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Cultura e spettacolo

Finalmente… Miseria e nobiltà

lunedì, 11 febbraio 2013, 09:37

di igor vazzaz

Sembrava stregato il destino della sosta lucchese della commedia scarpettiana Miseria e nobiltà per la regia di Geppy Gleijeses: dopo lo slittamento di una settimana, a causa dei lavori di consolidamento del Teatro del Giglio resi necessari dagli ultimi eventi sismici, venerdì sera la prima è saltata, non senza sorpresa, per uno sciopero indetto dal personale dello spazio scenico dovuto al mancato accordo del contratto integrativo scaduto ormai da oltre sei mesi. Per rimediare all’impasse, la compagnia si è quindi resa disponibile per una doppia replica nella giornata di domenica: una pomeridiana al consueto orario (16.30) e una serale “anticipata” alle 20.

E dopo La grande magia di Eduardo De Filippo, ecco approdare a Lucca la più famosa commedia del padre Eduardo Scarpetta (i tre fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina erano figli naturali dell’attore e autore partenopeo), pièce consacrata nell’immaginario collettivo da una celeberrima trasposizione filmica del 1954 (per la regia di Mario Mattoli) con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca. Nell’occasione il principe De Curtis aveva dato il meglio di sé, impreziosendo la partitura originale con gag improvvisate destinate a iscriversi indelebilmente nella memoria del pubblico: si pensi alla sequenza dell’assalto agli spaghetti, in cui la pasta non viene solo mangiata, ma cacciata direttamente in tasca, catartica reazione a una fame atavica, irresolubile.

La versione diretta da Gleijeses, curriculum di vaglia specialmente per quel che concerne il teatro d’area napoletana, si contraddistingue per la ricerca di elementi innovativi calati in una struttura rispettosa della tradizione. Assai asciutta la prima parte, quella in cui vengono presentati i miseri, svolta in un ampio spazio dai colori tetri, dominato dal fumo e da un grande riflettore sul fondale a simulare l’effetto d’una finestra: è la sgarrupata soffitta in cui due famiglie, puntualmente insolventi rispetto agli obblighi affittuari, convivono in forma coatta tra liti, rinfacci, contumelie comiche. Cuore pulsante il tavolo centrale intorno a cui s’intrecciano i rapporti (catalizzati dall’irruenza muliebre di Mariangela Bargilli e Lisa Perna) degli affamati popolani che, seduti ai lati della scena, entrano in gioco uno per volta secondo una strategia antinaturalistica non priva d’efficacia. Sorta di concerto d’attori non scevro da influenze brechtiane (l’effetto è quello di denunciare la matrice smaccatamente teatrale della messinscena), il primo segmento si segnala per la peculiare sospensione ritmica dovuta alla soluzione adottata, in grado di stemperare l’andamento comico senza che la riuscita complessiva ne risenta minimamente. 

Ordita la tipica trama farsesca (l’amore tra giovani ostacolato dal padre di lui, peraltro in concorso per la medesima conquista galante, viene risolto dall’improbabilissima messinscena dei poveracci finti aristocratici per il più classico dei finali felici), la seconda parte è ambientata all’interno della ricca casa borghese del cuoco parvenu (Gigi De Luca), ed è caratterizzata da un andamento assai più convenzionale, nonostante i costumi assai indovinati (di Adele Bargilli) per particolarissimo gusto quasi futurista: a farla da padrone, la ludica comicità del dettato originale, che non lesina appoggi sulla riconoscibilità dei protagonisti, in special modo Lello Arena calato nei panni di Pasquale ’o salassatore. V’è forse un eccessivo squilibrio tra l’affidabilità degli interpreti principali e una compagnia non del tutto omogenea (segnaliamo in positivo l’ottimo Gino De Luca nella doppia veste di Luigino e Vicienzo), così come tra le diverse impostazioni strategiche delle due parti, benché, tutto sommato, l’allestimento riesca a tenere in fatto sia di tensione sia di efficacia. Certo, per uno spartito come quello scarpettiano, polifonico, ricco di larghe maglie a consentire variabili soluzioni interpretative, ci si potrebbe augurare un coraggio maggiore, una più approfondita applicazione, pure nella direzione intrapresa dallo stesso Gleijeses nel primo atto. Pensiamo a certe dissonanze, certi raggelamenti delle regie di Arturo Cirillo, astro assoluto del teatro d’area napoletana e non solo, impostosi negli ultimi anni a suon di messinscene memorabili che potrebbero diventare riferimenti polari come lo sono stati, sino a qualche stagione fa, gli allestimenti diretti da Toni Servillo, a sottrarre Eduardo da un impolveramento incipiente e immeritato. Detto questo, non ci sottraiamo al battimani per questo Scarpetta ritrovato.

Prossimo appuntamento con la prosa al Giglio, Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello per la regia di Sebastiano Lo Monaco, dal 1 al 3 marzo.

Igor Vazzaz

Miseria e nobiltà, di Eduardo Scarpetta

con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli, Gigi De Luca, Antonio Ferrante, Gino De Luca, Loredana Piedimonte, Antonietta D’Angelo, Vincenzo Leto, Jacopo Costantini, Silvia Zora, Francesco De Rosa

scene: Francesca Garofalo

costumi: Adele Bargilli

musiche: Matteo D’Amico

luci: Luigi Ascione

regia: Geppy Gleijeses

produzione Teatro Stabile di Calabria – Teatro Quirino 


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