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Cultura e spettacolo : lucca summer festival

New order ed Elbow: un viaggio tra generi ed epoche che rapisce il pubblico

sabato, 13 luglio 2019, 01:57

di giulia del chiaro

Un viaggio che dal sound innovativo ed attuale degli Elbow traghetta fino al synth pop-rock dei New Order, per una serata fatta di continui, e rapidi, contrasti tra toni vivaci e malinconici, colore e ombra, movimento e quiete. Le due band di Manchester arrivano in città per portare due visioni musicali diverse, ed in dialogo tra loro, con uno spettacolo capace di scavalcare le differenze tra i generi trasportando il pubblico lungo decenni di successi.

Coinvolgimento e partecipazione, dei circa 5 mila spettatori presenti, assicurati durante tutto lo spettacolo che, dai toni musicali d’oltre Manica, dalle 20.30 ha visto salire sul palco la combinazione vincente, dei due nomi centrali nella cultura musicale britannica, capace di costruire un ponte tra il più oscuro synth pop dei new order e il live trascinante degli Elbow band più recente che, dal debutto del 2001, con “Asleep in the Back”, è considerata, da una buona parte della critica, uno dei gruppi musicali più creativi del nuovo millennio.

Ad aprire lo spettacolo proprio gli Elbow. Guy Garvey, voce e leader del gruppo, irrompe sul palco, con un bicchiere di birra alzato, e si rivolge al pubblico invitandolo a battere le mani: “hands!” grida alla piazza. La musica comincia a crescere e tutto di un fiato ecco che saluta i fan con i primi due pezzi del repertorio – “Flyboy blue/Lunette” e “Bones” – passando dall’uno all’altro senza stacco, ma con un intermezzo musicale guidato dai vocalizzi di Garvey. Una scaletta, quella programmata per la serata lucchese, che con 13 brani copre un ampio lasso di tempo della storia della band: dalle più recenti “Magnificent”, “Little Fictions” e “kindling”, contenute nel loro settimo album in studio e risalenti solo al 2017, a “The birds” del 2011, fino a “One day” e “Mirrorball” del 2008. La serata prosegue attraverso i brani che hanno fatto la storia dei New Order con un frontman capace di coinvolgere continuamente il pubblico, invitandolo a partecipare con le mani, con la voce e col movimento. Un Guy Garvey che non si smentisce avvolgendo il pubblico e stringendolo in un abbraccio collettivo fino alla fine dell’esibizione con il pezzo di chiusura – “Grounds” – chiuso con una serie di vocalizzi e con intere strofe intonate unicamente dalla folla presente.

Mezz’ora di stacco per la risistemazione del palco ed è il momento di uno dei gruppi più acclamati degli anni ’80 che, proveniente da Manchester come il primo, si discosta dal precedente per epoca e genere. La capacità di lasciare il segno nella storia della musica contemporanea, da un lato, per la pesante eredità dei “Joy Division”, la band originale che, nonostante la sua vita breve, è tuttora oggetto di venerazione da parte di fan del mondo post-punk – e non solo – continuando ad influenzare migliaia di band e, dall’altro, la trasformazione nei New Order con un sound che si sposta verso l’elettronica.

Cala il buio su piazza Napoleone ed in un attimo gli alberi che la circondano sono inondati di fasci di luci viola e blu. Si cominciano a sentire i primi accenni musicali e, intanto, sullo sfondo del palco, viene proiettato un video con una serie di persone che si tuffano da un trampolino dando l’idea di un gettarsi i cui tempi sembrano dilatarsi. Esplodono i colori, la musica aumenta e, dopo un tuffo infinito, la caduta in acqua. Il palco in penombra si riempie di colori e, su uno sfondo che si anima e cambia continuamente, compaiono i New Order intonando il primo brano, tratto dall’album “Music Complete” del 2015, intitolato “Singularity” che in un attimo scatena la piazza con i suo ritmo elettropop. Sempre appartenente all’album del 2015 anche il secondo brano – “Restless” – che, definito un trionfo dal “Rolling Stone” presenta un sound accattivante che affronta, mediante un ritmo tra il rock e l’elettronico, tematiche come l’avarizia ed il consumismo. Poi un ritorno al passato con un brano degli esordi come Joy Division: “She’s lost the control”. Altri i brani, previsti nella scaletta, risalenti agli anni ’80 che la band ha offerto al pubblico tra cui “Your silent face”, “Subculture” e “Bizzarre Love Triangle” tratti dal loro secondo e quarto album studio. Ma a susseguirsi sul palco anche successi più recenti come “Tutti frutti” e l’indie-rock “Trasmission” che con il suo “dance dance dance!” anima l’intera piazza.

Il repertorio finisce e la band saluta. Qualche attimo di buio sul palco spenge i colori anni ’80 che hanno animato l’ultima ora e mezzo. È mezzanotte. Il pubblico invoca il ritorno sul palco. Ecco che i New Order compaiono e regalano, ai loro fan, gli ultimi 15 minuti di emozioni: è il momento di “atmosphere” e “Love will tear us apart” ed in un attimo piazza Grande si trasforma in una discoteca fatta di movimento di persone, braccia, telefoni e luci e, con un tremolante “Grazie Lucca”, la storica band saluta definitivamente la città.

 

 

Foto di Cinzia Guidetti


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