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Cuori in divisa

Sindacato Nazionale Carabinieri contro la circolare sull’uso dei social e di internet

sabato, 23 novembre 2019, 11:21

Il Sindacato Nazionale Carabinieri prende posizione contro la circolare sull’”uso consapevole di social network e applicazioni di messaggistica”, che considera un bavaglio e un ritorno al passato.

“Da un’approfondita analisi del testo della circolare in oggetto, sono stati rilevati da parte di questo Sindacato, dubbi di legittimità costituzionale in alcuni passaggi, nonché elementi di contraddittorietà, accompagnati da una errata applicazione della normativa vigente, in particolare del Codice Ordinamento Militare. In linea di principio generale, nel condividere la necessità di richiamare il dovuto riserbo e segreto delle indagini, sull’attività operativa, investigativa e di servizio in genere, dal quale discende il giusto divieto di diffondere testi, immagini, video o audio, si è voluto ancora una volta strafare, vietando con la stessa circolare, ulteriori comportamenti o atteggiamenti che vanno ad incidere su diritti costituzionalmente garantiti quale l’art. 21 della Costituzione della Repubblica, non essendo però previsti da apposita riserva di legge, come invece è dovuto ogni qualvolta si debbano limitare dei diritti costituzionalmente garantiti”.

Nello specifico si elencano i paragrafi contestati.

-           Paragrafo 2 pagina 2 della circolare: sorvolando sull’utilizzo della lingua inglese nel descrivere la comunicazione tra singoli utenti (on to one) che verrebbe descritta come modalità non legittima di scambio di “informazioni d’ufficio”, ci si chiede se anche l’oramai l’obsoleto utilizzo degli SMS tra singoli utenti (short message service altrimenti definiti servizio di messaggistica breve), possa invece rientrare nella facoltà di utilizzo degli strumenti che la tecnologia offre, al pari della singola telefonata vocale tra utenti o se anche questi ultimi siano messi all’indice da questa retrograda circolare fuori dal tempo che contiene tutto e il contrario di tutto, r dalla quale non si riesce sinceramente a capire quale sia la modalità legittima di scambio di informazioni quando ad esempio 2 militari della stessa scala gerarchica (es. C,te di Stazione e C.te di Compagnia) dovessero comunicare tra loro per ragioni di servizio.

-          Paragrafo 3 pagina 3 della circolare: sulla questione della facoltà di rilascio di dichiarazioni o interviste su blog e riviste online, in maniera del tutto errata, viene sottolineato l’assunto, che le stesse necessitano della preventiva autorizzazione dell’Amministrazione “ove concernenti il servizio o fatti ad esso attinenti”. Evidenziamo l’errore madornale dell’estensore della circolare, il quale nel ricopiare nella circolare il contenuto dell’art. 1472 del D.Lgs 15 marzo 2010 n. 66 riprende la vecchia formulazione dello stesso, abrogata dal Decreto Legislativo 24 febbraio 2012, n. 20 “Modifiche ed integrazioni al D. Lgs. 15 marzo 2010 n.66, Codice dell’Ordinamento Militare, a norma dell’art. 14, co. 18, della Legge n. 256/2005”. Infatti nel 2012 è intervenuta questa sostanziale e fondamentale modifica all’art. 1472 la quale ha giustamente stabilito che l’autorizzazione deve essere richiesta per argomenti di interesse militare o di servizio e non anche per quelli “collegati al servizio” che sarebbe stato evidentemente troppo restrittivo, ambiguo e generico (All. 1).

Paragrafo 3 pagina 3: In linea di principio si potrebbe condividere il fatto che i militari dell’Arma “non devono utilizzare i social come mezzo privilegiato per rappresentare alla scala gerarchica questioni di servizio o di carattere privato ma utilizzando le previste regole e procedure. Lo stesso però comporterebbe un atteggiamento della scala gerarchica teso ad ascoltare, convocare a rapporto e ammettere a conferire tutti coloro che ne hanno fatto richiesta e che hanno osservato le precise regole e procedure. Sono centinaia ad oggi i casi di militari dell’Arma che hanno fatto richiesta di conferire ad esempio con il Comandante Generale, e che da anni attendono di essere convocati e mai stati chiamati neanche da persona delegata. E’ pur vero che il Comandante Generale non ha nessun obbligo di ricevere gli stessi militari che ne abbiano fatto regolare richiesta, ma  è pur vero che questi militari in un modo o nell’altro cercano una valvola di sfogo. Sarebbe da chiedersi perché centinaia e centinaia di militari scrivono sui social e manifestano il loro disagio sui social? Siamo sicuri che una circolare repressiva possa risolvere i problemi dei militari dell’Arma? O farebbe covare sotto la cenere il disagio latente? Non dimentichiamo poi che oggi, perfino i Ministri della Difesa interloquiscono con i militari direttamente sui social scambiando opinioni con gli stessi senza tante formalità o inutili riverenze. Ultimo utilizzatore di tale sistema per stare vicina ai militari è stata l’ex Ministro Elisabetta Trenta.

