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Cronaca

500 defibrillatori in provincia di Lucca, ma in pochi sanno usarli. Le Onlus: "Serve un cambio di rotta"

sabato, 12 ottobre 2019, 17:33

di chiara bernardini

La matematica non è un'opinione. I numeri dei decessi causati da un arresto cardiaco sono troppo alti: è vero il tasso di sopravvivenza a un evento simile sfiora il due per cento, ma raggiunge il 50 se all'improvvisa morte del cuore s'interviene nel giro di cinque minuti. 

Cinquanta per cento e cinque minuti, esatto. Per una società che viaggia a tempo di click dovrebbe essere niente, eppure negli ultimi tre giorni all'elenco delle vittime se ne sono aggiunte altre due. Entrambe nella stessa provincia, Lucca. Entrambe a distanza di poche ore l'una dall'altra. La domanda a questo punto sorge spontanea: "Cosa è accaduto?". Nel senso, siamo tutti bravi a piangere sul latte versato. Ottimi eroi quando le azioni devono compierle gli altri. "L'ambulanza è arrivata tardi" è una delle frasi più abusate di fronte a eventi simili. Tuttavia, se come esempio prendiamo le vittime di giovedì e venerdì scopriamo che la prima, un ventinovenne che giocava a calcetto con gli amici a Lido di Camaiore, è morta in un centro sportivo - luogo in cui è obbligatorio il possesso di un defibrillatore. Il cuore della seconda, invece, si è fermato proprio nei pressi del macchinario che avrebbe potuto - forse, chissà - salvarle la vita. Suo malgrado nessun passante è stato in grado di utilizzarlo. Ecco che la risposta alla domanda si fa un po' più chiara. La maggior parte delle persone non è in grado di usare un defibrillatore, anzi spesso lo teme pensando di provocare più danni che benefici. 

Ingenuamente, però, sbaglia: "È impensabile che siano così pochi coloro in grado di intervenire - spiega Alfredo Banchieri, presidente dell'associazione Onlus Roberto Pardini - Il suo utilizzo è semplicissimo: il collegamento con il 118 è istantaneo, gli operatori illustrano per telefono le manovre a chi in quel momento lo sta usando, poi agisce da solo. Non è necessaria nessuna regolazione manuale, è già impostato sulla carica corretta per permettere al cuore di resistere fino all'arrivo dei soccorsi". Spesso questo le persone non lo sanno, anzi si preoccupano del fatto di poter peggiorare la situazione. Non è così perché "il defibrillatore può solo aiutare" aggiunge Banchieri. Tutto questo, insieme al fatto che troppe volte siamo convinti che per poter utilizzare il salvavita sia necessario possedere un permesso, porta con sé conseguenze irreversibili. 

Che poi è vero, sì, ma fino a un certo punto: "Ci sono dei corsi obbligatori per chi lo possiede, ma stiamo cercando d'incentivarne la liberalizzazione - continua il presidente dell'associazione Roberto Pardini - In America questa c'è già e se qualcuno si trova di fronte a una persona colpita da un arresto cardiaco può, anzi deve, intervenire utilizzandolo. Inoltre è giusto sapere che l'articolo 54 del codice penale tutela le persone sotto l'aspetto legale". Di fronte a tutto ciò diventa meno spaventoso il suo utilizzo, ma è necessario un cambio di rotta. Sotto questo aspetto è determinato Alessandro Raspante dell'associazione Urano di Pietrasanta che costantemente s'impegna nell'educare all'uso del dea: "I fatti accaduti negli ultimi giorni non sono i primi e certamente non saranno gli ultimi se continuiamo a ignorare le conseguenze. Le persone vivono come un obbligo la frequenza dei corsi che quotidianamente organizziamo e non capiscono che invece sono utili per avere una base da cui partire. Per poter salvare una vita". Ci troviamo in una società in cui vige la disinformazione e l'ignoranza, secondo Raspante, dunque "l'ignoranza letterale, ovviamente, il non sapere cosa fare e come agire. La mancanza d'informazione che porta inevitabilmente a conseguenze irreversibili. È fondamentale s'instauri una sensibilizzazione e un'educazione su tutti i fronti per limitare queste tragedie". 

Esistono molte soluzioni al problema. Troppo spesso latenti, ma da sempre di fronte a noi. I numeri inoltre parlano chiaro: "Sono circa 500 i dea sparsi tra la provincia di Lucca e Massa - spiega l'Asl Toscana Nord Ovest - Una copertura che è in costante aumento. Tutti gli impianti sportivi e uno stabilimento balneare su tre posseggono un defibrillatore e sono numerosi anche tra le strade pubbliche, questi ultimi sono disponibili a tutti e per ogni evenienza". 

Corsi, formazione e semplice voglia d'imparare: tutti ingredienti per concretizzare un aiuto reale. Certo non sarà la soluzione al problema e la domanda di partenza rimarrà sempre un po' aperta - nessuno si spiega certe cose e la maggior parte delle volte il destino gioca la sua parte - ricordiamoci, però, che essere informati è un piccolo passo verso un possibile cambiamento.


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