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Cultura e spettacolo

Elena Cattaneo, la sfida come regola di vita

domenica, 24 marzo 2019, 11:19

di annalisa ercolini

La senatrice Elena Cattaneo è docente universitaria, farmacologa e biologa. Nota internazionalmente per le sue ricerche sulle cellule staminali, è a capo di numerosi team di ricercatori e ha all’attivo oltre cento pubblicazioni scientifiche.

Una delle caratteristiche della senatrice Cattaneo, verificate alla conferenza presso il cinema Moderno a Lucca e prima concedendo l’intervista, oltre la tenacia e l’entusiasmo per la ricerca è sicuramente la passione, la sfida e l’umanità che la contraddistinguono. 

Senatrice, cosa significa ricerca e scienza oggi in Italia?

Significa tante opportunità comunque, tutte da crescere e da scoprire, fatica da affrontare e da vincere. L’hanno affrontata e vinta anche altri studiosi prima di noi, mi viene sempre in mente Rita Levi Montalcini, lei una volta disse una frase bellissima: “Le difficoltà bisogna scrollarsele di dosso come acqua sulle ali di un’anatra.” Se si pensa alla sua storia o la storia di tanti studiosi contemporanei oppure del passato le difficoltà ci sono. Il nostro paese non ha sotto i fari dell’attenzione pubblica la ricerca e quindi dobbiamo trovare il modo di non abbandonare il nostro paese. 

Cosa vuol dire essere scienziata e donna in Italia?

Vuol dire tante cose straordinarie. E’ possibile essere scienziata donna in Italia, ce ne sono molte che testimoniano questi raggiungimenti. Si possono toccare obiettivi importanti forse con un’attenzione maggiore nelle fasi iniziali della carriera, potremmo avere più donne scienziate nei livelli gestionali, apicali. E’ un lavoro continuo che si deve fare per dare eque opportunità a tutti. 

Senatrice, perché nel nostro paese è così difficile comprendere l’importanza dell’informazione scientifica corretta?

Penso che questa difficoltà sia generale, ma è particolare nel nostro paese. Ancora adesso mi chiedo come possa essere il nostro paese quello di stamina. Quando in Italia esistono i team migliori che hanno raggiunto al mondo i migliori risultati terapeutici con staminali: San Raffaele di Milano, Università di Modena e Reggio Emilia. C’è uno scollamento tra il laboratorio e lo scienziato straordinario, ricordando che i nostri scienziati sono ai vertici della scienza mondiale. Lo scollamento è per due motivi: da una parte, la scienza è così complessa e difficile che richiede una concentrazione enorme. Infatti gli scienziati si concentrano nei loro laboratori immaginando che là fuori possa esserci una situazione di un normale paese e invece là fuori è popolato dalla cittadinanza, una politica poco affine al metodo scientifico e che sente l’incombenza di acquisizione di consensi immediati. Il secondo elemento è che è poco allenata, strutturalmente forse anche dai percorsi scolastici che via via hanno perso l’attenzione verso quel metodo scientifico che è così importante non solo per l’avanzare della scienza ma per allenarci al pensiero critico. Ecco, quindi, che a partire dalla scuola abbiamo un po' perso quest’attenzione quindi vediamo già due fattori, una scarsa attenzione abitudine politica e una scarsa attenzione del mondo civile, sociale. E quindi se quell’ambito, quella dimensione pubblica non sono protette attraverso un’operazione di sentinella di coloro che hanno le competenze come gli scienziati e coloro che dovrebbero garantire che quelle competenze comincino a rientrare nelle maglie legislative per dare efficacia al nostro paese, le cose non possono andare bene. Ecco che quella dimensione pubblica si riempie di ciarlatani e quindi manca da una parte questa capacità di fare da sentinella, dall’altra il dibattito che si riduce all’effimero e al superficiale come se le competenze non fossero importanti e necessarie e quindi si raggiunge l’abisso, il tracollo. Il nostro paese pur vantando scienziati straordinari è sull’orlo del baratro ogni giorno: Xylella, i vaccini, stamina e poi la discussione sulla sperimentazione animale. Siamo il paese con la peggiore legislazione sulla sperimentazione, la più restrittiva sulla sperimentazione animale. In Italia non puoi parlare di OGM. Contesto la narrazione perché inquina la conoscenza e dà informazioni errate al consumatore. Occasioni come queste con la Croce Verde sono dei momenti in cui si può provare a disinnescare pregiudizi, errori e false valutazioni. 

