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Cuori in divisa

Tonelli candidato per la Lega: "Una nuova polizia è possibile"

martedì, 6 febbraio 2018, 11:36

di elena ricci

Una scelta nuova che ha stupito il panorama politico e ha riacceso vecchie polemiche strumentali, sulle quali più di qualcuno ha costruito un personaggio pubblico (Ilaria Cucchi, ad esempio). Ecco, se l’idea di Matteo Salvini, leader della Lega è quella di puntare sulla sicurezza e su maggiore dignità per le Forze di Polizia, non poteva che scegliere Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), l’unico sindacato – come lo stesso Tonelli ha sempre precisato – per poliziotti e non per sindacalisti.

Abbiamo lasciato Tonelli su queste colonne con il suo sciopero della fame, intrapreso perché oggetto di un provvedimento disciplinare per la sospensione dal servizio. Tonelli sarebbe colpevole di aver leso l’immagine dell’Amministrazione del Dipartimento di pubblica sicurezza e del capo della polizia Gabrielli, per una vignetta pubblicata sul sito del Sap, a corredo di un articolo di denuncia su quella, che a dire di Tonelli, sarebbe una grave scorrettezza istituzionale. Il sindacalista ha infatti denunciato come un braccio destro del capo della polizia, il prefetto Stefano Gambacurta, abbia prestato il proprio volto quale sigillo di bontà, per il programma elettorale di un partito politico. Ma questa parte della storia la conosciamo. Questa azione repressiva messa in atto nei suoi confronti, lo ha portato per l’ennesima volta ad intraprendere uno sciopero della fame durato 17 giorni e sospeso il 30 gennaio, primo giorno di campagna elettorale. Una campagna elettorale che, per Tonelli, inizia al mattino alle 8 e termina la sera a mezzanotte: «Ho bisogno di energie per la campagna elettorale – ci dice Tonelli – lo sciopero della fame mi avrebbe impedito questo tipo di attività e quindi sono stato obbligato in questo senso».

Gianni Tonelli scende in campo per proseguire il percorso che ha compiuto dal 1986 ad oggi, ovvero quello di dura lotta e impegno a tutela delle persone in divisa, della loro dignità e delle loro condizioni lavorative. Lo ha detto sin da subito, da quando la sua candidatura, oggetto di qualche polemica, è stata ufficializzata.

Sicuramente l’idea di candidare con la Lega, il secondo partito, una figura come Tonelli, un vero sindacalista che ha davvero a cuore le problematiche della categoria che rappresenta, fa paura a più di qualcuno. Perché con Tonelli qualcosa potrebbe davvero cambiare, a cominciare dallo spazzare via i costrutti ideologici che ad oggi hanno visto gli appartenenti alle forze dell’ordine messi alla sbarra come se fossero i peggiori criminali, e la stessa Polizia depredata di tutte le sue funzioni.

Battaglie queste, che Tonelli ha sempre portato avanti contro tutto e tutti: da uomo, da sindacalista e da poliziotto. Battaglie contro quello che lui chiama “Partito dell’Antipolizia”, o contro la macchina del fango che non perde occasione per accostare la sua figura a quella del sindacato che nel 2014 applaudì gli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi. Circostanza costruita a tavolino e ampiamente smentita dallo stesso sindacato con i video integrali del congresso, che dimostrano la paternità di quell’ovazione, rivolta ad un poliziotto, Giovanni Spagnulo, che si era tolto il casco durante una manifestazione, in segno di protesta.

Così la figura di Tonelli, colui che ha osato dire le cose come stanno, sfidando le ‘intoccabili’ dei diritti umani, tipo Ilaria Cucchi, è stata caratterizzata da quelle sterili polemiche e infamie ideologizzate, che poi sono state la sua stessa fortuna, a scapito di chi, sulla condizione di vittima ha cercato di predare.

Tonelli sempre per la verità dunque, e per una nuova polizia – a suo dire – tassello di una nuova Italia. «L’apparato della sicurezza negli ultimi anni è stato fortemente debilitato ed io ho fatto di tutto, non esiste follia che non abbia commesso, per trovare una soluzione».

Da qui la scelta di candidarsi, anzi, di accettare la candidatura proposta da Matteo Salvini: «purtroppo l’involuzione democratica nel nostro Paese, nell’ultimo decennio, ha fatto sì che maturassi il convincimento di dover salire di livello perché il Palazzo è un muro di gomma, molte volte addirittura di cemento armato e ci si fa persino male, come dimostrano gli ultimi procedimenti a cui sono stato sottoposto. E’ necessario dunque salire di livello, portare queste cose in Parlamento e al Governo, e fare in modo di dare un contributo positivo. L’Italia è un sistema plasmato per i delinquenti be la brava gente oggi è vittima di una visione ideologica folle, secondo la quale al centro del sistema non ci sono più le persone per bene, ma le devianze figlie delle contraddizioni di questa società. A questa follia noi ci opponiamo e riscontriamo che il nemico numero uno di questa folle visione sono gli uomini in divisa che lavorano con la metà del cielo negativo, per salvaguardare le persone per bene, i cittadini onesti, da quelli che sono gli effetti deleteri e devastanti del crimine».

Perché proprio Matteo Salvini?

«Credo che tutte le idee debbano avere pari dignità. Io sono un fan di Voltaire. Credo che la mia idea abbia dignità alla pari di tutte altre. La Lega è il secondo partito ed è quello al quale sono più vicino perché da sempre, ha mostrato vicinanza e interesse a quelle che erano le lotte del Sap per il bene dei Poliziotti».

 

 

 


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