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Enogastronomia

Davide Micheloni, 46 anni e tanta voglia di... crescere

venerdì, 3 luglio 2020, 19:35

di aldo grandi

Due fratelli in cucina che vanno, perfettamente, d'accordo, che si muovono all'unisono, che sono complementari, che si vogliono bene, che affrontano insieme le peripezie dell'esistenza. Sono Davide e Stefano Micheloni, più grande il secondo di un bel po', ma anche il più piccolo, che proprio ieri ha compiuto 46 anni lavorando, è una forza della natura, più istintivo e guascone, lui che gestisce la sala e accoglie i commensali mentre Stefano, davvero uno dei cuochi più bravi di Lucca, sta dietro ai fornelli. Certo, se non fosse stato per questo maledetto lockdown, probabilmente li avremmo rivisti, come l'anno scorso, nel salotto vip del Summer Festival dove Mimmo D'Alessandro li aveva voluti e goduti insieme all'amico gelatiere Mirko Tognetti della Cremeria Opera.

Ma l'enoristorante Micheloni di via di Sottomonte a Guamo è, ormai, una istituzione. Aperto giovedì, venerdì, sabato e domenica, ricomincia la sua avventura con la medesima passione e altrettanto entusiasmo. 46 candeline sulla immaginaria torta di una professionalità indiscussa sono molte, ma la gioventù è lì, e si vede. C'eravamo anche noi, ieris era, a salutare l'amico Davide, insieme a Cip, fotografo gazzettiano e famiglia al seguito. E, tanto per restare in tema anagrafico, abbiamo anche voluto portare a cena la Dory, per chi non la conosce, 96 anni e nessuna voglia di smettere. Per lei un piatto di tordelli che siamo stati costretti a sottrarle quando ci siamo accorti che, altrimenti, lo avrebbe finito e un dolce con panna e cioccolato che nemmeno ai compleanni più succulenti. Dimenticavamo un fritto di verdure miste come antipasto e, per non guastare, un Prosecco. 

In verità eravamo decisi a gustarci il miglior fritto di mare di tutta la Lucchesia. Non ci credete? Provatelo. Noi e Cip non abbiamo avuto dubbi: gamberi e totani con gamberetti fritti. Nonostante l'apparenza - e anche la sostanza, basta vedere le foto - chi scrive non digerisce facilmente il fritto quando è piuttosto pesante. Ebbene, stanotte abbiamo dormito come dei bimbi in fasce. La frittura di Stefano era, semplicemente, deliziosa e andava giù con una facilità incredibile a parte il fatto di essere talmente morbida da sciogliersi in bocca. Il segreto sta nell'olio utilizzato e nell'infarinatura, molto leggera.

Qualcuno dei commensali abdica prima della fine e abbandona, sul piatto, integri, dei tordelli affogati in un ragù che emana un profumo d'altri tempi. Noi, almeno a tavola visto che, nella realtà, ci rompono puntualmente i coglioni con esposti e querele, non siamo abituati a fare prigionieri per cui diventiamo, improvvisamente, dei croupier efficientissimi che sbaraccano il banco. Cip ci viene dietro.

Come dolce prendiamo un latte alla portoghese, ma è a questo punto che il Cippo tira fuori la sua carta da giocare: una fiaschetta di acciaio all'interno della quale ha versato la grappa di more proveniente, direttamente, dalla Romania dove il suocero si diletta nella produzione di grappe fruttate genuine e non industrializzate. 40 gradi tutti da buttare in fondo allo stomaco, ma che meraviglia. Altro che caffè o pasticche per dormire meglio. Con questa grappa alla frutta non facciamo in tempo a poggiare la testa sul cuscino che sprofondiamo in un sonno ristoratore dove non ci sono gli incubi boldriniani che, in altre circostanze, ci perseguitano.

Arriva Stefano con un calice per tre e così brindiamo al fratello. Sono amici da tanto tempo e pensare che ci siamo conosciuti litigando come bestie quando eravamo alla redazione lucchese de La Nazione. Belle persone i Micheloni, tanti auguri Stefano e forza e coraggio, i tempi sono e saranno duri, ma troppo facile fermarsi o mollare quando tutto, intorno, sembra togliere la voglia di correre. Chi si ferma è perduto era solito sostenere uno che, lo sappiamo, finì a testa in giù. Ne sbagliò tante e alla fine pagò, giustamente, il fio, ma su questo, almeno, aveva ragione.


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