In questo periodo storico nel nostro paese sempre più giovani sono particolarmente influenzati dall’immediatezza del successo. Lei come donna, ricercatrice e terza senatrice dopo Camilla Ravera e Rita Levi Montalcini quale messaggio vuole inviare a tutti i giovani che sono il nostro futuro?

Il messaggio è di guardare in alto e chiedere molto a se stessi soprattutto quando ci sono difficoltà, non puoi pretendere dagli altri, potrai contestare delle decisioni che ritieni sbagliate per tutti oltre che per te. Ma chiedere tantissimo a se stessi, di impegnarsi, di studiare, di non smettere mai di studiare. L’antidoto verso la superficialità, il falso mito dell’immediatezza è proprio di costruire come dei piccoli operatori una casa dalla quale è possibile aprire tutte le finestre per rendersi conto che il mondo è enorme e ciascuno di noi ha un ruolo. In ciascuno dei giovani ci sono risorse intellettuali, capacità cognitive e pratiche straordinarie e uno deve costruire partendo da lì sapendo che può influenzare la vita di tanti. Questa è una miccia straordinaria quando ti accorgi che quel che fai non solo ti soddisfa e ti riempie di orgoglio, ma può essere di aiuto agli altri. 

Senatrice, ha espresso varie critiche sulle modalità e procedure adottate dal Governo Renzi e spesso è in lotta a favore della scienza e della giusta informazione. Mi permetta lei è una guerriera, questa sua intransigenza proviene dalla famiglia, dal carattere oppure dalla scuola?

Se posso correggerla io ho espresso contrarietà e perplessità in ogni occasione nella quale nel mio piccolo con le competenze che ho gli argomenti, le prove, le evidenze che riuscivo ad accumulare mi trovavo in disaccordo. Poteva essere un governo di destra o di sinistra, nel 2009 io ho fatto causa al Governo Berlusconi perché un certo bando di ricerca sulle cellule staminali escludesse le staminali embrionali. Da dove arriva? Penso che stia dentro tutti noi. Il coraggio ce lo insegna il nostro lavoro, uno scienziato in generale è coraggioso. Lo vedo nei miei colleghi, li ammiro tantissimo per il coraggio che sviluppano nell’andare a studiare cose che nessuno conosce, che nessuno ha mai analizzato e stanno magari in quell’ambito di conoscenza per anni senza aver garantito che raggiungeranno il traguardo. Questo è il coraggio e io copio da loro. 

Perché noi Italiani non ci ricordiamo mai da dove siamo partiti, come eravamo e dove siamo arrivati?

Non lo so. Non ho la capacità di guardare così dall’alto le caratteristiche della popolazione. Ammetto che nei momenti di difficoltà mi piace guardare la storia del nostro paese. A partire da Galileo è una storia veramente piena di liberi pensatori, di scienziati favolosi in tutte le discipline conosciute, viene rabbia a volte a pensare di avere quella storia alle spalle e doverti trovare ad affrontare discussioni che non hanno nessun senso. Però non dobbiamo perdere la speranza e la fiducia anzi dobbiamo ritrovare la forza e la capacità che la storia ci insegna sulle nostre competenze. Insistere, io non cederò mai finché avrò respiro. 

Il suo prossimo obiettivo?

C’è un obiettivo di laboratorio enorme che riguarda la malattia la corea di Huntington, la speranza è di contribuire a trovare una cura. In genere quando parli di una malattia parli di tutte le malattie, sono cose che ricadono su tanti. In generale mi piacerebbe contribuire ad alimentare la fiducia nel nostro paese. Dobbiamo riattivare la cinghia di trasmissione, tra discipline, competenze, chi sta dentro i laboratori e chi sta fuori, la comunicazione, il giornalismo e accorgersi che le persone che ci stanno intorno sono come noi. Siamo tutti uguali e c’è un ruolo per ciascuno. 

Mi consente una domanda più frivola? Ci apre il suo armadio e ci confida a cosa non rinuncia una senatrice?

Certo. Mi piace il bello perché dietro al bello c’è il pensato. C’è il pensiero, il disegno occhi e menti che ci hanno lavorato. Mi piacciono le scarpe, i foulard e le collane e non ci rinuncio.

 

Foto di Simone Rabassini e Victor Valabonsi

 

 

 

 

 


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