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Cronaca

Siamo tutti degli irresponsabili

martedì, 24 marzo 2020, 17:10

di aldo grandi

Sono (siamo?) tutti degli irresponsabili. Senza alcuna distinzione. Coloro i quali dovrebbero trasmettere fiducia, ottimismo, speranza, in realtà lasciano che le televisioni trasmettano h24 il numero dei morti come un bollettino di guerra. Ma non siamo in guerra e questo è bene dirlo a voce alta. La guerra è altra cosa e i morti sono molti, ma molti di più oltre alla fame, alla distruzione di tutto il tessuto socio-economico, alla mancanza di ogni cosa, al caos e al terrore generalizzati. In guerra salta tutto, dall'acqua calda all'energia elettrica, dal carburante alle attività economiche, dai rapporti personali alla solidarietà che non esiste e si frammenta fino a scomparire suo malgrado. Noi, in fondo, una doccia la possiamo fare a qualunque ora e accendere il fornello pure.

Invece stanno seminando il terrore a piene mani. Trasmettono dati e immagini che riguardano una parte e anche minima della popolazione italiana e impongono a tutti misure che vengono applicate anche laddove le condizioni sono molto differenti. Con la conseguenza che la paura aumenta e con essa il rischio di perdere la testa. Le folle non sono individui a se stanti, ma greggi che agiscono in preda a istinti, spesso, ingestibili e incontrollati. 

Il governo Conte sta agendo a colpi di decreti stringendo sempre di più il cappio intorno al collo dell'impiccato ancor prima e ancor più che dell'emergenza Coronavirus. La conseguenza di questo allarme generalizzato per un virus che, è bene dirlo e lo sostiene anche l'istituto superiore di sanità, colpisce molti, ma uccide solamente alcune categorie e soltanto a certe condizioni, è l'aumento del terrore che spinge ognuno a pensare da e per sé sperando che qualcuno, non certo dio che è oggettivamente impossibilitato, si preoccupi per tutti.

I lavoratori hanno paura e non vogliono lavorare. Accade ovunque, alle poste, nelle banche, nei supermercati, nelle fabbriche grandi o piccole, nei pubblici uffici, nelle aziende sanitarie e a tirare avanti la baracca ci sono una miriade di medici e infermieri e personale ospedaliero che, al contrario, rischiano e pagano in prima persona, ma non si tirano indietro. E sono sul punto di scoppiare.

Anche qui, come sempre accade, c'è una Italia che si fa il mazzo anche per l'altra mentre una buona parte di essa, al contrario, se ne sta a casa e se ne frega. Allora accade che gli stessi dipendenti si domandino perché un trattamento diverso per situazioni uguali, ossia perché loro devono essere al pezzo mentre altri stanno, comodamente, a casa senza correre rischi.

Non c'è un cane che dica che in questi momenti non serve l'unità come dice Mattarella alle Fosse Ardeatine - ma Mattarella la storia la conosce o gliela dobbiamo spiegare noi che un po' di libri, in proposito, abbiamo scritto? - bensì serve la responsabilizzazione di ciascuno di noi perché non se ne può più di un Paese, il nostro, dove la colpa è sempre degli altri e mai di qualcuno, quindi, di nessuno.

I sindacati pressati dai lavoratori e dalle categorie che non vogliono rischiare, hanno deciso di scendere, probabilmente, in agitazione cosicché altri settori importanti finiranno per essere messi in ginocchio. I benzinai, fondamentali nella catena della distribuzione, chiudono in autostrada perché si sentono abbandonati. Bene, qualcuno ci spiega come si potrà continuare a garantire il trasporto delle derrate alimentari e delle merci necessarie?

Ci rendiamo conto che piano piano stiamo correndo contro un muro dove ci spaccheremo la testa? E poi si lamentano se la gente si fionda a fare provviste nei supermercati e si dicono, per consolarsi, che è sempre meglio di quello che accade in America dove la gente fa la fila davanti alle armerie per acquistare pistole e fucili.

La nostra sensazione è che siamo immersi in una vera e propria follia collettiva dove chi dovrebbe rassicurare e assumersi sulle spalle il peso di scelte anche impopolari e apparentemente ciniche, segue, invece, l'emotività e finisce per preparare il terreno più adatto all'avvento del kaos.

Facciamo un semplice esempio. Anche i lavoratori del settore bancario premono affinché le filiali siano chiuse e, del resto, non si capisce per quale ragione qualcuno dovrebbe sacrificarsi quando tutti gli altri stanno a casa in congedo o in ferie o, peggio ancora, in malattia più o meno giustificata. Ma che cosa accadrà qualora dovessero chiudere davvero le banche?

