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Economia e lavoro

Intervista a Leonardo Taddei delegato lucchese di AIS: “Il vino, speranza italiana”

mercoledì, 4 aprile 2012, 12:41

di igor vazzaz

Il Vinitaly è appena concluso, ma del succo di Bacco si continua a parlare: Igor Vazzaz ha incontrato Leonardo Taddei, delegato lucchese della Associazione Italiana Sommelier, una delle realtà più attive a livello provinciale e regionale. Un’ottima occasione per chiacchierare, di vino, di futuro e… di Brasile

 

L’Associazione Italiana Sommelier a Lucca è ormai una presenza consolidata: i corsi si susseguono negli anni e raccolgono sempre successo.

Stiamo lavorando bene, non da ieri: merito coloro che partecipano attivamente, con l’impegno e la disponibilità consentita da professione e famiglia. Tenere in piedi una delegazione è gratificante e complesso: non conta solo ottenere visibilità nelle manifestazioni di settore (cito, tra tutte, “Il Desco” e “Anteprima Vini della Costa”), ma assicurare continuità, serietà, costanza. Il nostro è un gruppo nutrito, con una brigata di sommelier in grado di effettuare degustazioni pubbliche e qualificati servizi: ricordo ancora con piacere il summit italo francese di Lucca nel 2006; fummo noi a fornire il servizio, destando un’ottima impressione anche ai cugini d’Oltralpe.

 

Riconoscimenti pure di tipo “agonistico”. Nel 2008, tu stesso sei stato eletto “Ambasciatore dello Champagne” dal Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne.

Vero, ma la soddisfazione più grande come delegato e sommelier è stata un’altra: vedere il “nostro” Gabriele Del Carlo (porcarese che adesso lavora al ristorante Le Cinq di Parigi dopo essere passato dall’enoteca Pinchiorri di Firenze e da Cracco, a Milano) vincere il titolo di Miglior Sommelier d’Italia 2011 di fronte ad altri due toscani, Andrea Balleri e Daniele Arcangeli. Un grandissimo risultato per la sommellerie della nostra regione.

 

Perché diventare sommelier? Cosa dire a chi ancora deve avvicinarsi al mondo del vino?

Saper degustare è, innanzitutto, un atto e un fatto culturale. Il vino è il prodotto gastronomico più affascinante e complesso, in grado di presentarsi in un’infinita gamma di varianti diverse, risentendo in modo unico degli influssi del terreno, del clima, del lavoro dell’uomo. Ed è un elemento fondante della nostra cultura tout court, non solo a tavola. In un mondo in cui si torna a valorizzare il concetto di tipicità, è importante riservare al vino il ruolo che gli spetta. Inoltre, credo vi possa essere una ragione anche pratica: l’Italia è un paese a vocazione turistica che nell’accoglienza può avere una delle carte vincenti. Diventare sommelier significa intraprendere un percorso professionale che può aprire molte strade: non solo quella del servizio, ma pure quella del giornalismo, della comunicazione, della consulenza per le aziende produttrici, della rappresentanza.

 

A chi si rivolgono i corsi?

A tutti coloro che siano interessati a conoscere il mondo del vino. Siamo comunicatori, divulgatori del buon bere, del bere responsabile. Nei nostri corsi abbiamo ogni tipo di persona: dall’avvocato al ristoratore, dallo studente al produttore enologico. Ed è infatti un’ottima occasione per socializzare, conoscere persone nuove all’insegna di un percorso formativo qualificante.

 

Come sono strutturati?

Per diventare sommelier AIS, che la più autorevole associazione del settore, è necessario superare un esame dopo aver sostenuto tre corsi da quindici lezioni l’uno. Il primo livello è d’approccio al mondo del vino e alla tecnica di degustazione, il secondo è dedicato all’enografia, la conoscenza “geografica” del vino e all’approfondimento dell’analisi sensoriale, il terzo all’aspetto forse più entusiasmante: l’abbinamento tra cibo e vino, un viaggio ricco di sorprese. Ogni lezione dura due ore e al termine si degusta, insegnando agli aspiranti sommelier ad apprezzare compiutamente ciò che stanno bevendo. Non ci occupiamo solo di vino: è ormai fondamentale potersi confrontare con tutte le bevande alcoliche a disposizione, la birra, i distillati. E persino con l’olio extravergine d’oliva, una frontiera interessante e che vede l’Italia leader nel mondo. Un mondo infinito di sapori.

