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Cronaca

La ex moglie di Cipollini: "Mario mi ha puntato la pistola alla testa"

mercoledì, 9 ottobre 2019, 19:56

di aldo grandi

"Non so se siete mai stati con una pistola puntata alla testa?". La domanda viene dalla bocca di Sabrina Landucci, 51 anni, ex moglie di Mario Cipollini, ex campione del mondo di ciclismo, imputato nel processo per lesioni personali e minacce originato da una denuncia presentata nel gennaio 2017 per un'aggressione subìta dalla ex consorte all'interno di una palestra nella periferia cittadina.

Le parole di questa donna dalla figura slanciata, vestita in giacca e pantaloni neri, casco di capelli biondo-castani, sono risuonate nell'aula semideserta del tribunale di Lucca sezione monocratica, nel primo pomeriggio di oggi, dopo che l'udienza, per motivi di orario, era stata spostata dalla mattina. Davanti al giudice Felicia Barbieri, al pubblico ministero onorario Letizia Cai, agli avvocati Donatella Campione, Letizia Lavarotti, Giuseppe Napoleone e Moreno Martini, Sabrina Landucci ha ripercorso venti anni e più della sua esistenza vissuta nel terrore di e per un uomo che non le ha mai lesinato minacce, ingiurie, percosse e che, da ultimo, a divorzio ormai avvenuto, il 6 gennaio 2017, all'interno di una palestra dove la ex moglie lavora da anni, l'aveva afferrata per il collo e sbattuta prima contro il muro e, quindi, contro una delle vetrine dentro le quali sono custoditi i prodotti delle aziende sponsor. 

Se Mario Cipollini fosse stato più accorto, processualmente parlando, avrebbe evitato in tutti i modi di arrivare fin qui, fin dentro le mura di un'aula giudiziaria dove il mito dell'atleta ai limiti della perfezione è stato intaccato dalla testimonianza choc di una donna che, dopo anni vissuti sotto una cappa di paura costante, ha trovato il coraggio di liberarsi e denunciare quello che, a tutti gli effetti e stando al suo racconto, è stato, per anni, un aguzzino.

La ex signora Cipollini era visibilmente tesa già questa mattina, svegliatasi all'alba sapendo bene di dover, finalmente, raccontare la propria versione dei fatti davanti a un giudice come non aveva mai avuto occasione di fare fino ad oggi. Perché, le è stato chiesto dal giudice stesso e anche dal pm, non aveva mai presentato denuncia contro il suo ex marito visto che botte e minacce oltre alle offese e alle umiliazioni erano all'ordine del giorno?

E lei ha risposto senza timore, liberata da una ossessione e da un senso di frustrazione e impotenza che è andato avanti per almeno venti anni, quelli del matrimonio e anche dopo la separazione avvenuta nel 2012. "Sin dai primi tempi della nostra unione il mio ex marito aveva l'abitudine di allacciare relazioni extraconiugali e di fare un po' quello che voleva, rientrando a casa tardi la mattina. Io, che avevo 25 anni, ero giovane e innamorata, non riuscivo a stare zitta e gli chiedevo, come credo sia normale per una moglie, dove fosse stato e cosa avesse fatto. Lui, allora, che già durante il fidanzamento aveva manifestato il suo carattere aggressivo e verbalmente violento, cominciava a gridare incutendomi paura, chiamandomi in tutti i modi e, con il passare degli anni, a prendermi per il collo, a sbattermi per terra, a darmi calci e pugni e io che finivo contro termosifone. Labbra tumefatte, occhi gonfi erano la regola. La prima volta che venni via di casa fu quando la bimba più piccola, se non ricordo male, aveva nove mesi. Andai da mia cognata, la moglie di mio fratello Marco. Lui mi raggiunse all'auto e cominciò a tempestarla di calci e pugni afferrandomi per il collo".

