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Economia e lavoro

Brexit: gli effetti sulle imprese di Lucca-Pistoia-Prato in un seminario

mercoledì, 3 aprile 2019, 09:42

La Brexit rimane ancora avvolta nell'indeterminatezza. Respinto l’accordo di recesso, l'Unione europea ora attende che il Governo britannico, entro il 12 aprile prossimo, comunichi il percorso che intende seguire, in vista del suo esame. Se il Parlamento si dimostrasse ancora non in grado di esprimere una maggioranza a favore di una soluzione per uscire dallo stallo attuale, oppure il Governo decidesse di non fare propria la decisione del Parlamento , rimarrebbe lo spettro di una “hard Brexit”, fatta salva la richiesta all'Unione europea di una ulteriore proroga. Il Regno Unito diverrebbe una nazione del tutto esterna all'Unione Europea e non legata a questa da regolamentazioni particolari come quelle di altri paesi europei non comunitari. 

Non è ancora detto che accada questo, ma di certo le imprese che intrattengono relazioni commerciali col Regno Unito si pongono il problema di attrezzarsi tempestivamente per reimpostare i rapporti col paese in caso di  "no deal ". L'area Lucca-Pistoia-Prato ha nel Regno Unito un partner commerciale significativo: nel 2018 l'export delle tre province (manifatturiero, vivaismo e servizi) verso il paese è stato di  505,4 milioni di euro  (il  6,1% delle esportazioni totali dell’area ), con un saldo commerciale di +411,8 milioni e una variazione rispetto al 2017 del +3,7%. L'export 2018 del manifatturiero delle tre province nel Regno Unito è stato di 469,8milioni di euro, con tasso di variazione del +3,2% rispetto al 2017. Il gruppo della moda vale 207,2 milioni di euro, il 41% del totale dell’area; nei settori della moda il tessile pesa per il 14,2% (71,6 milioni, -3,7% rispetto al 2017), l’abbigliamento il 19,5% (98,4 milioni, -0,6% rispetto al 2017) mentre il cuoio e calzature pesa per il 7,4% (37,3 milioni, -12,3% sul 2017). Alimentare e cartario sono altri due settori importanti , entrambi con il 13% di quota di export ( 65,9 milioni nel 2018), con una tendenza al rialzo per il cartario (+8,4% sul 2017) e di sostanziale stabilità per l’alimentare (-0,8%). Rilevanti anche le vendite di macchinari e apparecchi (5,4% del totale, 27,3 milioni euro, -26,0% sul 2017) e mezzi di trasporto (soprattutto imbarcazioni, che spiegano la quota salita al 7,9% per il balzo 2018 del +550,9%, fino a 39,7 milioni). 

Ma i potenziali problemi non riguardano solo l'export, l'import e i temi doganali in genere; è aperta anche la partita dell'origine preferenziale delle merci, della fiscalità, del personale italiano impiegato nel Regno Unito.  Tutti questi temi costituiranno l'argomento di un seminario che Confindustria Toscana Nord ha organizzato per  giovedì 4 aprile alle ore 10 a Prato , con collegamento in streaming anche con le sedi di  Lucca  e  Pistoia . Interverrà  Giuseppe De Marinis, giurista internazionalista, docente universitario e senior partner dello studio Tupponi, De Marinis, Russo & Partners.

"E' una situazione difficile in primo luogo per le imprese ma anche per chi, come la nostra associazione, fornisce informativa e consulenza su queste materie - spiega  Francesco Marini, membro del Consiglio di presidenza di Confindustria Toscana Nord con delega all'internazionalizzazione e la crescita -. Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, ma la prospettiva  di una 'hard Brexit' è almeno in teoria quella più probabile e le imprese debbono necessariamente prepararsi con debito anticipo a quella eventualità. Siamo contrari a tutto ciò che ostacola il commercio libero e basato su regole rispettate da ambo le parti;  il 'no deal' rappresenterebbe un brusco ritorno al passato nelle relazioni fra paesi europei moderni e amici. Confidiamo nell'eventualità, a oggi improbabile ma vogliamo credere non impossibile, che si trovi una soluzione meno drastica . "

Le imprese interessate possono  iscriversi attraverso l'email eventi@confindustriatoscananord.it 


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