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Cronaca

Ristoratori lucchesi bloccano la A1 ad Orte: sempre più vicina la resa dei conti

giovedì, 15 aprile 2021, 09:20

di aldo grandi

Che cosa sta accadendo nel mondo della ristorazione lucchese? A Roma incidenti e cariche della polizia contro Momi, Antonio Alfieri e gli appartenenti al movimento #IOAPRO. A Firenze Samuele Cosentino di Confcommercio con il cappio al collo e il suo grido di disperazione che invita a riaprire subito e senza indugi i locali prima che sia, ma lo è già, troppo tardi. E ad Orte, sull'autostrada A1, direzione Firenze, due chilometri dopo l'area di sosta Giove, alcune decine di imprenditori lucchesi che bloccano il traffico provocando, in quattro ore, ben 55 chilometri di coda. L'Italia o una buona parte, tagliata, letteralmente, in due per manifestare contro il Governo.

Dopo anni e anni di silenzio e condivisione, improvvisamente l'emergenza sanitaria, con i suoi 13 mesi di devastazioni e chiusure senza senso, ha fatto saltare il pentolone. Ad Orte c'era il responsabile di Lucca di Tni (Tutela Nazionale Imprese) associazione fondata da Pasquale Naccari, Massimiliano Martinelli del ristorante il Borghetto a Nozzano Castello, una nostra cara e vecchia amicizia, un professionista serio e sul mercato da decenni. Con lui altri ristoratori e commercianti tra i quali Ferruccio Pera di Gosto e Mea, Luca Nelli della Rusticanella, Susanna Franceschi de L'anciua, Roberta Carrara di Via Veneto, Angelica di Reo Galante, Giacomo Tosi di Bar Viceversa, Stefania e Antonio di Artespressa, Gaia del bed&breakfast La Romea, Marco Cacciaguerra della pizzeria Fuego e anche una faccia che era sparita da un po' di tempo, ma che rivediamo con simpatia e piacere, Giovanni Martini del Caffè Monica, il commerciante più multato e 'tartassato' di Lucca insieme a Filippo Giambastiani del Caffè Tessieri. 

Qualcuno si è chiesto come mai Giovanni Martini, che fino a qualche tempo fa militava nel direttivo di Confcommercio Lucca, non fosse a Firenze con i colleghi di Palazzo Sani invece di andare a Roma per la manifestazione organizzata dagli iscritti alla sigla Horeca, uno specifico settore commerciale, quello dell'Hotellerie-Restaurant-Café che si riferisce alle aziende alberghiere, di ristorazione, di catering, ristoranti e bar. Ce lo siamo domandati anche noi guardando queste immagini del blocco autostradale di Orte e del Circo Massimo a Roma dove i manifestanti erano stati 'dirottati' prima, confinati poi, dalle forze di polizia e abbiamo appreso che Martini era presente in quanto ristoratore indipendente.

Una ristorazione lucchese che, come quella di tutto il Paese, morde il freno e chiede certezze sulle riaperture perché non è più disposta a pagare il prezzo più alto di fronte a dati che dimostrano come il virus sia lontano anni luce dall'essere quella devastazione umanitaria che vogliono farci credere. Comunque sia, quello che è sicuro è che così non possono andare avanti. Il fallimento è dietro l'angolo e se anche la cassa integrazione tiene, si fa per dire, buoni i dipendenti, quando non ci saranno più soldi da distribuire a pioggia, scoppierà l'inferno.

"Tutto è nato e lo sai bene tu che ci hai sempre seguito - spiega Massimiliano Martinelli - qualche mese fa, quando mi sono reso conto che nessuno ci stava aiutando e che la nostra vita professionale stava andando alla deriva. Allora, io che non mi sono mai interessato attivamente di prendere parte ad iniziative di protesta, ho avvicinato Pasquale Naccari fondatore di Tni, appunto tutela nazionale imprese e di cui io sono il responsabile lucchese mentre a Viareggio c'è Stefano Vecciani per la Versilia. Horeca ha organizzato a Roma una manifestazione di protesta che aveva ricevuto la regolare autorizzazione per recarsi in piazza a Montecitorio. Siamo, quindi, partiti in auto, un lungo corteo dalla provincia di Lucca che ha raggiunto Roma verso mezzogiorno di martedì 13 aprile. Appuntamento al Circo Massimo che, per chi non lo conosce, è una sorta di enorme area vuota dove siamo stati confinati in attesa di partire per Montecitorio. Invece niente, con la scusa che alcuni facinorosi avevano creato problemi, ci hanno costretto a rinunciare".

"A quel punto - continua Martinelli - incazzati come bestie, siamo risaliti in auto e ripartiti per la Toscana. Una volta arrivati all'area di servizio Giove, siamo scesi e ci siamo resi conto che mentre noi muoriamo di fame, agli autogrill sull'autostrada e non si capisce perché, si può mangiare tranquillamente seduti al tavolo come se niente fosse. Allora, in appena cinque minuti, ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa di eclatante e, così, siamo risaliti in auto e, dopo due chilometri, abbiamo cominciato a rallentare fino a fermarci. Siamo scesi e abbiamo spiegato agli automobilisti quali erano le nostre motivazioni. Ovviamente si è formata una coda che, dopo quattro ore, ha raggiunto 55 chilometri. Abbiamo lasciato via libera sulla corsia di emergenza a chi aveva bisogno. E' arrivata la polizia che è rimasta lì con noi a presidiare, ma quando hanno cominciato a riprenderci con la videocamera Pasquale Naccari è intervenuto riuscendo ad evitare che venissero riprese le targhe".

Tutto si è concluso dopo quattro ore quando i ristoratori si sono ritirati lasciando via libera alle auto che aspettavano. Pasquale Naccari, leader di Tni, è stato chiaro: o riaprono o seguiranno altre manifestazioni ancora più significative.

Video Ristoratori lucchesi bloccano la A1 ad Orte: sempre più vicina la resa dei conti


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