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Cronaca

Casali (Circolo Nuoto Lucca) durissimo: "Nessuno può chiederci di fare un tuffo nella merda"

lunedì, 11 maggio 2020, 11:49

di pietro casali

Sono sempre Pietro Casali, presidente del A.S.D. Circolo Nuoto Lucca, società sportiva che gestisce due piscine a Lucca. Vi chiedo spazio - e vi ringrazio visto che me lo accordate senza tagli - perché in questi giorni mi sono posto una domanda. Ragionando dell'emergenza legata all'epidemia del covid-19, sono forse improvvisamente uscito di senno, o forse sono usciti di senno altri?

Prima di addentrarmi nello scritto voglio ringraziare la signora Flavia Favilla tanto per i complimenti – che fanno sempre piacere – quanto perché ha avuto il coraggio di far sentire la sua voce. Spero che altri vogliano seguire il suo esempio. Sarebbe importante.

Sono settimane che sto sostenendo cose evidenti, ovvero che il rischio zero non esiste, che i virologi burocrati e pontificatori, gli oracoli del rischio zero, i creatori del ricatto degli asintomatici stiano rovinando lo sport italiano – ed ovvio, anche l'intera economia – che il governo circense debba fare carta igienica degli strombazzati protocolli, ma vedo che la pensano come me solo pochi soggetti privati, quali singoli gestori di bar e ristoranti, singoli titolari di attività alberghiere o di stabilimenti balneari, mentre gli enti che dovrebbero tutelare i propri iscritti, o si sprecano in inutili piagnistei – detti anche lagne – o si esplicano nello stilare a loro volta protocolli (vedi Federazione Medici Sportivi, Politecnico di Torino, Federazione Italiana Nuoto) che dimostrano come siano ben lontani dalla volontà di tutelare le piccole società sportive e finiscano solo per tenere la mano al governo circense ed alla sua cricca di demiurghi mandando un messaggio del tipo: Tutto facile, applichiamo i protocolli e ripartiamo.

Messaggio chiaramente sbagliato, messaggio che uccide.

Il Sindacato Gestione Impianti Sportivi ha emesso di recente un documento dove nessuna critica viene mossa ai protocolli governativi e si è speso in: "ci sono gestori che temono di non poter riaprire, gli aderenti sono pronti a prendersi i soliti rischi, c'è bisogno di aiuto" e così via. Belle, nobili parole - i sindacati sono tutta una bellezza - ma inutili. Se l'invito è rivolto al governo circense, il sindacato – al quale non ho iscritto il Circolo Nuoto Lucca – dovrebbe considerare quanto sia difficile credere che sia ascoltata la richiesta di aiuto inviata ad uno squalo bianco, che in mezzo al mare a sta divorando un tuo amico, affinché ti conduca a riva aggrappato alla sua pinna dorsale. Se è rivolto agli enti territoriali, ha un fine migliore, ma non può rappresentare la salvezza.

Nel caso del Circolo Nuoto Lucca, l'Amministrazione Provinciale ha fatto buoni passi, ma non può adoperarsi all'infinito. Soprattutto per le piccole realtà locali gli enti territoriali possono supportare per tre o quattro mesi, poi l'ossigeno finisce. Siccome il governo circense ha già venduto, e non certo senza un ritorno, con la complicità dei virologi vaticinanti, a chi si dimostra maggiormente amico il vaccino obbligatorio a tutti gli italiani, è quasi certo che la durata di applicazione dei protocolli – le cosiddette belle parole piene di vento - sarà molto più lunga di un eventuale tempo medio di sopravvivenza.

Ho letto una dichiarazione rilasciata sabato 2 maggio dal presidente della F.I.N. Paolo Barelli, dove lamentava di non aveva trovato alcun gestore "volontario" che avesse messo a disposizione il proprio impianto per permettere agli atleti di livello nazionale di riprendere gli allenamenti. E cosa sperava? Che qualche gestore avesse aspirazioni suicide e decidesse di buttare via venticinquemila euro in quindici giorni? Se si è stanchi della vita, come scrisse Pietro Nenni nel 1936 rivolgendosi ad Arturo Labriola, una buona rivoltella costa meno di un centinaio di franchi e la vita si può finirla gratis e amore con un tuffo nella Senna. Nessuno può chiederci di fare un tuffo nella merda.

Se il presidente è giunto a quel punto dovrebbe battersi il petto. Anche lui ha più volte insistito con le lamentele, giustificate quanto si voglia, motivate quanto si voglia, ma del tutto sterili. Come ho già avuto modo di dire, i dirigenti sportivi avevano in mano un forte argomento da spendere prima che l'arrosto bruciasse, quello della ritorsione elettorale a livello ufficiale, argomento pesante ma necessario. A questo punto, come diceva il ragionier Ugo Fantozzi d'imperitura memoria, mi sorge un leggerissimo sospetto. Non è che molti dirigenti siano estratti dagli stessi partiti governativi e quindi sia in corso una partita con le carte segnate?

Non ci credete? Chi ha nominato la lega calcio per trattare con il governo la ripresa del campionato? Ve lo dico io! L'avvocato Guido Alpa, un formidabile professionista, che però è dello stesso studio legale dell'avvocato Giuseppe Conte, il circense primo ministro.

In ultimo, ma non certo ultimo, vorrei anche rimarcare come nessuno di questi presunti amici dei gestori degli impianti sportivi si preoccupi di dire: visto che le cricche governative di rubastipendi pretendono lo scudo penale, perché non facciamo qualcosa di simile anche per questi disgraziati che sono stati fin troppo vessati da burocrati di mentalità post stalinista e che, alla resa dei conti, lottano per la sopravvivenza? Ogni risposta è superflua.

L'ultima speranza che rimane per vedere cambiare direzione a questo stillicidio è quella di un calo di consensi dell'esecutivo. Nelle ultime due settimane si è avuto qualche timido segnale: soprattutto per quanto riguarda la fase II, il 50% degli italiani pensa che la stia gestendo male e solo il 35% che la stia gestendo bene. Il ministro dello sport Spadafora può dire quello che vuole. I politici, per tre voti in più non esiterebbero ad impiccare la loro nonna. Se il trend si confermasse, l'esecutivo circense potrebbe fare qualche timida "apertura", anche alla faccia dei virologi vaticinanti e dei burocrati praticanti. E forse anche dei maggiormente amici.

Perché, come disse De Angelis – personaggio di fantasia interpretato dal grande Salvo Randone, nel film di Francesco Rosi "Le mani sulla città" - in politica l'indignazione morale non serve a niente. L'unico grave peccato sapete qual'è? Quello di essere sconfitti.


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