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Cultura e spettacolo

Paganini e Lucca, una intera giornata dedicata al musicista

martedì, 28 febbraio 2017, 15:19

Fra gli eventi della Rassegna Il Settecento musicale a Lucca Animando dedica venerdì 3 marzo una intera serata a Paganini, non solo per la fama consolidata della sua musica, ma anche per lo stretto rapporto che egli, genovese, ebbe con la città di Lucca, dove soggiornò dal 1805 al 1810, manifestando e consolidando qui il suo genio musicale.

Paganini era approdato per la prima volta in città a 19 anni, nel 1801, quando già godeva di una buona fama di violinista, anche se territorialmente circoscritta. Era stato invitato a tenere un concerto proprio per la festa di Santa Croce, la sera del 13 settembre. Trovò un pubblico numeroso che a maggioranza apprezzò entusiasticamente l’esibizione. Non mancarono tuttavia i benpensanti che si scandalizzarono per certe audacie, tipo l’imitazione con il violino di altri strumenti o di versi di animali.

L’esibizione comunque rimase nella memoria dei lucchesi, tanto che, agli inizi del 1805, Paganini fu richiamato in città per ricoprire l’incarico di primo violino della Cappella nazionale della Repubblica. Quando poi Napoleone, nello stesso anno, assegnò alla sorella Elisa e al marito Baciocchi il principato di Lucca, il musicista passò all’orchestra di corte della principessa con l’incarico di virtuoso da camera e di direttore dell’orchestra.

A dispetto dei limiti oggettivi del suo governo, Elisa era pur sempre una Bonaparte, erede d’una buona dose di megalomania familiare, il che alimentava il suo desiderio di fare della piccola corte di Lucca una corte brillante e à la page. In questo disegno rientrava, tra l’altro, l’organizzazione di feste scenografiche in cui la musica aveva un posto rilevante e a cui Paganini ebbe dunque modo di dare un bel contributo.

Paganini divenne ben presto protagonista della vita musicale e mondana della città, un idolo simile alle rockstar contemporanee. Sappiamo che la fascinazione operata da lui, in particolare sulle donne, nasceva da molte componenti (la sua personalità, il suo stesso aspetto fisico), ma certamente l’elemento più significativo era la straordinaria abilità tecnica, che dovette apparire come qualcosa di sovrumano, di stregonesco. Altro elemento di fascinazione era la facilità compositiva del musicista, il quale racconta nelle sue memorie di aver composto in un paio d’ore un concerto con accompagnamento orchestrale, in cui la parte solistica veniva affidata alla improvvisazione.

E proprio l’arte eccelsa dell’improvvisazione è un altro elemento fondante del genio paganiniano, anzi, forse il più rilevante e originale. Proprio il carattere improvvisato delle sue esibizioni spiega, tra l’altro, il ristretto numero di composizioni che furono pubblicate durante la vita dell’autore.

Non possiamo tacere, infine, sulle voci d’una relazione tra il musicista e la stessa Elisa Baciocchi. Certamente se ne parlò allora nei pettegolezzi di palazzo, e le voci continuarono – forse alimentate dal musicista stesso – negli anni successivi. Arrivarono almeno fino al 1925, anno in cui un musicista famoso come Franz Léhar dedicò al romanzetto rosa di Paganini e Elisa una delle sue operette di maggior successo (Paganini, appunto, ambientata a Lucca). Su quel romanzetto, in realtà, non c’è nulla di sicuro. E’ invece certo che il giovane musicista aveva già avuto modo di sperimentare l’effetto che faceva sul gentil sesso: il suo aspetto alto, esangue ed emaciato, il volto irregolare ma dallo sguardo magnetico, il diabolico genio virtuosistico, tutto concorreva a farne un’incarnazione dell’artista romantico e seduttore.

La rottura con Lucca arriva nel 1810. Probabilmente il rapporto con la principessa rischiava di diventare insostenibile. Probabilmente ci saranno stati per Paganini altri motivi di scontento. Certamente un motivo d’insoddisfazione fu, durante tutto il suo soggiorno lucchese, lo stipendio troppo modesto. Uno stipendio che non raggiunse mai livelli soddisfacenti per il musicista, malgrado l’accumulo di cariche. Fatto sta che Paganini lasciò Lucca e non vi tornò più, malgrado i numerosi inviti.

D’altronde, la fama ormai consolidata durante il soggiorno lucchese gli garantiva un’accoglienza calorosa in ogni piazza possibile. Così negli anni successivi egli percorse più volte l’intera penisola e poi l’Europa, seminando successi e chiacchiere, scandalo ed entusiasmo, e suscitando leggende. 


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