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Economia e lavoro

Ex Officine Lenzi, i presupposti per la riqualificazione sono nella ricerca

sabato, 26 ottobre 2013, 14:45

di silvia toniolo

Questa potrebbe essere, forse, la volta buona. L’amministrazione, un po' trasognata, ne è convinta. Il percorso di riqualificazione delle ex Officine Lenzi può essere intrapreso instaurando una forte sinergia con il mondo della ricerca. “Fino a vent’anni fa, il progetto si basava sulla volumetria, sull'ampliamento del centro – ha esordito l’assessore all’urbanistica Serena Mammini – E io da consigliere mi ero opposta. Poi non ha avuto un seguito perché non era al passo con i tempi e non ha anticipato la rapida trasformazione delle esigenze della città. Oggi la diversità parte dalla stessa elaborazione del progetto che vuole avvicinare due mondi, quello della ricerca dove si impegnano le risorse e quello dell’amministrazione, che deve fare in modo di usufruire di questo contributo nel piano strutturale".

Le ex Lenzi saranno infatti oggetto dei laboratori del Maps, il Master post-universitario “Il progetto dello spazio pubblico” che è stato presentato questa mattina a palazzo Orsetti. Giunto alla tredicesima edizione, il master, volto alla qualificazione dell’arredo pubblico, è promosso dalla Fondazione Lucchese per l’alta formazione e la ricerca in collaborazione con l'università di Pisa e il supporto organizzativo di Celsius, la società lucchese per la formazione e gli studi universitari, il cui amministratore unico, Vittorio Armani, era presente oggi alla conferenza stampa. Partner di questa edizione sarà la  Seven Spa, fondata nel 1980 con lo scopo di acquistare l'area in disuso delle ex Lenzi. “Il  futuro della città – è intervenuto il sindaco – si giocherà presto sul riuso del patrimonio che abbiamo, di quei comparti della città da molto tempo inutilizzati e che oggi si traducono nella ex Lenzi, domani nel Campo di Marte”. Un master insolito che mette a contatto docenti nazionali e internazionali con i giovani architetti e ingegneri.

“L'obiettivo – spiega il direttore scientifico Pietro Carlo Pellegrini – è quello di creare un laboratorio di discussione fisso sulla città, un sistema di confronto. Fino a 12 anni fa, il progetto Portoghesi si basava su planimetrie generose, oggi si deve ragionare al contrario. Non è importante il volume, ma la qualità e come quest’ultima viene impiegata all’interno di un’area. Quello attuale è un progetto raro che si basa sulla interazione di un gruppo di privati appassionati che si prefiggono l’obiettivo di rimettere in sesto un’area, che si configura come una scommessa su cui investire”.  Lo ha sottolineato anche Marcello Petrozziello, responsabile della comunicazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca: “L’obiettivo è investire per fare formazione in modo che quest’ultima possa avere una ricaduta sul territorio”.

“Si tratta di un tassello importante – spiega Marco Severini, rappresentante, insieme al Valter Severini, della società Seven Spa – una linea pilota per il destino di altre strutture, come Campo di Marte. Credo che Lucca abbia, in questo senso, tutte le potenzialità per diventare modello italiano”. Il processo di elaborazione di un nuovo sistema di integrazione dell’area in uno spazio urbano in cui possa insediarsi armoniosamente richiederà un impegno progettuale davvero consistente, lo ha sottolineato Pellegrini: “Dobbiamo lavorare ad un sistema di cinture verdi per coniugare gli spazi, creare un luogo cerniera tra la città e la periferia, creando un dialogo, uno stimolo per renderne ancora meno labili i confini”.

Tutto lo studio della periferia deve essere concepito nuovamente  in questo contesto, come luogo di trasferimento della tradizione.  In questo senso, possono essere reinserite, in un diverso contesto globale, quegli spazi che rientrano nel progetto di riqualificazione di un’intera area, quale, ad esempio, quello dello Steccone”. Il sindaco lo ha confermato: “A partire dai guasti, l’impegno è quello di costruire una città ideale”. Le officine fanno parte, infatti, di un ampio complesso industriale di aree dismesse del quartiere di San Concordio, dall’ex oleificio Borella, al mercato Pulia: “E' una prima tappa da inquadrare nell’ambito di riprogettazione della città – ha continuato il sindaco - perché alcuni grossi comparti funzionali sono venuti a mancare. Bisogna saper osare –  sottolinea, da quale pulpito, il primo cittadino – C’è una scarsa capacità di guardare al cambiamento, di proiettarsi al futuro”.


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