Paragrafo 3 pagina 3: l’intero capoverso ove viene disquisito sui comportamenti relativi a relazioni amicali o affettive, a parte il sapore paternalistico che esprime da una prima lettura, ci si avventura in un “campo minato” quale è la sfera privata del cittadino militare che non è un cittadino di serie “B”,  ma oltre ai profili di ambiguità e poca chiarezza espositiva, si rileva una contraddittorietà di fondo e un grave assunto che non deve in nessun modo passare e deve essere sicuramente ritirato. In sostanza si giunge a paragonale la sfera digitale non solo “al contegno nella vita privata” il che in linea teorica potrebbe anche starci. Ma siccome l’art. 1350 del C.O.M. prevede espressamente che la disciplina militare si applica solo ai militari nei 4 casi specifici contemplati e cioè:

a)       svolgono attività di servizio;

b)      sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;

c)       indossano l’uniforme;

d)      si qualificano, in relazione ai compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali.

E’ del tutto evidente che la dimensione digitale viene identificata (secondo la concezione dell’estensore della stessa) come una zona ove permanente e 24 ore su 24 vige la disciplina militare senza la possibilità di distinguere dall’attività di servizio alla sfera privata. Questo perché il fatto di aver taciuto/nascosto il proprio particolare status viene descritto con l’accezione negativa di chi invoca una esimente, mentre invece è proprio un atteggiamento giusto e da tenere nelle relazioni amicali, private o di altro tipo, in linea con quanto previsto dall’art. 1350 comma 2, lettera d) del C.O.M. D’altra parte se trattasi di relazione amicale o affettiva mi sembra più che giusto tenere fuori dalle stesse il proprio “status”.

Paragrafo 4 pagina 3-4: il tentativo di codificare di alcune condotte censurabili appare troppo generico e discrezionale, tanto da lasciar prevedere degli sconfinamenti nell’arbitrio disciplinare. Si respingono in toto alcuni precetti che fanno riferimenti a comportamenti che per la loro genericità sono stati ampiamente evidenziati, ma una sottolineatura è doverosa per un passaggio della circolare, che è gravissimo per la sua ambiguità e poca chiarezza. Nelle annotazioni a piè di pagina viene richiamato la lettera g e cioè “il dovere per le Forze Armate di mantenersi al di fuori dalle competizioni politiche (art. 1483 COM)”. Premesso che il 1483 come indicato al comma 2° è sempre in combinato disposto con l’art. 1350, giova richiamare il contenuto poiché non si può omettere, il richiamo alla Sentenza n. 5845 del Consiglio di Stato che in tema di esercizio delle Libertà in ambito politico per il cittadino militare ha ribadito e stabilito qualora ce ne fosse ancora stato bisogno che:

·         Il cittadino militare può esercitare le sue libertà in ambito politico e quindi può partecipare alla vita politica del paese (anche sui social) quando non si trova nelle quattro condizioni previste dall’art. 1350 del COM;

·         L’esercizio di attività politica del singolo militare nel rispetto dell’art. 1350 non è idonea  a determinare l’ingresso nell’agone politico della Forza Armata di appartenenza che può pertanto svolgerla salvo che lo stesso militare non sia un rappresentante apicale di forza armata;

·         E’ libera e lecita la facoltà di iscriversi ai partiti politici da parte dei militari ed è altresì un comportamento che non può in nessun modo essere né stigmatizzato né censurato da parte dell’Amministrazione;

·         Non è consentita esclusivamente l’assunzione di cariche statutarie all’interno dei partiti di riferimento.

-          Un’ultima annotazione è sul taglio di questa circolare, dalla quale traspare nella lettura un senso di ripudio e ribrezzo nei confronti delle piattaforme e degli strumenti che la tecnologia ci offre confliggendo con il titolo e l’oggetto che parla di “Uso consapevole”. E’ come voler far passare il messaggio che bisogna stare alla larga da questi strumenti che hanno la capacità di essere strumenti di portentosa e immediata comunicazione, nel quale siamo immersi e circondati e con cui dobbiamo fare i conti senza rifuggirne. In particolare si tenga conto che:

La carta stampata sta pian piano scomparendo in quanto sostituita dal web;

Le Istituzioni, la Politica, Le Forze Armate e perfino l’Arma dei Carabinieri comunicano attraverso i Social (facebook, twitter, ecc.);

L’Arma dei Carabinieri utilizza il sistema delle mail generate dal memoriale del servizio per comunicare ai militari il servizio del giorno dopo;

La C-14 a pag. 54 prevede l’utilizzo e l’ausilio degli strumenti di comunicazione che la tecnologia ci offre in materia di invio di documentazione relativa per esempio alla licenza per malattia del figlio. per le comunicazioni (fax, posta elettronica, ecc.). L’eccetera spesso consiste anche nel messaggio whatsapp che tutti utilizzano come valido strumento. (all. 2).

Alla luce di quanto sopra, si chiede il ritiro e la formulazione di una nuova circolare, questa volta redatta in chiave addestrativa e non censoria o intimidatoria. La stessa provoca disorientamento e distacco tra il personale e la scala gerarchica. E di questi tempi, grazie anche all’intermediazione dei Sindacati Militari, destinati a fare da collegamento con il personale, attesa a breve la scomparsa delle inutili e costose rappresentanze militari, c’è veramente bisogno di altro".


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