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Enogastronomia

La torta della Tosca

sabato, 7 settembre 2019, 09:41

Finisci il pasto in condizioni, ovviamente, migliori di come quando sei arrivato. Hai avuto, infatti, la possibilità di gustarti i 23 gradi di una serata fresca e mite allo stesso tempo, di assaggiare una quattro formaggi appetitosa e, fondamentale, digeribilissima, di mandare giù una tagliata agli aromi con patatine fritte che meglio di così è difficile trovarne. Insomma, avresti tutte le carte in regola per alzarti e salutare calorosamente il Paolino vero e proprio mito e anima di questo ristorante, La Tosca, in culo alla marana come direbbero nella capitale, ma che vale la pena di raggiungere ogni volta che si ha voglia di star bene in semplicità e amicizia. 

Ti alzi, quindi, vai nella sala principale, ma, appena volgi lo sguardo nel reparto dolci, vedi e sgrani gli occhi di fronte ad un dolce che ti rimanda indietro nel tempo. Intanto la copertura, tutta crema, poi l'interno, cioccolata, altra crema, forse un po' di panna e un colore rosa che non lascia dubbi in proposito: è l'alchermes, quel liquore rosso per il colorante denominato cocciniglia che le nostre mamme usavano per fare la cosiddetta zuppa inglese di una volta e che ci faceva divorare fette su fette. 

Chiediamo al Paolino che torta è e ci viene risposto che è la torta della Tosca, l'unica fatta in casa da loro in mezzo ad altre torte altrettanto buone, ma meno familiari. Così ordiniamo una porzione, ci rimettiamo a sedere e ci apprestiamo alla bisogna.

Qui, a Gignano di Brancoli, dove si rivedono volti che non si incontravano da anni e altri che, al contrario, da giorni, è più facile pensare anche a questo stivale sfasciato dove la gente comune, quella come noi, conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Avevamo mandato a pulire i cessi i rappresentanti politici del Pensiero Unico Dominante e della oligarchia mondialista, Pd e Sinistra radical chic-choc, ed ecco che un presidente della Repubblica clone di quello che c'era prima, ha pensato bene di fare un bel colpo di stato e rovesciare la volontà popolare riportando i morti viventi dove nessuno li voleva più tranne gli organismi sovranazionali dell'Europa svenduta a un tanto al chilo sul mercato della rinuncia.

Vero, la carne di Paolino è così morbida che riesce anche ad addomesticare la nostra rabbia, ma la digestione spirituale è molto, ma molto più difficile di quella corporea. 

Arriva la torta e che dire?, è tanta roba, sembra di tornare indietro nel tempo, agli anni della beata incoscienza, quando il mondo funzionava alla diritta sia pure con molte variazioni, mentre oggi va soltanto alla rovescia e soltanto quelli senza pancia e senza buonsenso riescono a conviverci. O quelli, e purtroppo sono tanti, che vedono nel denaro l'unico dio - comprensibile visto ciò che si muove oltretevere e anche qui a Lucca - cui votarsi anche se di voto, tanto per restare in tema, non ce n'è nemmeno l'ombra.

Per digerire bene e in tutta sicurezza, noi che siamo prudenti oltre ogni limite e che giriamo con, in tasca, il digerseltz, ma che ce ne siamo dimenticati questa volta, buttiamo giù un rum a 55 gradi, roba che scivola bene e un liquore di agave messicana che non ci dispiace affatto. 

Ci battono sulla spalla e, voltandoci, ecco il volto amico di un carabiniere di quelli che, invece di stare con il sedere piazzato sugli alti gradi del comando generale a Roma ai Parioli, rischia il fondoschiena ogni giorno sulle pattuglie della strada, al pari degli agenti delle Volanti della polizia, gente che, per quelli che, adesso, stanno al governo, dovrebbe solo dire di sì, mettersi in bella mira e prendersi in faccia tutto quello che i bastardi dei centri sociali gli gettano addosso. Altro che mondo alla rovescia...

Due tavoli più in là una nostra vecchia conoscenza, ci vede e si alza per venirci a salutare. Dentro, è la volta di un ex comandante di stazione dell'Arma, andato celermente in pensione perché troppo soddisfatto dell'atmosfera degli ultimi anni, quindi, in fondo alla terrazza, ce lo dicono, ma non riusciamo a vederlo, il Marino Lombardi cintura nera settimo dan della storica palestra Samurai Karate, con moglie e figlia. Insomma, siamo a casa e non ce ne eravamo nemmeno resi conto. 

A. G.


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