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Economia e lavoro

Dl Crescita, saltano tutti gli emendamenti su obbligo revisori nelle Srl Conflavoro: "Governo raddoppi soglie, troppi aggravi per le aziende"

martedì, 11 giugno 2019, 20:33

Prende posizione Conflavoro Pmi sull’obbligo degli organi interni di controllo per le Srl, alla luce dell’ennesima proposta depennata e che avrebbe dovuto allargare un minimo le maglie della nomina imposta, onerosa sia a livello burocratico sia economico per le aziende coinvolte. “La nomina obbligatoria di sindaci e revisori – commenta Conflavoro Pmi – scatterà automaticamente anche per tutte quelle piccole società che hanno dato occupazione a dieci dipendenti negli ultimi due esercizi. Ciò porterà gravi disagi in un’economia come quella italiana fondata proprio sulle piccole realtà produttive e commerciali. Ma siamo ancora in tempo per un cambiamento di rotta: facciamo appello al buonsenso del governo, ormai l’unico organo che può modificare i nuovi parametri previsti dall’articolo 2477 del codice civile dallo scorso marzo”.

Dopo innumerevoli proposte, stroncature degli ordini professionali e delle commissioni parlamentari, emendamenti non ammessi, ricorsi, emendamenti presentati e non segnalati, oggi (11 giugno) è stato infatti ritirato anche l’emendamento al Dl Crescita con primo firmatario l’onorevole Alberto Gusmaroli (Lega). La proposta prevedeva l’obbligo di controllo interno solo per quelle Srl che avessero superato per due esercizi consecutivi i 4 milioni di euro di attivo patrimoniale, i 4 milioni nei ricavi netti di vendite e prestazioni oppure i 20 dipendenti in organico. Raddoppiando, in sostanza, quanto modificato di recente dal Codice della crisi d’impresa. Una proposta, un compromesso che aveva incontrato anche i favori di Conflavoro Pmi e di svariati ordini professionali. Poi, però, la doccia fredda, l’ennesima.

“Un controllo interno del genere – prosegue Conflavoro Pmi – rischia, con parametri serrati come gli attuali, di diventare davvero pesante per decine e decine di migliaia di piccole Srl. Sarà un macigno burocratico e un aggravio ulteriore per le casse delle piccole società, in un contesto economico e in un Paese, l’Italia, che già senza queste spiacevoli pressioni è ben lontana dal poter competere in modo sano e i cui imprenditori sono sempre più scoraggiati. Il governo trovi una soluzione perché altrimenti anche i provvedimenti giusti fatti fino a oggi rischiano di finire nel dimenticatoio se messi a confronto con l’imposizione così vasta degli organi di controllo".

“Per noi e le imprese che rappresentiamo in tutta Italia e in tutti i settori – conclude Conflavoro Pmi – è essenziale una modifica alla normativa di modo che, innanzitutto, l'obbligo sia previsto solo dopo il superamento di minimo due parametri, non uno soltanto come fissato oggi. E, infine, altrettanto importante è che si trovi una quadra sulla linea proprio di quanto proposto dall'emendamento Gusmaroli ormai ritirato, a partire dal raddoppio dei dipendenti in organico che deve andare di pari passo con il raddoppio delle altre soglie. Poi, nel dettaglio, è possibile e sicuramente fattibile trovare un compromesso, ma i termini attuali vanno rivisti assolutamente al rialzo”.


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