Questo vale anche per la grande distribuzione e, in generale, per tutti quei lavori che comprendono una esposizione al pubblico. Lo smart-working, del resto, è un'altra favola che ci raccontano senza spiegarci che, alla fine, qualcuno a lavorare dovrà pure andarci altrimenti ci sarà poco working e altrettanto meno smart.

Bene anzi, male. Con le attività economiche rimanenti tra cui alcune davvero essenziali e il rischio che chiudano i battenti i distributori di carburante anche sulle strade ordinarie, con il blocco totale della circolazione e con la gente che, ovviamente, non potrà più nemmeno andare al lavoro o al supermercato a fare la spesa, l'anarchia e il kaos saranno serviti.

Certo, file estenuanti ai supermercati, ma per quanto e se non c'è la benzina, chi porta la roba da comprare/mangiare? E allora è prevedibile che scoppino incidenti e sommosse. Ed ecco che a sedarli, eventualmente, saranno chiamati i soliti, carabinieri, polizia e altre forze dell'ordine che devono sempre fare il lavoro sporco anche per chi se ne sta comodamente seduto in poltrona davanti al monitor. Ma che cosa accadrà se anche carabinieri e polizia, infiliamoci anche l'esercito, dovessero esitare e non rischiare di venire contagiati? Chi potrà biasimarli se preferiranno restare nelle caserme piuttosto che scendere in piazza e affrontare non tanto o non solo i centri sociali, ma la gente normale, quella che non era mai scesa a fare casino perché, in fondo, aveva preferito godersi quel poco di tranquillità che, oggi, purtroppo, sembra correre il pericolo di essere compromessa?

Negli ultimi giorni sono pressoché scomparsi i reati predatori, lo spaccio di droga, che c'è, avviene, sostanzialmente, a domicilio e la maggior parte degli interventi riguarda le liti in famiglia che sono aumentate a seguito della forzata segregazione. A mano a mano che passano i giorni e che le Tv continuano a seminare il panico anche a Matera che, perdonateci, ma sta leggermente meglio di Bergamo e di Brescia, cominciano anche a scarseggiare le risorse economiche. I contanti sono, pressoché scomparsi e la gente preferisce pagare con carte di credito e bancomat, ma quando sui conti correnti non ci sarà più molto da prelevare, dove si potrà andare per chiedere che qualcuno - chi? - ci versi sopra qualcosa?

Ecco perché vorremmo che tutti, governanti e politici compresi, si rendessero conto che se anche loro guadagnano 12 mila euro al mese, la stragrande maggioranza degli italiani è con le pezze al sedere o quasi. Pensiamo agli ambulanti, ai commercianti, ai liberi professionisti, alle partite Iva, ai precari, ai dipendenti dei settori turistici come la ristorazione e l'alberghiero. Ma abbiamo anche solo una vaga idea di che cosa accadrà fra qualche settimana e se, come abbiamo letto, le misure saranno estese fino a estate inoltrata?

Ma come cazzo pensano di far campare la gente se non versando, ogni mese, almeno 800 euro sui conti correnti di ognuno salvo dipendenti pubblici che, loro, di problemi non ne hanno se si pensa che, con le scuole che riapriranno, probabilmente, a settembre, gli insegnanti, ad esempio, saranno a casa per sei mesi regolarmente stipendiati. Beati loro.

E tutti gli altri?, quelli che per vivere devono lavorare, cosa faranno? Gli spostiamo le tasse e le imposte? Ma se non lavorano i soldi dove li troveranno fra quattro mesi se non li hanno già adesso? E le bollette, che avevano promesso di rinviare? Una presa per il culo. Pagatele perché fra qualche tempo, se sarete morosi e sarà finita l'emergenza, o vi staccano il contatore oppure dovrete, nella migliore delle ipotesi, rateizzare. 

Cari lettori, è evidente che, mentre mezza Italia piange e ne ha tutte le ragioni e un'altra grossa fetta ha gli occhi lucidi, una piccola parte, al contrario, ha tutto il tempo di giocare in borsa e speculare. E chi ha i soldi, come è sempre avvenuto, ne farà ancora di più mentre chi pochi ne aveva, ne avrà ancora di meno.

Allora, suggeriamo noi, non sarebbe il caso di cominciare a pensare a analizzare ogni singola situazione a sé stante invece di trattare tutte le regioni allo stesso modo? E, soprattutto, qualora l'emergenza dovesse essere prolungata per settimane, non sarà il caso di far passare il messaggio che ognuno di noi, visto e non concesso che siamo uomini liberi, ha tutto il diritto, con le dovute precauzioni, di scegliere se preferisce rischiare il contagio e, difficilmente, la morte per Coronavirus piuttosto che la certezza matematica di finire in miseria e alla disperazione? 

(Foto di archivio)


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