Per Sabrina Landucci le domande del pubblico ministero sono l'occasione di aprire, una volta per tutte, l'armadio dei suoi numerosi scheletri. "Una volta - racconta - mi aveva comprato una bicicletta e avevo preso ad andarci anche io durante le giornate. Eravamo insieme quando, dopo un litigio, se ne andò a casa da solo e mi lasciò indietro. Quando arrivai a casa ero in ritardo, avevo un appuntamento dall'estetista per farmi le mani. Mi lavai e preparai indossando una gonnellina corta, niente di che. Quando lui mi vide, forse pensando chissà cosa, mi prese per un braccio e dopo avermi scossa mi portò in camera dove mi puntò una pistola alla testa. Restai terrorizzata. Non fu l'unica volta. In un'altra circostanza e davanti a mia madre, mi rincorse nel giardino di casa a Monte San Quirico con la pistola in pugno".

"Non lo denunciai - va avanti nel racconto - un po' perché gli avrei rovinato la carriera, poi avevo paura di finire sui giornali, inoltre avevo appena avuto la seconda bambina e non era facile. Inoltre era come se fossi immersa nel terrore, lui mi minacciava, mi diceva 'puttana', 'mantenuta', 'ti spacco tutta', 'dove credi andare che non sei buona a nulla?' Avevo paura, aveva un potere nei miei confronti e ci ha sempre giocato fino a quando io non mi sono liberata. Nel 2005 mi buttò fuori di casa con le bimbe perché era innamorato di una popolare soubrette che doveva venire a casa e lui non mi ci voleva. Poi, tutte le volte che esplodeva nella sua rabbia, diventava remissivo, piangeva, chiedeva scusa, mi supplicava di perdonarlo e che avrebbe voluto costruire con me una famiglia. In effetti non ci mancava niente per esserlo, una famiglia, ma con lui era impossibile. I tradimenti erano costanti. Un'altra volta finì su un rotocalco per una presunta relazione con Alba Pairetti, c'erano delle foto, lui era andato in Sardegna al Billionaire di Flavio Briatore. Lui mi ha sempre considerato di sua proprietà e io avevo paura, tremavo, ero terrorizzata, spaventata e anche all'esterno, ai miei genitori e a mio fratello, minimizzavo per non farli stare in pensiero".

Passa il tempo e, alla fine, siamo nel 2012, Sabrina Cipollini decide di averne abbastanza e va via di casa. Prima sta un po' a Sant'Alessio nella casa dei genitori, poi va a Saltocchio dove prende in affitto un appartamento. Con lei, le due figlie con le quali costruisce, negli anni, uno splendido rapporto. La ex moglie di Supermario non è vendicativa, non vuole distruggere l'uomo di cui, in fondo, è stata a lungo innamorata, ma non ce la fa più e fugge di casa. Un po' alla volta, aiutata anche dalla governante, getta dalla finestra gli abiti e, quando esce, se li riprende e li porta a casa della madre. E' una separazione burrascosa, con lui che inizia a martellarla giorno e notte con le telefonate. Le offese e le minacce si sprecano, ma lei cerca di non farsi abbattare più di tanto. 

Lui, però, non si accontenta e la va a trovare a casa nuova, dove una volta, dopo averla inseguita con l'auto mentre lei si trovava in compagnia di un'amica a del figlio di lei, le taglia la strada, la inchioda e la aggredisce inveendo contro di lei. L'amica è sconvolta, lei trema, è una scena terribile. "Quando si arrabbia - dice Sabrina - è pericoloso e io ho avuto sempre paura che potesse ammazzarmi o farmi del male. Mi telefonava a tutte le ore dicendomi di tutto, che ero una buona a nulla, che ero una puttana, che mi avrebbe spaccata tutta tanto a lui non avrebbero mai fatto niente. Io come alzavo il telefono tremavo tutta. Venni via di casa e non volli nulla pur di mettermelo alle spalle. Rinunciati a tutto, perfino alla casa nonostante avessi due figlie e nemmeno uno straccio di lavoro. Qui devo ringraziare Renato Malfatti, il proprietario della palestra Ego dove ho iniziato a lavorare. Lui ha creduto in me sin dall'inizio affidandomi due ore di lezione tanto per cominciare. Io ero impaurita, immobilizzata, credevo di non sapere fare nulla, non avevo alcuna fiducia in me stessa. Poi, piano piano, mi sono ripresa la mia vita".

