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Cultura e spettacolo

Muti... di fronte ad un Falstaff da applausi a scena aperta

sabato, 14 dicembre 2013, 11:22

di oriano de ranieri

Falstaff al teatro del Giglio in questi giorni è una dimostrazione che, con intelligenza, e nel rispetto degli autori, si può mettere in scena una delle opere più difficili di Verdi, il capolavoro della sua vecchiaia e l’ultimo, su libretto di Arrigo Boito ispirato da Shakespeare. Tutte voci all’altezza e fresche, con l’orchestra giovanile Luigi Cherubini. I lunghissimi applausi del pubblico hanno premiato un lavoro impeccabile. Il rapporto instaurato tra la nostra città e il Ravenna Festival ha dato, come era ovvio, i suoi frutti.

La regia di Cristina Mazzavillani Muti, moglie del maestro, è stata incisiva e snella in un’opera ricca di colpi di scena e di tanti personaggi soprattutto nel finale tra fate, spiritelli, le allegre Comari di Windsor , servi trattati male, marito geloso, tutti pronti a punire la protervia e la sfacciataggine di Falstaff. Buona l’idea delle proiezioni che fanno da scene suggestive dei luoghi verdiani: Roncole, S.Agata, Busseto. Il baritono bulgaro Kiril Manolov ha dato il meglio di sé nel vecchio che si crede un grande seduttore, ha dimostrato capacità canore e sceniche. Buona esibizione anche del baritono Francesco Landolfi nel geloso Ford che rimane gabbato anche lui, in fondo, dalla figlia Nannetta. Quest’ultima interpretata dalla giovane Damiana Mizzi è stata bravissima. Soprano di agilità dalla dizione perfetta ha notevoli capacità di attrice.

Un po’ meno all’altezza il suo spasimante Fenton che alla fine con uno strattagemma diviene suo sposo, il tenore Alessando Scotto di Luzio. Bravissime le comari  Elisa Balbo in Mrs. Alice Ford, Mrs. Quickly Isabel De Paoli, Mrs. Meg Page Anna Malavasi. Bravi, anche se in ruoli minori, il dott. Cajus di  Giorgio Trucco, i servi Bardolfo Matteo Falcier, Pistola Graziano Dallavalle, l’oste della Giarrettiera Fabrizio Petrachi, Robin paggio di Falstaff Michael D’Adamio. Buona la direzione di Nicola Paszkovski che ha guidato un’orchestra di bravi giovanissimi e ha saputo rendere bene i vari momenti dell’opera verdiana: comici, grotteschi e lirici. Ricordiamo il finale Tutto nel mondo è burla  nella saggia constatazione di Tutti gabbati! Citiamo il light design Vincent Longuemare, le cene di Ezio Antonelli, i costumi di Alessandro Lai, il visual design Davide Broccoli. Bravo anche il coro del teatro municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati. E bravi le ballerine e i ballerini. Domani, domenica pomeriggio alle ore 16 si replica.

 

Foto Maurizio Montanari


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