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Cultura e spettacolo

Neil Young incanta piazza Napoleone

domenica, 17 luglio 2016, 02:07

di cinzia guidetti

Potrebbero bastare solo due parole per descrivere il concerto del Summer Festival di ieri sera, sabato 16 luglio. Neil Young, un nome e un cognome. Perché Neil Young ha fatto la storia della musica, perché Neil Young è la denuncia, perché Neil Young è la poesia perché, perché Neil Young è Neil Young, e quando lo ascolti tutto questo lo percepisci, lo senti vivo, e palpabile, come lo hanno sentito in maniera vivida gli 8 mila spettatori in piazza Napoleone venuti da tutta Italia e dall’estero per vedere il cantautore canadese.

Cappello, maglia a quadri e sotto una T-shirt con scritto “Earth”, che chiaramente strizza l’occhio a un tema che sta tanto a cuore al cantautore canadese, l'ecologia (e non a caso il concerto è stato aperto dall’ingresso di due contadine che hanno gettato semi sul palco e piantato la terra nei vasi posizionati a bordo palco). Taciturno (tre parole in tutta la sera per ringraziare il pubblico), a parlare sono state, come sempre, le sue canzoni. Neil Young è salito sul palco, e si è seduto al piano. “After the gold rush”, “Heart of gold” i primi brani. La prima parte del concerto, acustica, intima, quasi un ingresso in punta di piedi, con piano e armonica. Toccante “Mother earth” suonata con armonica e un organo pump con due grossi ceri ai lati.

E poi sul palco sono saliti tre disinfestatori vestiti di bianco che hanno aperto la strada ai “Promise of the real” del chitarrista Lukas Nelson affiancato dal fratello Micah alla chitarra, Corey McCormick al basso e Anthony Logerfo e Tato Melgar divisi tra batteria e percussioni a completare la sezione ritmica. Lukas Nelson si è spostato al piano e ha eseguito in un italiano incerto “Nel blu dipinto di blu”, aspettandosi forse più partecipazione dal pubblico, ma il brano non ha fatto molto presa.

Invece la sorpresa che ha fatto entusiasmare tutta piazza Napoleone è stata l’ingresso della leggenda del country Willie Nelson (padre di Lukas e Micah). Due i brani eseguiti “Are there any more real cowboys e “On the road again” e la musica ha virato così verso il country e piazza Napoleone ha intonato le canzoni entusiasta. Neil Young e Nelson hanno duettato, intrecciato suoni, ritmi che hanno lasciato il pubblico senza fiato. Un'emozione, vivida e palpabile, quella che i mostri sacri hanno trasmesso con tanta naturalezza.

Il country inizia a mischiarsi sempre più al rock lasciando sempre più spazio a quest’ultimo per la gioia di una grossa fetta degli spettatori. Intanto il pubblico canta “Alabama”, “Winterlong”, “Seed justice". Neil Young si lascia andare a lunghi assolo e anche la band ha tutto il tempo di spaziare con lunghissime code strumentali ed effetti. Non manca, perché non può mancare, la protesta con “Monsanto” tratta dal concept album “Monsanto years” del 2015 (ultimo registrato in studio proprio con i “Promise of the real”), un album di denuncia contro l'azienda e tutte le multinazionali del cibo.

La piazza è rapita dai lunghi assolo e dagli effetti, siamo alla fine arrivati proprio nella sezione dedicata al rock (l'ultima dopo l'acustico e il country), piazza Napoleone, dopo tre ore di concerto chiede il bis al canadese che, anche se ha oltre 70 anni non si lascia sfuggire l’occasione e insieme a Willie Nelson e ai “Promise of the real” rientra sul palco, anche se la mezzanotte è passata da oltre venti minuti.


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