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Enogastronomia : Piacenza: scovati per voi

Mercato FIVI 2016: assaggi in un mare di...vino

domenica, 27 novembre 2016, 12:24

di Marco Bellentani

Ancora in corso, fino a stasera, il Mercato dei Vignaioli Indipendenti, iscritta alla relativa FIVI, in quel di Piacenza. Difensori del territorio, coltivatori diretti e non mandatari, raccoglitori, spesso contadini a tempo pieno. Sicuramente, anche grazie ad una certa spinta propulsiva a livello legislativo, una delle Federazioni più importanti, negli ultimi anni, nel campo del vino: difesa, controllo e miglioramento di un sistema che regge, poi, un mondo fatto di magia, passione, idee e fatica.

Per molti (come per noi, ndr) occasione anche di fare la spesa con i carrelli a noleggio e rimpinguare le cantine personali di vere chicche. Sì perché probabilmente la FIVI è riuscita a unire tutte le nuove correnti del vino: biologico puro, biodinamico, indipendente, tradizionalista ma sincero, puntando sull'identità del vignaiolo e sui motivi che fanno immagine della propria azienda. Eterogenei, numerosi (oltre 400 i banchetti presenti), fieri. Presi letteralmente d'assalto come ogni anno (e quest'anno ancor di più, ndr), ne abbiamo selezionati alcuni, cercando di seguire un filo logico e di assaggiare cose già esaltate l'anno scorso, andando ovviamente a scoprire alcune novità.

Partiamo, manco a dirlo, dalla Toscana rappresentata da ben 55 aziende. La novità assoluta, con i primi vini sul mercato, si chiama Fabiani, da sempre viticoltori ai piedi dell'Amiata (Cinigiano – GR) per sostenere il proprio fabbisogno, da un anno in produzione commerciale con I Felmi, sangiovese con ciliegiolo e cabernet franc che abbisogna ancora di un periodo di affinamento in bottiglia e la bevibilità sincera, schietta e avvolgente di un buon bianco come il Fontenasso (Malvasia 80%, Procanico 20%). Accanto a loro, legati a livello famigliare, ecco una perle come Tornesi, produttori in Montalcino. Il Brunello 2012 assaggiato uscirà a gennaio e sprigiona tutto il suo spirito bio in una spiccata acidità, pronto ma con una promessa evolutiva esaltante. Tra i vini migliori di tutta la giornata.

Non ci fermiamo qui, perché stuzzica (in questo caso anche la mirabile produzione di olio EVO), il bianco aretino – certificato Vegan – di Podere La Madia, Vigna Cafaggio 2015. I precursori biodinamici di Lucca, alias Tenuta di Valgiano ci regalano una bella espressione del Palistorti 2012, ma soprattutto davvero una versione esaltante del Tenuta di Valgiano 2013. Poco più in la, tutta la sincerità e la qualità di un'altra Colline Lucchesi: Il Calamaio. Samuele Bianchi propone il Poiana 2014 – figlio della sua annata, quindi sangiovese più semplice ma sempre con una produzione sopraffina a cui fanno seguito due capolavori come L'Antenato e il sempre più sorprendente Soffio, atipico bianco che si mostra tra i migliori toscani nel genere e in termini di qualità/prezzo, originalità, nonché diciamolo, emozione: odori e note davvero accattivanti. Mettiamo questo bianco sull'olimpo tosco insieme a quello di Pieve de' Pitti. La geniale e simpaticissima Caterina Gargari, alla faccia di chi ancora non ha riavvicinato al suo spirito un emblema della Toscana che fu, Il Trebbiano, esce con la sua perla, il Tribiana. Eccelso anche il Chianti Superiore, Cerretello 2012, tagliato alla vecchia maniera, dunque fresco, possente ma delicato al palato. Chapeau.

Toscano per un metro è il buon Ivan Giuliani di Terenzuola, con la sua geometria del vino così come deve essere: il suo progetto per vini ancor più espressivi di un'identità è ormai pronto a sbarcare. Degli altri consigliamo, come di consueto, una prova reiterata. Chiudiamo il comparto con il blend di Castello Ripa d'Orcia. Filippo Rossi ha lavorato sodo insieme all'enologo Lamberto Tosi, per svoltare la marcia del suo Ripa d'Orcia 2012 (in questa versione 45% Syrah, 30% Merlot, 22% Cabernet): c'è riuscito. Il vino entra gentile nascondendo la nota alcolica, risulta minerale e “verde” al palato, confermando la sua spinta alla longevità e non stanca, anzi propone un rapida assaggio. Sorpresa.

