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Cultura e spettacolo

Peppe Civati racconta la storia di Liliana Segre

sabato, 6 aprile 2019, 22:42

di annalisa ercolini

Una grande storia sul razzismo e l’indifferenza può essere raccontata attraverso la vita di chi ha vissuto l’intensa persecuzione degli ebrei italiani. Come quella di Liliana Segre. Il mare nero dell’indifferenza, nel libro di Giuseppe Civati, casa editrice People, presentato dalla titolare della libreria Ubik, Gina Truglio.

Giuseppe Civati, dottore di ricerca in filosofia, deputato e segretario di “Possibile” nel marzo 2018 annuncia le dimissioni da segretario e di tutto il gruppo dirigente del partito. Dal 2003 ad oggi l’autore assieme all’intensa attività politica pubblica diversi saggi tra l’altro “Qualcuno ci giudicherà” (2014) e “Voi sapete” (2018).

In questo saggio molto morbido con toni di narrativa, la Segre si rivolge perlopiù ai ragazzi e a i suoi “nipoti ideali” evidenziando un messaggio fondamentale per l’umanità: non perdere mai i diritti e il rispetto per le persone. Il testo riporta la testimonianza di Liliana Segre, espulsa nel 1938 da scuola quando era bambina, clandestina, chiese asilo e poi fu respinta. Il 30 gennaio del 1944 fu deportata ad Auschwitz insieme a suo papà Alberto che non sopravvisse al lager. Il saggio di Civati riprende con grande cura le parole e gli insegnamenti della senatrice a vita. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai quattordici anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana Segre fu tra i venticinque sopravvissuti. Negli ultimi trent’anni la Segre ha promosso una straordinaria campagna contro l’indifferenza e contro il razzismo.

“Gli ebrei furono censiti dagli italiani per altro con una norma – spiega Civati – quello che colpisce la Segre è che la norma era precedente a quella tedesca. La legge razziale nell’espulsione della scuola è copiata dai tedeschi.” Le porte della discriminazione chiusero anche il Parlamento ai senatori a vita ebrei, decisero di non farli più entrare, di dissuaderli quando arrivavano all’ingresso ma dopo 80 anni sono state riaperte a Liliana Segre.

“Con la casa editrice - chiarisci l’autore – abbiamo recuperato il dibattito della costituente sull’articolo 10, sui profughi, sui barconi. Inoltre, l’intento della casa editrice, è raccontare valori molti alti in maniera fruibile a tutti e attraverso la viva voce di chi li ha vissuti.”

La narrazione di Civati si dipana in un intreccio ben dosato fra situazioni di ieri e “minuzie” politiche di oggi, che rendono saporita l’atmosfera della presentazione. Il saggio non è incentrato sulla disperazione ma sul riscatto e sulla “felicità piena”, conferma Civati.

Seppur il saggio sia interessante e benché Civati abbia conquistato il pubblico con una cospicua presentazione, l’incontro ha patito una stortura evitabile riguardante un tema ancora caldo qui a Lucca, la Boldrini. Nel libro non c’è un legame stretto con questa vicenda piuttosto è parsa una punzecchiata.

“Stiamo attenti a quello che diciamo, stiamo attenti sul razzismo. E’ una cosa che non controlliamo più, siamo in un paese troppo fragile culturalmente, troppo spaventato se incominciamo a soffiare il fuoco divampa sicuro. Sono preoccupato per questo. C’è sempre quello che esagera quello che si sente sostenuto da una retorica pubblica che ritiene che si può dare del nero, del frocio, tanto non succede niente. Quando lo senti dire dalla televisione e quando lo vedi scritto dappertutto. Io per esempio ho i social che dovrebbero chiudermeli perché a me mi insultano tutti, ho questa fortuna, tutte le parti politiche. Laura Boldrini a cui dedicheremo un libro, non tanto su di lei ma su quello che le hanno fatto perché a Laura Boldrini le hanno dato tutte le colpe del mondo inventandosi delle balle assurde. Sapete no, Lei ha voluto incontrare chi ha scritto queste cose.”

 


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