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Cronaca

Avevamo ragione noi: l'aggressore della guardia al S. Giorgio è un marocchino e la Cgil non lo aveva scritto volutamente. Si dissociano gli altri sindacati

venerdì, 31 luglio 2020, 16:37

di aldo grandi

Oggi pomeriggio le segreterie provinciali del Sappe, Fnscisl, Sinappe, Osapp, Cnpp-Fsa, Uilpa, Uspp, hanno diffuso un comunicato nel quale specificano che l'autore della vile aggressione nei confronti della guardia carceraria avvenuta alcuni giorni fa all'interno del carcere S. Giorgio, è un marocchino di 25 anni che già dal suo arrivo in prigione si era reso responsabile di offese, minacce e danneggiamenti. Infine, aveva spezzato un braccio all'agente.

Il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, presidente Bernardo Petralia, ha c hiamato il direttore del S. Giorgio per sincerarsi sulle condizioni del ferito e per manifestare la propria solidarietà, gesto apprezzato dai sindacati nel comunicato congiunto cdal quale è stata tenuta fuori e giustamente la Cgil.

La Cgil, questo sindacato antinazionale e ideologizzato, aveva dato la notizia dell'aggressione senza specificare la nazionalità del vile autore del gesto e a nostra domanda precisa, la responsabile aveva detto che essa non aveva importanza. Già, perché dire che si trattava di un maghrebino sarebbe stato, a suo avviso e secondo il politicamente corretto, un gesto razzista.

Siamo arrivati a questo punto gente. Che non si può nemmeno dire di che nazionalità è un disgraziato che ammazza di botte un agente perché, altrimenti, poverini, li costringiamo a sentirsi diversi e dimostriamo la nostra cattiveria e il nostro razzismo. Ma vi rendete conto a che livello siamo arrivati? Né più né meno come in Francia, dove la teoria del très bien vivre ensemble che la gauche radical chic ha voluto imporre, sta causando danni irreparabili al punto che i francesi sono stranieri in casa loro. 

Già, spacciano, stuprano, scippano, rubano, pestano, ma la colpa è della società, del capitalismo, di noi bianchi. Ecco la vera forma di razzismo alla rovescia: chiamare le cose diversamente da come sono.

Grazie, quindi, agli altri sindacati che, così, almeno, si dissociano dalla Cgil e anche per gli agenti di polizia penitenziaria può essere utile rendersi conto che c'è sindacato e sindacato.


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