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Cultura e spettacolo

Più carogne che colleghi nell'ultimo libro di Marco Innocenti

martedì, 10 settembre 2019, 16:07

di aldo grandi

Marco Amerigo Innocenti lo conosciamo da tanti anni da quando, fine anni Ottanta del secolo scorso, fummo spediti in questa valle di lacrime chiamata Lucca per imparare prima, svolgere poi, il mestiere di giornalista. Lui stava dall'altra parte, quella de Il Tirreno, noi all'opposto, a La Nazione. Lui era già caposervizio, noi soltanto aspiranti praticanti. Di tempo, da allora, ne è passato parecchio, in tutti i sensi, anagrafico e sociale, storico e geografico. Ci è capitato tra le mani, negli ultimi giorni, l'ultimo libro scritto dal nostro collega il cui titolo, Colleghi&Carogne, edito da Maria Pacini Fazzi, ci ha, per un momento, instillato il pensiero che si trattasse di un libro scritto a proposito del giornalismo lucchese degli ultimi trent'anni, ma ci sbagliavamo. Abbiamo, infatti, aperto il volume e ce lo siamo letto in poche sere trovandoci, così, a buttar giù questa recensione.

E' vero, il libro di Innocenti non è una sorta di amarcord professionale, ma, sicuramente, ha a che fare con questo mestiere, il giornalista, visto che nelle quasi 230 pagine i giornalisti e le nuove tecnologie, Internet, i siti on line e i blog, compaiono abbastanza di frequente e, a quanto pare, nemmeno in una veste particolarmente virtuosa. La storia si dipana in una città di mare, governata da una giunta il cui colore politico non è tracciato, ma facilmente intuibile, dove si va avanti e si fa strada solo chi accetta le regole del gioco e quel gioco è, indubbiamente, sporco, ma politicamente corretto. 

Non è un romanzo e nemmeno un saggio, non un giallo tantomeno un noir. La storia che Marco Innocenti presenta al lettore potrebbe essere ambientata in qualunque città di questa Italia che, ormai, non sa più dove sbattere la testa, dove il denaro e tutto ciò che con esso si può acquistare la fanno da catalizzatore e padrone. 

Siamo all'interno di una società partecipata dal comune che si occupa, nello specifico, di riscossione di crediti derivanti dal mancato pagamento di multe, tributi, tasse, imposte. Al vertice c'è una cupola corrotta e mafiosa che non tollera ribellioni né comportamenti ispirati da chissà quali ragioni morali, ma che pretende obbedienza assoluta in cambio di prebende, favori, regali, promozioni. In questo ambiente di compromessi alla luce del sole, vive e vince chi più li accetta e si dimostra obbediente mentre chi, al contrario, osa mettere in dubbio il sistema, finisce, inesorabilmente e inevitabilmente per essere triturato.

E' quello che accade al protagonista del racconto, un uomo di altri tempi magari, ma, soprattutto, una persona affidabile, capace, lontana anni luce dalle tresche e dalle congetture dei corridoi di una azienda pubblica dove vengono, spesso, assunti cani e porci solo perché bene agganciati. Il libro è uno spaccato increscioso, ma che lascia speranza, di un carattere, quello degli italiani, che ci ha contraddistinto per decenni e dove il principio della convenienza prevale sempre su quello della competenza. 

La storia è scritta bene, scorre piacevolmente, si vede che l'autore sa il suo mestiere, conosce i meandri in cui si muove, è disincantato, sa quali sono i meccanismi che, purtroppo, fanno muovere il circo dell'informazione.

Siamo certi che qualche accenno polemico contenuto tra le righe di questo libro ha anche a che vedere con la personale esperienza dell'autore e con un mondo, quello dei giornalai pardon, dei giornalisti, tutt'altro che da educande, ma, appunto, da carogne, spesso più carogne che colleghi.

 

Nella foto: l'editore Francesca Fazzi e l'autore Marco Amerigo Innocenti

 


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