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Economia e lavoro

Senza cervello, con tanta passione

mercoledì, 16 marzo 2016, 14:06

di silvana iannaccone

Orandum est ut sit mens sana in corpore sano, "bisogna chiedere agli dèi che la mente sia sana nel corpo sano". Quanto sarà reale il verso del poeta e oratore D.G. Giovenale nell’esprimere l’importanza dell’esercizio fisico per tenere sempre viva la nostra mente. Forse è l’inverso, un corpo è sano se la mente è costantemente allenata. Al terzo incontro della Settimana mondiale del cervello, nel complesso di San Francesco, il ricercatore di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica, Università di Pisa Emiliano Ricciardi ha illustrato cosa rende speciali il cervello degli atleti.

La conferenza è stata organizzata dalla Scuola IMT Alti Studi di Lucca e la Fondazione Mario Tobino. La scienza non resta compressa agli addetti ai lavori. Per la prima volta l’ateneo IMT apre le porte agli studenti delle scuole superiori e al pubblico lucchese per divulgare gli studi e le ricerche che vengono condotti in campo scientifico.

La mente può essere allenata, soprattutto quella degli sportivi che hanno la necessità eccezionale di concentrazione. Il dottor Riccardo Ceccarelli ha l’idea di creare Formula Medicine per portare la cultura medico - atletica nell’automobilismo. Il pilota di Formula 1 viene finalmente riconosciuto un atleta. Con il Mental Economy Training nella sede di Viareggio si allena la mente, un metodo oramai riconosciuto in tutto il mondo che si apre a tutte le discipline sportive.

Nasce così una stretta collaborazione fra scienza e sport. L’attività del cervello degli atleti di Formula 1 è stata analizzata da un team di medici dell’Università di Pisa.

"Le neuro scienze si sono interessate ai cervelli eccezionali" - spiega il dottor Ricciardi- " cioè di quegli individui che hanno prestazioni superiori per arrivare a dei risultati che normalmente non è possibile raggiungere. Per capire come si arriva a determinati risultati e quindi individuare anche le metodologie da sfruttare per allenare il cervello in maniera appropriata, dobbiamo comprendere anche com’è fatto il cervello di questi individui eccezionali ad esempio nelle discipline dei golfisti, arcieri, o di Formula 1. Nel momento in cui si sviluppano delle attività superiori il cervello si riorganizza, sia nella sua struttura che a livello funzionale. Il cervello risparmia utilizzando meno risorse. Se noi ci troviamo davanti ad un semaforo quando da rosso diventa verde utilizziamo buona parte del nostro cervello, il pilota di Formula 1 ne utilizza molto meno, riesce quindi a riallocare quelle risorse eventualmente per fare altre cose. Riesce ad utilizzare meglio il proprio cervello spendendo meno energie.

E’ solo una questione di allenamento oppure è nel DNA dell’atleta saper sfruttare al meglio il proprio cervello?

Tutti noi siamo diversi, molto probabilmente né io né lei avremmo mai piacere di andare a trecento chilometri all’ora ed avremmo forse paura. Però ci sono ovviamente delle caratteristiche personologiche che spingono anche l’individuo ad affrontare un certo sport. Se pensiamo ai fratelli Schumaker è vero che possono aver avuto una predisposizione, però dobbiamo anche pensare che il padre aveva un circuito di go kart e sin da bambini erano spinti a correre. Certamente c’è una predisposizione individuale, ognuno di noi ha delle caratteristiche in determinati ambiti. Però l’allenamento conta molto, quello che oggi stiamo osservando è che, più io divento capace di allenare e sfruttare al meglio il mio cervello più divento capace di sfruttare anche la condizione fisica. Quindi proprio il connubio di mens sana in corpore sano non è soltanto pensato nell’arco della vita come unica soluzione ma, può essere invertito. Più riesco ad essere bravo a sfruttare il mio cervello migliora anche la prestazione del mio corpo come il cuore, muscoli ecc.

Allenare il cervello può combattere l’invecchiamento?

La nostra ricerca si spera abbia anche una ricaduta clinica. Non si può immaginare che noi studiamo questi super piloti soltanto per capire come funziona solo il cervello di un atleta. L’idea è proprio quella di capire meglio come il cervello possa essere sfruttato, quali sono le strategie migliori e in quali ambiti. Come ad esempio nell’invecchiamento normalmente degenera oppure quando ci sono delle lesioni che portano dei danni al cervello.

Oggi sono presenti molti ragazzi del liceo, quale consiglio si potrebbe dare ai giovani che si dedicano allo studio oppure al lavoro, anche ad una professione prettamente manuale. Come possono sfruttare al meglio le proprie capacità?

A loro dobbiamo dire che, innanzitutto sono nella fase più bella della loro vita in cui possono sfruttare il loro cervello al massimo perché ora sta crescendo. Dopo i diciotto vent’ anni il nostro cervello perde circa 300 neuroni al minuto, è una strage dopo quell’età. Quindi questo è il messaggio che dobbiamo dare ai giovani. Dobbiamo dare anche il messaggio che devono imparare a sfruttare al meglio il loro cervello. Più una persona diventa capace di alternare momenti in cui si focalizza su un compito solo o si rilassa per prepararsi a quel compito più trova la soluzione migliore. Oggi stiamo andando all’opposto verso il multitasking, il cellulare che ci disturba, le e mail, queste sono tutte cose che sappiamo danno fastidio al nostro cervello. Bisogna allenarsi a fare più cose insieme come il pilota di Formula 1. Un pilota mi ha raccontato che nel momento in cui andava a trecento chilometri all’ora e doveva rallentare ad una curva ad una velocità di quaranta, riusciva a vedere una signora in tribuna che si metteva o toglieva il cappello.

Durante l’intervista durata circa sette minuti ho fatto un rapido calcolo di aver perso circa duemila cento neuroni con la speranza di poterli recuperare con un buon allenamento. In un modo assurdo qualcuno sicuramente li ha sicuramente persi e mai recuperati.


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