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Cultura e spettacolo

Si chiama Giovanni da Monreale e si definisce artista urbano... ma il permesso non serve?

mercoledì, 2 luglio 2014, 11:13

Si definisce artista urbano e si firma come Giovanni da Monreale. È l'autore di una scultura raffigurante un bimbo che, zainetto alle spalle ma videogame in mano, se ne sta in solitudine su una panchina di piazza della Concordia a San Marco, nei giardini di fronte alla vecchia entrata del Campo di Marte. Vi si trova, pare, da ieri mattina, inchiavardata alla seduta.

L'opera si chiama Games ed è messa lì, come afferma il suo stesso creatore, senza alcun permesso da parte dell'amministrazione comunale. E, in ogni caso, Francesca Pierotti, l'assessore al decoro urbano, non ne sa nulla. L'obiettivo del progetto, stando a Giovanni da Monreale, è quello di riqualificare le zone abbandonate a se stesse proseguendo il cammino già segnato con Pietrasanta e Torino: "Il progetto – afferma – prevede l'arricchimento delle periferie urbane integrando delle statue raffiguranti scene di vita quotidiana nelle quali la società si riflette e si confronta".

Intanto, però, il primo risultato che Games ha raggiunto è stato quello di spaventare a morte i vicini residenti. In particolare Anna Bianchi, che vive a poche decine di metri dal giardino dove si trova la panchina: "Se ne è accorta ieri mattina la mia nipotina – racconta – e lì per lì ho pensato fosse un ragazzo che aveva sbagliato gli esami. Ma dopo ore era sempre lì e mi sono impaurita. Ho pensato fosse morto o si fosse sentito male. Allora sono scesa e mi sono avvicinata".

Quando, però, ha compreso, pur non capendone il senso, che si trattava di un oggetto, lo spavento è aumentato ancora di più: "Pensavo fosse una bomba, un oggetto pieno di tritolo. Se ne sentono di  tutti i colori negli ultimi tempi. Volevo chiamare la polizia, poi ho preso un bastone e ho cominciato a toccarlo. Se l'opera mi piace? Sì, ma incute troppo timore".

L'autore rivendica la propria azione definendola una donazione al comune e ai cittadini lucchesi: "Sono consapevole che le donazioni vanno concordate con le amministrazioni, allo stesso tempo mi rendo conto della crisi che sta attraversando il nostro paese e dei continui tagli sulla cultura. Ho eseguito Games, un bambino di circa 11 anni che gioca con un videogioco, per criticare l'eccessivo uso dei monitor da parte dei bambini e le gravi conseguenze che esso porta. I bambini sono il nostro futuro e vanno tutelati". 


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