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Cultura e spettacolo : Speciale "I Teatri del Sacro 2013"

Come la pittura, il teatro

martedì, 11 giugno 2013, 13:06

di sara ricci

Labirinto della compagnia napoletana Teatri35, terzo spettacolo della giornata d'apertura del festival Teatri del Sacro, è una messa in scena di tableaux vivants nello spazio del Battistero di San Giovanni e Reparata. Pittura con i corpi, teatro con i quadri: con pochi oggetti di scena (un tavolo, candele, qualche tessuto scarlatto, blu o bianco), un sapiente e vivificante uso delle luci e dei momenti d'ombra disegnati da Davide Scognamiglio, i tre attori sul palco (Gaetano Coccia, Francesco O. De Santis e Antonella Parrella) ricreano le immagini di quadri barocchi fissandosi nelle pose dei soggetti delle tele, drappeggiandosi di stoffe e fasce colorate a ricreare la foggia e i panneggi dei dipinti. Una costruzione paziente, meticolosa e ponderata, di immagini che fissano l'attenzione sul Cristo, morente, morto, risorto, vivente. Muti gesti di disposizione di suppellettili, di vestizioni, di stesure di teli, quasi a preparazione dello spazio di un rito, a creazione di un ambiente per adorare il sacro, senza dimenticarne la dimensione corporea. Ricreare con i corpi vivi un quadro barocco, con le pose eloquenti di tre personaggi, è operazione che ricorda la sacralità incarnata di un Dio fatto uomo, e di una donna, che sempre lo segue, lo testimonia, lo sorregge.

Labirinto è il titolo dello spettacolo: un cammino attraverso le immagini, un percorso tortuoso come la luce tra le pieghe di un manto del Seicento, a tratti indistinto, senza un chiaro obiettivo, che inizia tenendo sullo sfondo un'oscura figura quasi fetale, ombrosa, che poi si trasferisce a prender parte alle costruzioni, segno, forse, dell'inizio di un viaggio di crescita. Un cammino che, come in ogni labirinto, resta fatto di passi e passi falsi, di avanzamenti e battute d'arresto, soffermandosi sulla decisione da intraprendere, a tratti illuminata dalla perfezione di un'immagine sacra, da una presa di coscienza. Un percorso che è una messa in opera del potere del sacro che modella mani, occhi, volti, braccia tutti tesi verso il desiderio di fissarsi nella contemplazione di un attimo abitato da Dio. Velasquez, Caravaggio, Andrea Vaccaro, ma anche Piero della Francesca e Alexander Ivanov (con il suo Noli me tangere così intensamente reso), che seppure non barocchi ne assumono in Labirinto i colori e l'intensità drammatica.

Guida la creazione delle immagini la musica, sapientemente scelta in consonanza con le epoche o lo spirito delle tele, e quella dà respiro e ritmo ad ogni gesto, guidando nell'attesa e nel gusto delle immagini uno spettatore che forse dal solo guardare sarebbe presto annoiato: sono molti i sedici quadri selezionati, è lungo il labirinto e, talvolta, ci si chiede se l'uscita non sia già dietro l'angolo. Poi il cammino riprende, reso intenso da un crescendo, da un miglior assestamento tra il ritmo visivo e quello sonoro: passata la sorpresa e l'ammirazione delle primissime pose, è con gli ultimi cinque quadri che si riprende il cammino al passo con i performer. Bach, Vivaldi, ma anche Verdi, Battiato e il giapponese Shigeru Umebayashi, quasi ad ammonire che dell'emotività barocca può farsi interprete ogni epoca. Ben scelti tutti i brani, tranne, forse, il Battiato finale: una didascalia probabilmente eccessiva, poco in tono con il resto, troppo esplicitamente attuale, in cortocircuito nell'equilibrio sinestetico tra vista, ascolto ed emozione raggiunto sempre più, e con rara delicatezza, nel corso del lavoro, e che rischia di smarrirsi senza ragione in un momento delicato come quello conclusivo.

Poche parole tracciano l'inizio del cammino e il suo compimento, accompagnando il passaggio “dentro e fuori” dal labirinto: frasi centrate sulla donna e sulla Madre che ci riconsegnano alla dimensione della realtà, da guardare con occhi nuovi, ricordandosi di scorgervi i particolari senza tempo che danno senso al nostro viaggio alla ricerca della prossima tappa.

 

 Teatri35

Labirinto

con Gaetano Coccia, Francesco O. De Santis, Antonella Parrella

disegno luci Davide Scognamiglio

tecnico luci-audio Gennaro Maria Cedrangolo


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