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Economia e lavoro

L’ambasciatore americano Eisenberg a Lucca invita le imprese ad investire negli States

mercoledì, 12 dicembre 2018, 19:52

di Daniela Nardi - Giampaolo Imbasciati

E’ davvero così vantaggioso e semplice per un’impresa investire oggi negli Stati Uniti d’America?

Questo è stato il tema principale del seminario SelectUsa “Le opportunità di investimento e presidio commerciale negli Stati Uniti” svoltosi oggi a palazzo Bernardini organizzato da Confindustria Toscana Nord e a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’ambasciatore americano Lewis Eisenberg insieme allo staff ed ai rappresentanti del consolato generale degli Stati Uniti a Milano e a Firenze

Sul fronte italiano erano presenti il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi in qualità di host cerimoniere, Luigi Lazzareschi di Sofidel che ha rappresentato una testimonianza concreta di che cosa consista fare impresa oggi sul territorio americano.

Grossi ha ribadito l’importanza della partnership con gli Stati Uniti di un territorio, quello della Toscana del nord, a forte vocazione imprenditoriale e manifatturiera con numeri rilevanti in materia di export in particolare moda, meccanica, carta, nautica e con tassi in crescita.

Todd Avery, Ministro Consigliere per gli affari commerciali presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, ha quindi espresso un apprezzamento molto sentito per l’operato delle imprese italiane in termini di qualità apportata e di livello di servizi negli Stati Uniti, operato che ha sempre goduto di particolare attenzione e cura da parte delle strutture di supporto americane, come testimoniato anche dalla presenza in sala dei delegati degli stati della Georgia, Virginia, Ohio, Iowa, Pensilvania, Tennesse, Indiana, stati che rappresentano da soli il 20 percento di Pil degli Stati Uniti.

Avery ha insistito sul tentativo di sfatare il sentire comune, che costituisce un freno imprenditoriale, secondo il quale per andare negli Stati Uniti a produrre bisogna essere grandi aziende con svariate decine di milioni di fatturato, anzi il Ministro Consigliere ha invitato - stendendo un immaginario red carpet - anche le piccole e medie imprese volenterose di affrontare il mercato americano, mettendo a disposizione mezzi necessari concreti di supporto diretto e geograficamente neutrale (verso gli Stati americani). Ha spiegato inoltre che anche la maggior parte di lavoro necessario in termini di burocrazia viene svolto dagli Stati stessi che accolgono le imprese estere. Mr. Avery ha quindi invitato le imprese a partecipare al SelectUsa 2019, un programma di supporto e bussola di orientamento sugli investimenti negli USA previsto per il prossimo giugno a Washington, auspicando ampia partecipazione sul fronte italiano. E’ stato quindi evocato il caso di Sofidel Group evidenziando quanto sta facendo il gruppo lucchese negli USA, ove apporta innovazione nel processo produttivo cartario.

Luigi Lazzareschi, amministratore delegato di Sofidel, ha parlato della sua personale esperienza americana, vissuta prima come studente e negli ultimi anni come protagonista indiscusso di una crescita e sviluppo imprenditoriale già caso di successo sui libri di management.

Dopo avere illustrato l’evoluzione della sua azienda negli ultimi 50 anni ad essere arrivato a superare il 1,7 miliardi di euro di fatturato con oltre 6 mila 300 dipendenti, sesto produttore mondiale, ha raccontato alla platea imprenditoriale presente il motivo di un così vasto impegno del gruppo da lui guidato in un mercato dove è già presente in Nevada, Oklahoma, Florida, Ohio, etc. La ragione è il potenziale enorme del mercato dei consumatori americani (325 milioni) e la scarsa attitudine americana ad investire su un rinnovamento tecnologico negli ultimi vent’anni, in un paese che sembra aver abbandonato la produzione manifatturiera di base, quale è quella della carta tissue, per dedicarsi più alle tecnologie della venture economy.

Ebbene, l’ineguagliabile ed ardito Lazzareschi, citato anche da Obama in uno dei sui discorsi al SelectUSA, ha messo l’attenzione sul fatto che “l’ America non è una ma sono tante”, dunque le opportunità vanno ben ricercate, invitando a serie riflessioni su decisioni di come scegliere se e da quale Stato
entrare; lui stesso, ha raccontato di aver fatto leva, per conquistare il mercato americano, su prodotti che nascono da impianti con particolare attenzione al rispetto dell’ambiente e all’efficienza del ciclo produttivo come non si era mai visto prima, battendo la concorrenza e scommettendo sul private label (prodotti senza marchio)e portandosi dentro una intera filiera lucchese di competenze produttive e di know how che sta dimostrando di eccellere nel mondo. Ne sono testimonianza gli ultimi due impianti (in Ohio ed Oklahoma) che cubano investimenti green field per 760 milioni di Euro, niente male per un gruppo a capitale e governance familiare tutta italiana.

Ha concluso l’intervento l’ambasciatore americano Lewis Eisenberg, esperto conoscitore del mercato dei capitali come presidente di fondi di investimento, già responsabile della campagna di raccolta fondi presidenziale ed amico di vecchia data di Trump, voluto a Roma per volontà diretta di quest’ultimo.

Motivo della sua missione è cercare di lavorare sulla collaborazione sul fronte italiano forte di un trade deficit a favore dell’Italia di almeno 32 miliardi di dollari, per tramutare esportatori in investitori diretti e produttori sul mercato americano in grado di portare nuova forza lavoro locale.

Massimo supporto dunque da parte della struttura messa a disposizione dall’ambasciata americana nell’offrire una piattaforma di indirizzo ed approdo per imprenditori italiani desiderosi di crescere sul mercato statunitense in un paese che è sicuramente più “amico delle imprese” di quanto non sia il nostro.

Fuori della sala dell’incontro una domanda viene posta all’ambasciatore in merito alla attuale politica di dazi impostata verso la Cina ma anche verso l’Unione Europea. La risposta è stata che l’America sta ripensando ad uno “shift” e ad un’evoluzione dei rapporti e delle partnership economiche, in quanto gli USA desiderano invitare le imprese a produrre sul suolo americano e da qui la missione dell’ambasciatore americano in Italia.

 


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