Anno XI

domenica, 19 settembre 2021 - Recte agere nihil timere

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Cronaca

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giovedì, 3 settembre 2020, 20:46

di aldo grandi

Abbiamo letto i pareri di colleghi e personaggi più o meno autorevoli i quali hanno giustificato la decisione di annullare la processione della Luminara, un evento che va al di là del bene e del male, che travalica monti e attraversa oceani, che tiene unite, ovunque esse sono, le comunità dei lucchesi nel mondo. E questo da sempre, nella buona come nella cattiva sorte. Noi crediamo che la scelta di non celebrare la tradizionale processione lungo le vie cittadine illuminate, almeno una volta, al lume di candela, sia stato uno sbaglio enorme. L'ennesima testimonianza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di come la Chiesa, ormai, è succube della scienza e rinuncia alla sua funzione principale e unica che le garantisce il diritto di poter vigilare e assistere le anime. 

La Chiesa di Cristo - che non è assolutamente quella di Bergoglio come molti, ingenuamente, avevano creduto all'inizio - è sempre stata vicino a coloro che soffrono, ha spesso sfidato il potere politico in nome di una presenza significativa accanto alle persone malate o prive di mezzi di sostentamento. Non a caso i sacerdoti si recavano nei lazzaretti incuranti del contagio pur di far sentire, ai malati, la presenza di Nostro Signore. Inutile, forse, da un punto di vista medico, ma quanto importante a livello psicologico e fondamento della fede cristiana.

Oggi, non è più così. Lo abbiamo già visto durante il lockdown, quando la Chiesa ha accettato di rinunciare alle proprie funzioni religiose. Lo abbiamo anche compreso, sorpresi e disgustati, quando ci siamo resi conto che i morti dovuti anche al Covid, invece che ricevere una giusta sepoltura e una altrettanta doverosa presenza di familiari e preti, venivano chiusi in fretta e furia nelle aride bare di legno e fatti sparire alla svelta. Colpa del Coronavirus, ma dove?, ma quando? Certo, il virus esisteva eccome, ma che cosa sarebbe successo se invece che questo Covid19 che non si capisce bene cosa sia, ci fosse stata una malattia paragonabile alla peste bubbonica o all'Ebola?

Qualcuno potrebbe osservare che i sacerdoti non sono dei suicidi e che, quindi, non si capisce per quale ragione avrebbero dovuto rischiare di essere contagiati o di far contagiare celebrando le messe. Ma nessuno, perdonateci, ha ordinato loro di indossare il saio. Dal momento, però, che lo hanno scelto, ebbene, che facciano quello che hanno sempre fatto ossia stare vicino alla gente che soffre. Costi quel che costi. Perché se l'essere umano, fragile nei momenti di difficoltà, non ha neppure un prete cui confidare le proprie paure e cercare rifugio e sollievo, allora qual è il senso della fede e dell'esistenza della Chiesa ridotta ad una sorta di ente laicizzato e laicizzante tutto dedito all'osservanza dei dettami della società materialistica?

Dicono, i soloni della pseudoscienza e i giornalisti ligi alle direttive degli editori e della politica da strapazzo, che l'aumento dei contagi dimostra che siamo in piena emergenza. Ma vi rendete conto di cosa siamo costretti a sentire e a leggere? Ma li avete letti i dati? Se aumenta esponenzialmente il numero dei tamponi è inevitabile che cresca anche quello dei positivi, peraltro tutti con sintomi lievi se non, addirittura, inesistenti. E i morti? Dove sono? Dov'è la criticità dei primi mesi? Perché nessuno spiega che il Coronavirus ha perso la sua letalità e la sua carica virale?

Invece di dare fiducia alla gente, la si spinge ancora una volta verso l'abisso della paura di un contagio che, per coloro che lo hanno subìto, non sta producendo effetti particolari se non dal punto di vista psicologico, sociale ed economico.

Vediamo gente per le strade di Lucca, all'aria aperta, che indossa sistematicamente la mascherina e nessuno che spiega loro come al cervello arrivi, inevitabilmente, meno ossigeno con tutto quel che ne consegue. Per non parlare degli effetti devastanti sotto il profilo mentale. Molte persone non recupereranno più la loro salute mentale.

Che senso ha annullare la processione, ma aprire il Luna-Park? Che senso ha vietare il corteo e, allo stesso tempo, tenere i supermercati aperti? Che forse le mascherine non avrebbero risolto il problema, per di più all'aperto, durante la processione? E, inoltre, se anche si fossero evidenziati alcuni casi di contagio, quale sarebbe stato il problema? Sarebbero andati a caccia degli untori con droni e cani lupo? Facciamola finita una volta per tutte. Adesso stanno anche cercando di mettere i giovani contro i vecchio, di colpevolizzare i primi e poterli gestire meglio.

E adesso veniamo, però, a lui, a monsignor Paolo Giulietti. Ma per cosa sarà ricordato questo vescovo a Lucca? Per aver osservato i comandamenti della scienza, di quella al potere ovviamente, che vede il virus anche dove non c'è, che vorrebbe poterlo vedere all'infinito per comandare di più e meglio sulle menti umane? Ma perché Giulietti non si ribella e fa il suo mestiere, ossia il pastore di anime?, senza, però, restarsene in disparte, ma scendendo in strada, camminando sull'asfalto e portando la croce come ha fatto qualcun altro, secoli fa, incurante dell'essere figlio di dio.

Noi non siamo cattolici nel senso che non siamo praticanti e non riconosciamo alla Chiesa il ruolo che dice di avere. Tuttavia ci siamo accorti che con il passare del tempo essa, a differenza di altre religioni ben più fondamentaliste, sta abbandonando la sua caratteristica originaria per trasformarsi in un ente di beneficenza o di assistenza. Né più né meno di ogni altra associazione laica. Non crediamo, è vero, ma vedere i pastori della fede 'immolarsi' nel tentativo di avvicinare l'uomo a dio, ci faceva dubitare, a volte, del nostro agnosticismo. Dopo l'avvento di questo papa, non abbiamo avuto più alcun dubbio, ma soltanto certezze. La Chiesa, ormai, è serva del mondialismo organizzato e segue pedissequamente, vista la sua matrice gesuitica, la secolarizzazione del l'intero sistema religioso. Non c'è più spazio per il trascendente, nessuna possibilità di affidarsi all'ignoto. 

A messa, ormai, si va come al cinema: su prenotazione. Non si entra in chiesa spinti da una voce interiore, no, non è più possibile né ammissibile. O si telefona e si prenota, oppure ciccia. La fede può attendere. Era questo il messaggio di Cristo? Crediamo proprio di no e il Covid non può essere un pretesto per annullare millenni di pratiche quotidiane.


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