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Cultura e spettacolo

Poesia e vite spezzate

venerdì, 14 giugno 2013, 15:46

Siamo arrivati esattamente alla metà del festival I teatri del sacro con cui Lucca diventa, per una settimana (dal 10 al 16 giugno), capitale del teatro e dello spirito, pronta ad accogliere con calore compagnie teatrali di prim’ordine da tutta Italia. Anche il giovedì, come ormai è consuetudine, si apre al Teatro San Girolamo, con un appuntamento molto atteso: Un po’ d’eternità, dell’Associazione Culturale Celesterosa. Silvio Castiglioni veste i panni di Osip Mandel'štam, poeta russo perseguitato dalla dittatura staliniana negli anni Trenta, a causa dal suo progressivo distanziamento dal regime. La vera protagonista, però, è la moglie Nadežda (Silvia Pasello): mentre il marito racconta dei suoi viaggi –specie quello in Armenia– e del suo lavoro, la donna ci mostra soprattutto la sofferenza di quelle vite spezzate dalla condanna al confino.

La regia di Giovanni Guerrieri non prevede mai un dialogo diretto tra i due, piuttosto si tratta di due monologhi in successione e decisamente distinti: il poeta parla per circa un quarto d’ora, in assenza della moglie, con una luce arancione molto calda e avvolgente calata dall’alto, creando ombre e riflessi sul volto dell’attore –di cui alcune parti sono ricoperte di foglia-oro. È circondato da valigie e bauli, che sembrano sovrastarlo: si muove a fatica, non riesce a spostarle, finché, a un certo punto, tutto crolla, lui e i bagagli, ed è qui che entra in scena la moglie, aprendo la parete di sfondo. Nadežda abbassa il lampadario arancione e l’illuminazione cambia, diventa più chiara e, allo stesso tempo, chiarificante, perché non lascia ombre. Anche la recitazione è molto diversa: più coinvolgente, a partire dal fatto che l’attrice, a differenza di Castiglioni, non usa il microfono. Mentre parla, maneggia alcune valigie, che, nel gioco teatrale, diventano lapidi; il marito è ancora in scena, perso dietro  bagagli, sdraiato e silente, mentre la moglie gli toglie affettuosamente scarpe e calzini.

Uno spettacolo delicato, che ci dimostra cosa significa la Storia quando si scontra con le vite quotidiane, gli amori e le creazioni artistiche, continuamente ostacolati da un regime totalitario che fa di tutto per cancellare i versi del suo maggior poeta, tanto che l’unico mezzo per conservarli è stamparli nella memoria di Nadežda, compromettendone, però, la fama e la diffusione presso i propri contemporanei che, infatti, considerano Mandel'štam alla stregua di uno sconosciuto. C’è qualche debolezza, specie nell’eccessiva prevalenza discorsiva che, complice l’assoluta mancanza di azioni, induce spesso lo spettatore a distrarsi, smarrendo il filo della narrazione con il rischio di perdere il senso della messinscena. Difetti perdonabili in una prima rappresentazione, per uno spettacolo che si pone un obiettivo alto, purché possano risolversi col trascorrere delle repliche e il confronto con i “testimoni”, cioè il pubblico.

Andrea Balestri

 

Celesterosa Associazione Culturale

Un po’ d’eternità, per Osip e Nadežda Mandel'štam

drammaturgia Andrea Nanni

con Silvia Pasello, Silvio Castiglioni

luci Federico Polacci

scene Georgia Galanti e Giulia Gallo

regia Giovanni Guerrieri


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