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Economia e lavoro

Pinocchio Rinaldi l'ha fatta fuori dal vaso: Menesini è stato suo dipendente

mercoledì, 8 giugno 2016, 23:00

di aldo grandi

La Barbara Pavarotti ce lo aveva detto, occhio a Luca Rinaldi, il potente, ma silenzioso e imperturbabile presidente di So & Co, il colosso della solidarietà e dell'accoglienza indiscriminata a migranti, profughi, clandestini e chi più ne ha più ne metta. Lei e Andrea Cosimini lo avevano incontrato a Camporgiano per parlare di Borgo Biaia, la struttura ricettiva nella quale erano ospitati una quarantina di immigrati. Uomo di poche parole, anche di quelle che sarebbero indispensabili per aiutare a capire, cresciuto alla corte di don Bruno Tommasi nei gruppi parrocchiali di S. Anna, legato alla diocesi e agli ambienti del volontariato, Rinaldi è tipo sostanzialmente scorbutico, almeno con chi non gli va a genio e, decisamente, i giornalisti rompicoglioni non riscuotono le sue simpatie. Cooptato già la volta precedente nel consiglio di indirizzo della fondazione Banca del Monte grazie al presidente Stefano Baccelli, riconfermato ieri dal suo ex dipendente Luca Menesini che lo ha scelto e 'preferito' nella terna dell'ente di Palazzo Ducale, Rinaldi è caduto sulla più classica delle bucce di banana quando gli è stato chiesto se il sindaco di Capannori e presidente della Provincia è od è stato suo dipendente ossia di So & Co.

Luca Rinaldi ha negato entrambe le ipotesi, mentre, in realtà, Menesini è stato Project Manager fino al 2014 del centro medico D33 di S. Marco l cui capitale sociale appartiene per più della metà alla cooperativa di Rinaldi e per il restante ad un'altra società cooperativa, La Gardenia, anch'essa gestita e ruotante nell'orbita di So & Co. tanto per dirla tutta, l'anno passato la prefettura di Lucca della nostra sostenitrice Giovanna Cagliostro gli ha dato 1 milione 400 mila euro rigirati, poim, alla coop. Odissea per gestire i vari centri di accoglienza.

Cosa c'entri Rinaldi nel consiglio di indirizzo della fondazione Banca del Monte ce lo potrebbe spiegare il presidente Alberto Del Carlo che a parte gli attacchi personali a Arturo Lattanzi ha fatto di tutto, ieri sera, per far sì che apparisse chiaro che il responsabile di un eventuale incorporazione della Banca del Monte in Carige, sarbbe stato solo e soltanto lui. Un gioco al massacro, sporco soprattutto se si pensa che il presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Lucca non era presente e non ha, quindi, potuto difendersi. Ma su questo punto torneremo, pohé a nostro avviso quello di Del Carlo è stato un attacco mirato frutto di un disegno ben preciso sotto il profilo politico che mira a scardinare il potere personale di King Arthur in vista della sua dipartenza per scadenza di mandato nel 2017.

Rinaldi ha dichiarato, protetto e coperto da Del Carlo, che Menesini non è mai stato alle dipendenze di So & Co. Abbiamo visto che ciò non è vero, anzi. Quindi Rinaldi ha mentito sapendo di mentire, quale garanzia di obiettività può dare nell'espletamento del suo compito all'interno della fondazione, ma, soprattutto, perché Del Carlo si è affidato agli ambienti legati a filo doppio con il volontariato e i renziani del Pd in, secondo loro, ascesa? Per la Banca del Monte è questione di sopravvivenza, le sue azioni, del resto, non valgono nulla o quasi e vorremmo proprio vedere chi sarebbe disposto a spendere 20 milioni di euro per sedersi al capezzale di un istituto di credito che sta per essere mangiato e digerito. Ovvio che essere sponsorizzati a sinistra e al centro può avere un peso in fase di decisione a Genova dove gli ambienti istituzionali sono sempre stati particolarmente sensibili alle richieste oltreché alle esigenze delle forze politiche legate prima al Pci e adesso al Pd.Magari, chissà, una parola buona di qualche renziano potrebbe aiutare a non perire...

Luca Rinaldi, quindi, a nostro modesto avviso l'ha fatta fuori dal vaso, ma con 13 milioni di euro si possono0 acquistare molti vasi e altrettanti cessi. Non ci sembra, tuttavia, del tutto limpida la sua nomina nel senso che, come ha detto lo stesso presidente Del Carlo, qualora Menesini avesse lavorato e fosse, eventualmente anche in aspettativa, se non di incompatibilità, si potrebbe parlare di inopportunità. Allora presidente, che non ci ha richiamato al telefono forse perché le dà fastidio ascoltarci, che cosa intende fare adesso che la sua inopportunità è emersa in tutto il suo splendore? 

In una città dove l'onestà intellettuale avesse più importanza dell'apparenza, Luca Rinaldi si dovrebbe dimettere spontaneamente, ma visto che non siamo in Paradiso, si dovrebbe pensare il vertice della fondazione. Noi, comunque, che siamo di memoria lunga, seguiremo con grande attenzione i prossimi sviluppi della vicenda e, in particolare, ciò che riguarda il futuro della Banca del Monte. Del Carlo ha giocato sporco, inutile negarlo, ha approfittato di un evento come quello di ieri sera per gettare sospetti e discredito sulla figura del presidente Lattanzi, arrivando, addirittura, a definire il suo comportamento 'incomprensibile' e sappiamo tutti che qundo una cosa che, secondo tutti, dovrebbe essere logica ed è, invece, inafferrabile, vuol dire che nasconde qualcosa.

Bene, presidente Lattanzi, ci faccia il piacere di dire che cosa la fa così incomprensibile agli occhi e alle orecchie del suo collega. Eppure, questa mattina negli uffici di San Micheletto, qualcuno tirava in ballo la scarsa gratitudine della fondazione sorella, ma povera, che invece di ringraziare per l'acquisto di azioni, il 20 per cento, che hanno perso quasi tutto il loro valore, spara addosso a chi aveva cercato di salvarla.

Lei che cosa intende fare? Alberto Del Carlo, e lei sa che noi non ci inventiamo niente, ha lasciato e gettato un'ombra sul suo comportamento in questa storia aggiungendo che dovremmo essere noi a domandargli che cosa le è accaduto. Detto fatto. E scritto. Senza nascondere anche i componenti del consiglio di indirizzo della fondazione Cassa di Risparmio di Lucca dovrebbero avvertire un certo prurito per le dichiarazioni elargite con generosità al ristorante Il Poggio di Montecarlo. Che sia stato il primo assalto alla diligenza da parte di chi, a Lucca come in tutta la provincia, vuole impossessarsi del Potere a una unica dimensione?

 

 


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