Non ci hanno convinto moltissimo i vini valdostani, presenti in poche unità, spezzati dal 2014 terribilis (piacevole il Gamay di Grosjean 2015), mentre andando in Piemonte troviamo ancora una volta, quella che molti – sottacendolo – chiamano un po' la provincia sfigata della regione, Alessandria. Schiacciata dai mostri sacri che tutto il mondo goder fanno, dobbiamo dire che, come l'anno scorso, proprio questa terra ci regala preziosi coltivatori che, ingegnandosi, portano avanti il loro modello di vino, giocoforza e menomale alternativo. E' il caso di Castello di Grillano, con il Fefì, rosé ancestrale prodotto da Dolcetto – una chicca imperdibile con tutta la sua delicata mineralità affermata dalla rifermentazione in bottiglia. Non si ferma qui, il gentiluomo baffuto, che prosegue con il Gherlan, vino di punta dell'azienda, bio-vegan concimato solo a sovescio e senza aggiunta di solfiti. Il legno c'è ma non si sente, il Dolcetto 100% emana profumi e sentori sensuali rimanendo lieve. Interessante anche l'assaggio del vercellese La Palazzina, con il Bramaterra doc 2007 e 2008, dove l'esperimento di uvaggio trova due baldi giovani impegnati con Nebbiolo, Croatina, Vespolina e Uva Rara. Siamo nella ricchezza ampeolografica autodeterminata. Fantastico il Barolo 2012 di Anna Maria Abbona, una vocazione stampata nei libri di storia, un corpo sessuale per un vino davvero divinamente dionisiaco. Nel Veneto spicca l'ancestrale Prosecco (non spumantizzato!) Col Fondo (Case Paolin), Asolo Style, ma di quello che fa Prosecco come 40 anni fa e che sarà così fatto tra 40 anni. Ci si slaccia dalla pesante nomea di vino per solo aperitivo, nel nome e nell'anima Col Fondo, rifermentato in bottiglia. Il genio di Inama non è certo nuovo. Vigneti di Foscarino è un grande classico della cultura enologica di questa regione. Eccellente il rosso di punta, Oratorio di San Lorenzo, 15,5%volume di passione per il Carmenere in purezza (riserva 2012): intenso, speziato, sapidamente morbido altro vino della Top Five della giornata. In Alto Adige scopriamo i vigneti Piwi, naturalmente resistenti, in Appiano (Bz), di Niedermayr. Nessuna opera umana in fase di difesa di vitigni appositamente selezionati per resistere e per creare in alcuni casi vini davvero esaltanti, vedi il Beerl (rosso) e il Bronner (bianco), in un concetto di estrema fiducia al vignaiolo che comunica annata impianto e vendemmia e, solo, il proprio gusto ancestrale, delicato, atto alla bevibilità smodata.

Terra di vino è il Friuli. La preziosità del Collio si ritrova nella Malvasia e nella Ribolla Gialla di un grande produttore come Blazic. Minerale e materico. Casalingo e sontuoso il Refosco 2013 di Falcòn, immensamente prezioso il Sessanta, in magnum, di Ferlat, Cabernet Franc da lasciare qualche annoin cantina per un produttore arcinoto per i bianchi. Sottotono Korsic, sopra le righe Terre del Faet, circa 4 ettari di puro lavoro certosino. Ogni vigneto viene vinificato a parte e poi unito nell'espressione migliore dell'annata di cui è esempio il Friulano 2015. Scuola di puro lambrusco modenese nella magnum Albone di Podere Saliceto (Campogalliano) e, per finire, vecchia scuola abruzzese, nascosta sotto un cappellino dal fare contadino per il sapiente produttore in Atri (TE), Ausonia. Innamorarsi del Pecorina 2015 non vi sarà difficile, così come del Montepulciano d'Abruzzo, che tra le mille difficoltà del 2014 ci regala anche qui una magnum a un prezzo/qualità imbattibile (18euro).

Le ultime luci si spegneranno stasera. Il Mercato FIVI, oramai un classico nel panorama di eventi enologici in Italia. Arrivederci, carrello alla mano, al 2017.

Nelle foto: Caterina Gargari (Pieve de'Pitti) e Samuele Bianchi (Il Calamaio), scorri la galleria per gli atri produttori.

Testo e Foto - © Riproduzione riservata

 


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