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Cultura e spettacolo : Speciale "I Teatri del Sacro 2013"

Teatrino Giullare, il fascino e la fallibilità dell’esistenza umana

mercoledì, 12 giugno 2013, 12:02

di andrea balestri

La seconda giornata del festival I teatri del sacro –a Lucca dal 10 al 16 giugno–  si apre con Canti del guardare lontano, portato in scena dalla compagnia Teatrino Giullare. Nella penombra del Teatro San Girolamo, gli spettatori sono accompagnati in un viaggio onirico, immaginario e filosofico, alla ricerca del senso e dell’origine della vita. Niente di meno. Per perseguire tale ambizioso obiettivo si porta in scena uno allestimento complesso, sviluppato su più livelli di linguaggio: dai burattini alle videoproiezioni, dalle musiche alla narrazione, in un gioco di suggestioni a tutto tondo.

Il testo di Giuliano Scabia racconta del peregrinare di un cavallo e del suo cavaliere, che, per mezzo dell’immaginazione, attraversano molte difficoltà fino ad arrivare alla sorgente del tutto, al di là del tempo. Lo spazio in cui si muovono burattini e attori è la scenografia polifunzionale disegnata da Cikuska, una piramide tronca le cui pareti sono formate da pancali in legno: grazie ai giochi di luce questa assume facilmente le sembianze ora di un crinale, ora di un tetto, ora del deserto, ora di un monte, diventando luogo ideale per la dinamicità della performance.

Il risultato, purtroppo, appare troppo acerbo, anche per essere al debutto: dal punto di vista tecnologico i problemi più gravi (tracce audio saltate, video sostituiti da fotografie), che hanno disorientato sia il pubblico sia gli interpreti, talvolta apparsi in difficoltà. Tali errori, ma non solo, fanno perdere in efficacia comunicativa ed espressiva, rendendo quasi vana la costruzione molto ragionata che sostiene lo spettacolo. Uno dei maggiori ostacoli alla ricezione è costituita, inoltre, dalla dimensione delle marionette, difficili da riconoscere a una certa distanza, elemento da cui non si può prescindere in uno spazio stretto e lungo come la sala del San Girolamo.

La scena non riesce mai a catturare stabilmente l’attenzione dello spettatore, perché abbondano i momenti lenti e semivuoti, alternati a sequenze eccessivamente lunghe, come quella in cui viene dichiarato un lungo elenco di nomi propri. Al contrario, uno dei momenti più entusiasmanti è quello in cui gli attori, di spalle, fingono di suonare una chitarra elettrica e una batteria, mentre si sente Hell’s bells degli AC/DC.

Una delle sequenze finali, in cui un uomo con una scala a pioli arriva fino al cielo per prendere le stelle, ci dimostra il potenziale poetico cui tutta la piéce poteva aspirare. L’intenso dialogo tra cavallo e cavaliere racconta l’avventura umana e il suo fascino, che sta –e vale anche per questo spettacolo– nella sua fallibilità.

Teatrino Giullare

Canti del guardare lontano

dal testo di Giuliano Scabia

diretto e interpretato da Teatrino Giullare

scene, oggetti, costumi Cikuska

 


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