 

Gli aspiranti sommelier sono tutti di Lucca?

A dire il vero, no: moltissime adesioni vengono da fuori provincia. Lavorare bene nel tempo è importante per questo: capita spesso di avere tra gli studenti persone da Pisa, da Fucecchio, da Empoli, dalla Versilia. Vengono a Lucca o perché hanno sentito parlare bene di noi o ci hanno incontrato a qualche manifestazione e sono rimaste colpite favorevolmente.

 

Il vino italiano può essere una risorsa per il futuro del nostro paese?

Lo è già, anche se la strada è ancora lunga e il mondo globalizzato rappresenta una sfida, una possibilità e un’incognita. Noi, come sommelier, siamo costantemente impegnati a diffondere la cultura del buon vino ed è per questo che collaboriamo con istituzioni, aziende e tutti coloro che si danno da fare per migliorare il vino italiano. E non dimentichiamoci che siamo toscani: la nostra regione è un motivo d’orgoglio per l’intero paese e non solo grazie a Dante, Leonardo e Michelangelo. Assieme ai nostri personaggi illustri e ai monumenti dobbiamo mettere anche i nostri vini, dato che sono nella storia. È in Toscana che, nel 1716, per la prima volta nella storia vengono specificati i confini entro cui poter produrre quattro particolari vini (Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra): Cosimo III de’ Medici anticipò le denominazioni d’origine controllata!

 

Quali altre iniziative avete in cantiere qui a Lucca?

Siamo convinti che l’Italia debba sapersi aprire sempre di più verso l’esterno, mettendo in mostra le proprie qualità. Per questo stiamo cercando di organizzare, in collaborazione con la Camera di Commercio del Brasile per il Mercosur (il mercato comune dei paesi sudamericani), dei corsi d’avvicinamento alla degustazione rivolti a gruppi di persone provenienti dal Brasile e interessate a conoscere il mondo del vino. Si tratta di un’iniziativa cui crediamo moltissimo e che grazie ai nostri interlocutori a Sao Paulo, Alexandre Amone, Hernan J. Diehl Dodds (presidente e vice della Camera di Commercio brasiliana) e Homero Gomes da Silva (responsabile della IRC Global), sta incontrando un certo favore. Homero, in particolare, si occupa di mediazioni in campo professionale ed economico, ha molta esperienza nel suo paese ed è intenzionato a fornire servizi e assistenza a imprenditori brasiliani che vogliano investire in Italia o a nostri connazionali che si vogliano affacciare sul mondo economico sudamericano, una delle frontiere più dinamiche dei prossimi anni.

 

Berremo vino brasiliano, in futuro?

Francamente, non credo; anche se i grandi gruppi europei (Moët & Chandon, per fare un nome) hanno da tempo investito nel Rio Grande do Sul, lo stato brasiliano in cui il clima consente di produrre vino. Diciamo che, per adesso, puntiamo a insegnare ai brasiliani, un popolo in grande ascesa e culturalmente molto curioso, come si degustano i nostri, senza dimenticare le altre nostre grandissime risorse artistiche e culturali.

 

Prima di salutarci, un consiglio: cosa si deve cercare in un vino?

Il legame col territorio, la capacità di emozionarci nella sua tipicità e, non ultimo, la digeribilità. Non voglio citare produttori o tipologie: esistono champagne pessimi e ottimi lambruschi, quello che conta è che il vino sia fatto bene, sia espressione della terra da cui proviene e che sia lavorato con onestà e responsabilità da parte di chi lo produce.

 

E per partecipare ai corsi e alle iniziative AIS?

Abbiamo appena “licenziato” una trentina di nuovi sommelier e, da poco, è iniziato un nuovo primo livello. Il consiglio a chi sia interessato è di mettersi in contatto con noi: sulla nostra pagina di delegazione presso il sito www.aistoscana.it, troverà tutte le informazioni necessarie.

Igor Vazzaz


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