco che come altri papi non può accontentare tutti. Le sue nomine di nuovi vescovi e cardinali vengano fatte, come hanno fatto altri, sulla base del suo intendere la Chiesa. E' un modo di procedere che sta cambiando il volto delle diocesi italiane e non solo, con le nomine di vescovi "di strada" in grandi città come Palermo, Bologna, Milano e in piccole come Pescia affidata al mio amico Roberto Filippini.

Il Vaticano si disinteressa della politica italiana, è finito il collateralismo per me anche troppo se non c'è più un partito che porti avanti i valori cristiani permettendo ad altri di appropriarsi spudoratamente anche di simboli religiosi ed esibirli nelle piazze.

L'arcivescovo ha sottolineato la questione fondamentale dell'immigrazione dicendo anche che su questo fenomeno noi italiani siamo i meno informati e questo provoca i giudizi sbagliati. Papa Francesco ha detto francamente e realisticamente che il fenomeno va regolato. Sull'accoglienza degli stranieri c'è una immensa pubblicistica e richiami nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Valgono per tutti il brano del capitolo 22 dell'Esodo: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto" e il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: "Ero forestiero e mi avete ospitato".

Se si guarda la storia con l'Islam ci sono stati scontri e incontri, parte della nostra cultura si deve a questo mondo che non è monolitico ma variegato. C'è stato Lepanto, l'assedio di Vienna, in precedenza la distruzione delle antiche diocesi, ma anche la pacifica convivenza in Sicilia e in Spagna e ricordiamoci che il primo traduttore del Corano fu il lucchese padre Ludovico Marracci dell'ordine dei chierici regolari della Madre di Dio in pieno Seicento mentre Vienna veniva minacciata dai Turchi.

Bergoglio viene considerato un eretico basta navigare nella rete per vedere come viene trattato, ma come tutti i Gesuiti e come S.Francesco dialoga col mondo moderno secondo il concilio ecumenico Vaticano II. I Gesuiti furono i fondatori delle reducciones in America Latina, come si narra anche nello splendido film Mission e furono soppressi a metà Settecento perché davano fastidio al potere costituito. Monsignor Giulietti, mi permetto di dire, è seguace di Gesù e del Papa e certo non si offende se viene chiamato segugio come i Domenicani non si offendono se vengono chiamati Domini canes, cani del Signore.


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