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Cronaca

Incinta al sesto mese spacciava e nascondeva la droga

martedì, 22 ottobre 2019, 12:41

Non erano una associazione a delinquere finalizzata a compiere qualche reato, ma un gruppo, peraltro senza vertici, ben assortito che acquistava droga che, poi, rivendeva a Lucca, in particolare nelle zone di piazza S. Maria, Porta S. Jacopo, in alcuni locali della movida lucchese, al domicilio degli stessi indagati e, persino, con consegne a casa dei clienti. Se, poi, qualcuno non pagava nei termini e nelle quantità previste, allora scattavano minacce, inseguimenti, pedinamenti, vessazioni e chi più ne ha più ne metta. 

E' per questo motivo che, oltre al reato di detenzione a fini di spaccio, i sei ragazzi arrestati questa mattina dalla squadra mobile della dottoressa Silvia Cascino, sono accusati anche di estorsione. L'operazione, denominata S. Vito dal quartiere dove risiedono la maggior parte dei giovani, oltre a S. Marco e S. Filippo, ha portato, a partire da questa primavera, al sequestro di circa 2 chili e mezzo di marijuana, a 284 grammi di hashish e a 12 grammi di cocaina. In realtà il quantitativo di sostanze stupefacenti smerciato ammonta a molto, molto di più.

Tra le persone finite in manette, anche una ragazza di Pietrasanta, 32 anni, fidanzata di uno dei complici, la quale spacciava e era solita nascondere la droga nella lavatrice di casa. Era solita spacciare e accompagnare il fidanzato negli acquisti di droga a Scampia anche durante la gravidanza. Per la presenza di una bimba piccola, è stata assegnata agli arresti domiciliari. Così come M. D. P., 26 anni, di Lucca, anche lui pusher e in grado di custodire la droga per poi rivenderla.

Il personaggio più rappresentativo del gruppo che non era, tuttavia, un vero e proprio capo, è Giovanni Pennino, 25 anni, di Villaricca a Napoli, il fidanzato della donna. Pennino è stato catturato dagli agenti della squadra mobile di Lucca il 20 marzo 2019 durante un suo viaggio a Scampia e le successive perquisizioni avevano condotto al rinvenimento di un certo quantitativo di droga, marijuana e hashish. Due mesi dopo, a maggio, è finito in manette una risorsa somala, Mohamed Iman, 29 anni, sorpreso con 20 grammi di cocaina. Da queste due operazioni sono, successivamente, scaturiti gli altri provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dal Gip del tribunale di Lucca su richiesta del sostituto procuratore Elena Leone ed eseguiti questa mattina. 

L'inchiesta aveva preso avvio a seguito di una decina di telefonate giunte sulla app della questura di Lucca Youpol sorta per segnalare episodi di bullismo o spaccio di sostanze stupefacenti. Gli investigatori erano riusciti a rintracciare l'autore delle chiamate, un 24enne lucchese, il quale aveva denunciato di avere paura e di essere stato minacciato per non aver pagato un debito di 500 euro per l'acquisto di droga.

A quel punto gli uomini della dottoressa Cascino hanno iniziato una serie di indagini che hanno, alla fine, condotto alla individuazione degli elementi del gruppo che agivano senza una strategia particolare, ma che riuscivano a essere omogenei nonostante l'assenza di un vertice vero e proprio.

Alla fine, così, in carcere sono finiti, oltre al Pennino e al somalo, anche un rumeno, Eduard Tinciu, 25 anni, il quale era solito rifornire il gruppo di cocaina che acquistava da un altro degli arrestati; un marocchino, Mohamed Barhmy, 32 anni, ed era proprio lui il fornitore della cocaina; Manuel Marchi, lucchese, 27 anni, spacciatore oltre a custode della droga presso la propria abitazione. 


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