"Una volta - è un fiume in piena Sabrina - avevo acquistato uno step per tenermi in forma e ero in giardino insieme a mia cognata e a mio fratello. Lui arrivò e iniziò ad inveire e non riuscimmo a calmarlo. Venne da me e mi diede un calcio a una gamba che mi fece piegare in due. Era violento, quando perdeva la ragione non lo si poteva fermare, se la prendeva anche con mio fratello Marco che provava a cercare di farlo ragionare, ma serviva a poco o nulla. Lui si fermava, chiedeva, magari, scusa e poi, la volta dopo, riprendeva. Nel 2016 ci siamo divorziati, ma lui ha continuato a tenere nei miei confronti un atteggiamento aggressivo. Quando, poi, scoprì che avevo un compagno, Silvio Giusti, le cose precipitarono di nuovo. Era stato un divorzio tutto sommato tranquillo anche se lui mi aveva insultato  dicendomi che sarei finita a fare la puttana in giro per il mondo. Non mi risulta che abbia mai fatto niente, all'epoca, per le figlie, mai andato a parlare con un professore, in sostanza non c'era mai. Adesso si occupa di pagare le loro spese universitarie e di affitto a Bologna e a Milano, io non ho mai preso un centesimo. Quando ha scoperto che avevo una storia, ha smesso di dare i soldi a me e li dà direttamente alle figlie. Lui va in giro regolarmente per la città accompagnato dalle fidanzate e dalle figlie mentre io devo stare attenta perché loro hanno paura a venire a cena con me e Silvio. Tutto nacque dall'odio che lui aveva verso Giusti".

Anche Silvio Giusti ha denunciato per minacce Mario Cipollini, soprattutto all'indomani dell'ultimo episodio, avvenuto anch'esso all'interno della palestra, quando l'ex corridore lo aveva sorpreso a mangiare e gliene aveva dette di tutti i colori. L'odio era montato dopo che la figlia più piccola, anni fa, aveva scattato una fotografia con la macchina fotografica di Cipollini nella quale era ritratta sulle ginocchia del nuovo compagno della mamma. Quando il papà ne era rientrato in possesso si era accorto dell'immagine e non ci aveva più visto. "Ogni volta che vedo mia figlia sulle tue ginocchia non capisco più nulla" aveva urlato in faccia all'ex giocatore di Lucchese e Chievo Silvio Giusti.

"Non avevo mai denunciato il mio ex marito - ha concluso Sabrina Landucci - ma quando, a gennaio 2017, è venuto verso di me che avevpo appena finito la lezione in piscina alla palestra dove lavoro, e mi ha ancora criticato e offeso per la mia storia con Silvio, io gli dissi che non era il momento né il luogo per parlarne. E feci per andare nello spogliatoio. Lui mi venne dietro e mi afferrò per il collo sbattendomi prima contro il muro e, poi, contro le vetrine appese alle pareti. Quindi mi lasciò anche perché accorsero le ragazze della reception e altre persone. Io ero sconvolta, impaurita, tremavo, avevo paura ad uscire, nei giorni e nelle settimane successive soffrivo di attacchi di ansia e di mal di testa. Mio fratello, per circa un mese, mi prese una guardia del corpo che mi seguiva ovunque. A quel punto non ebbi più dubbi e andai in questura dopo essere stata al pronto soccorso per farmi refertare. D allora del mio ex marito non so più niente, ha smesso di tormentarmi".

Udienza aggiornata al 4 dicembre 2019.

Per quanto riguarda Mario Cipollini altre due tegole pendono sulla sua testa: altrettanti processi come imputato per calunnia con Ivano Fanini patron di Amore&Vita e per lesioni personali e minacce nei confronti della sorella Tiziana Cipollini.

 


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