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Enogastronomia : Assaggi

Il giro in giro tra le anteprime dei vini della costa

domenica, 8 maggio 2016, 10:25

di Marco Bellentani

In corso, al Real Colleggio in Lucca, l'annuale edizione di Anteprima Vini della Costa Toscana (cancelli in chiusura alle 22). Detto dell'ennesima partecipazione farsa di Tenuta San Guido che il suo celebre Sassicaia lo fa ben vedere in foto e nulla più, si registra un certo allargamento delle aziende gastronomiche e l'happening dell'artista Andrea Salvetti che mette a cucinare, nelle sue opere sparse nel giardino del chiostro nomi come Angelo Torcigliani e Damiano Damiani. Laboratori, operatori, qualche straniero e la novità di un "fuori tema" lussuoso come le bollicine tra cui spicca il tentativo di Cantina della Volta di proporre uno spumante da lambrusco vinificato in bianco (francamente preferiamo la versione rossa con 52 mesi di lavoro alle spalle). Tra i protagonisti sbocciano novità e si conferma lo zoccolo duro. In buon progresso di affinamento una delle novità della recente Enolia, I Pilastri, vermentino in purezza massese di Pascale, il cui 2015 si sta aprendo a dovere. Sempre in quel territorio, verso la brulla Lunigiana, spicca Fattoria Ruschi Noceti, con un blend di antichi vitigni autoctoni recuperati: nomi così nuovi da essere vetusti come la Durella e il Luagda. Il Risultato è l'Otto Ottobre, ampio e minerale. Di un certo interesse anche la Pollera in purezza, 50% in acciaio e 50% in tonneau con un lento processo di affinamento: 30 mesi prima di vederlo in commercio. Ivan Giuliani, con la sua Terenzuola, è come sempre un punto di riferimento e un pozzo di conoscenza, vera guida enologica per quei territori. 

Sulla regione lucchese, troviamo il fine Cabernet Franc di Colleverde, il Picchio Rosso 2013 di Bordocheo (versione davvero azzeccata), il Lippo en primeur di Pieve di Santo Stefano che, dopo un paio di annate non troppo esaltanti, recupera acidittà, strutture, ariosità. Anche la nuova versione del Tenuta di Valgiano 2015 si dimostra più prometttente del 2013, mentre scendendo in Versilia, i difensori della nuova fede locale sono sempre i fratelli Sveltich di Giardini RipadiVersilia, autori del vermentino di terroir Colli e Mare, di uno sfizioso passito dall'uscita pulita e secca e del Vis Vitae, rosso calibrato recentemente su vitigni più consoni alla zona. Saranno loro, con il progetto di un Syrah (2018?) in purezza a dirla lunga e bella nelle annate a venire.

Nel pisano si attestano graditissime note di freschezza e di vivacità, una produzione in progressiva estensione qualitativa da cui spilla il Severus di Marcampo. Sangiovese davvero favoloso, lavorato finemente, colmo di note fruttate, ma anche di armonie inaspettate. Naso fervido ed emozionante che rivive in bocca, galoppando verso una picevolezza e una persistenza davvero fantastiche. Di buona risposta, Colline di Sopra, attesta una regressione figlia del 2014 nel suo vino di pronta beva, l'Eola, ma finalmente azzecca e non poco il Larà, vino che fino ad adesso non aveva mai espresso il vento battente delle piane di Montescudaio, ma si era perduto in esterofile distrazioni. Il cantiniere dell'azienda ci serve una bottiglia da salto triplo in qualità ed emozione per l'azienda pisana che, tra le altre cose, registrerà ben presto un passaggio di mano.

Livorno sfodera tutto il suo comparto di celebri marche, ma noi ci deviamo verso l'Elba, con Cecilia dell'enologa Barbara Tamburini: discreto il vermentino (per lo meno leggero, timido e non poderoso come ci abituano le terre labroniche), sempre eccellente il Cecilia e di fresca acidità e finezza l'Oglasa nella sua ultima fatica, da vigne oramai ventennali. Il Grossetano ci impone come sempre barrique, barrique e barrique a tutto spiano. Tuttavia, il Terigi di Ceccherini, sfugge dalla tesi parkerizzante sottoponendosi pur sempre alla barrique, ma di riveduto passaggio e per 12 mesi. Complimenti.

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