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Cronaca

La più grande rappresentazione mediatica di una malattia e della irrazionalità

sabato, 17 ottobre 2020, 09:45

di Antonello Rivalsa

Il Covid tra qualche anno sarà ricordato per la prima e più grande rappresentazione mediatica che sia mai stata data nella storia di una malattia; un qualcosa di analogo a quello che accadde con la Guerra del Golfo quando Emilio Fede da Rete 4 annunciò, con immagini, l’inizio dei bombardamenti su Bagdad. La prima Guerra seguita in diretta da tutti i media del mondo.

Nella Guerra del Golfo combattevano i buoni contro i cattivi, entrambi presunti tali, e noi italiani schierati dalla parte dei buoni ufficiali. I fatti successivi descrissero quella guerra in modo diverso.

E oggi l’affollato treno mediatico del Covid è inarrestabile, con tutte le conseguenze negative che questo comporterà, perché troppe persone vi sono salite sopra o per puro opportunismo o per interessi concreti vari ed a nulla vale argomentare nel merito. Ha ragione chi urla “Oggi 20 morti” o “Più 5% di ricoverati in terapia intensiva” perché è noto a tutti noi che, senza il Covid, non muore nessuno per malattia e nessuno finisce in terapia intensiva.

La realtà dei numeri è altra; nei primi mesi il Sistema Sanitario non è stato in grado di curare il Covid, malattia nuova, ed ha commesso molti errori in Italia più che altrove; ma da alcuni mesi le cose sono cambiate e, tra le tante cause di morte, il Covid è una di quelle meno rilevanti cioè che ha meno incidenza sulla popolazione.

Grazie alle terapie ed alle cure affinate nei mesi, e senza vaccino, il Covid si sta avvicinando alle casistiche dell’influenza stagionale sia come decessi che come ricoverati in ospedale, e come l’influenza non genera postumi. Questo dicono le analisi statistiche che però contano meno del volume della voce o dei contenuti intrisi di compassione di coloro che guidano il treno e che ci fanno sentire tanto più sicuri e tutelati come ci sentimmo anni fa, grazie agli Americani, nella Guerra del Golfo.

E coloro che guidano il treno sono i più interessati a che la rappresentazione continui: politica, media, opinionisti e i sempre più numerosi arricchiti grazie al Covid; e gli altri o sono per definizione criminali o, i più, una maggioranza silenziosa.

A questo si aggiunga che chi tra i decisori (Governo, Task Force, Esperti) volesse tornare a comportamenti ed azioni più aderenti ai fatti ormai è preda del proprio ruolo; non può all’improvviso affermare che il Covid è diventata una delle tante e comuni malattie, anche mortali, che ci affliggono. Sarebbero sbranati.

Con un semplice grafico è immediato capire che oggi il Covid genera paure fuori misura e senza fondamento, o almeno non fondate né sui fatti né sui dati. 

Con dati da luglio ad oggi, si vede che meno dello 0,6 per cento dei positivi si trova in terapia intensiva e che meno del 7 per cento è ricoverato in ospedale; quindi oltre il 93 per cento delle persone malate sta a casa in isolamento domiciliare (Dati Protezione Civile).

Ciononostante è già scoppiata l’emergenza ricoveri in terapia intensiva con circa 500 ricoverati in tutta Italia, quando nella fase di picco ad aprile ce ne sono stati oltre 4.000, quindi oggi sono circa un decimo. Come è possibile allora che siamo già in emergenza e, cosa più importante, da aprile ad oggi cosa è stato fatto con tutti i soldi che sono stati messi in gioco anche per le terapie intensive?

Inoltre, come più volte detto, la pericolosità della malattia si sta abbassando sempre di più tant’è che al 15 ottobre, la letalità del periodo da luglio ad oggi è pari all’1,1 per cento ed in diminuzione.

In realtà questo è il tasso di letalità apparente perché come ci hanno sempre ricordato gli esperti, tra i malati non sono calcolati gli asintomatici non censiti. Ma se gli asintomatici non censiti fossero, non 6 milioni come pure ipotizzato da alcuni, ma più realisticamente 3 o 4 volte i malati censiti ufficialmente, avremmo una letalità reale prossima allo 0,4% non lontanissima da quella dell’influenza stagionale.

Sui 36.000 morti ho argomentato e per carità di patria non è il caso di tornarci su.

(https://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2020/10/perche-abbiamo-oltre-20-mila-morti-in-piu-rispetto-al-resto-del-mondo/)

Oggi di Covid si muore meno di tante altre le malattie, infettive e non, per le quali sarebbe più ragionevole preoccuparsi e, piaccia o no, per un Paese come il nostro 50 morti al giorno non sono mai stati, nella storia, un dato sufficiente per cambiare anzi sconvolgere radicalmente la vita degli altri 60 milioni visto che ogni anno muoiono circa 650 mila italiani, 1.800 al giorno, quasi tutti per malattia, senza alcuna rappresentazione mediatica. (vedi tabella dati Istat per l’anno 2017). 

Ma il Covid esiste e non va ignorato come non vanno ignorati gli altri morti, ma va contrastato con azioni e comportamenti commisurati al pericolo sociale reale, come facciamo con i tumori, gli infarti, altre malattie infettive e gli incidenti, senza devastare psicologicamente e materialmente 60 milioni di persone che si trovano ora nella peggiore recessione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

N.B.

- I dati presi in considerazione sono quelli da luglio ad oggi per le ragioni esposte nell’articolo:

https://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2020/10/perche-abbiamo-oltre-20-mila-morti-in-piu-rispetto-al-resto-del-mondo/

 


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