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Enogastronomia

Lucca... sicula ovvero la cucina isolana da Vito e Antonina

martedì, 21 luglio 2020, 10:19

di aldo grandi

Una goduria pazzesca avrebbe detto qualcuno tanto tempo fa. Noi ribadiamo il concetto perché cenare siciliano alla corte di Vito Cipolla e Antonina Foto, la mamma, vera e propria memoria storica gastronomica della Sicilia, è qualcosa che si dimentica tutt'altro che facilmente anzi, non si dimentica più. Noi, ormai, conosciamo Antonina - e prima della sua recente scomparsa anche il marito e compagno di una vita - da decenni, ne apprezziamo la gentilezza, la disponibilità, la determinazione, la costanza nel lavoro, la passione che ha messo e mette ancora in quello che fa. E', in fondo, il suo carburante, la benzina del suo entusiasmo, la storia di un'isola che tutto quello che fa sembra estrarlo dalle viscere della terra, con fatica, ma con grande cocciutaggine e volontà.

I Cipolla sono a Lucca da mezzo secolo o giù di lì, forse anche qualcosa di più. Prima il padre, poi la mamma, passati dai più rinomati ristoranti dell'epoca, dall'Universo al Caffè delle Mura fino a quando non decisero, nei primi anni Ottanta del secolo scorso, di aprire un locale proprio e lo aprirono in via Pescheria dove si trova attualmente e dove dal 1400 aveva sede una vecchia osteria. La location è stupenda, il giardino interno delizioso e accogliente, romantico e coinvolgente. Si respira atmosfera ovattata, si sta bene in un silenzio che facilita il colloquio e la degustazione.

L'altra sera Antonina ha voluto riproporre la sua cucina, fatta di sapori e profumi millenari che non è facile assaporare e odorare a queste latitudini. Ha cominciato con il macco di fave, in siciliano Màccu di favi, un piatto tipico siciliano, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Quindi, subito dopo è stata la volta del polpo spadellato ossia saltato in padella al limone e vino bianco. Vino abbinato il Nutaru, uno spumante Brut frappato.

Potevano, poi, mancare gli arancini? Assolutamente no. Poi pane e panelle e ancora le sarde a beccafico per iniziare una profonda immersione nella Sicilia che tutti amiamo. Via al primo con la pasta con le sarde, porzioni il giusto, ma tutte insieme riempiono eccome. Vino un La Bianco 2019.

I commensali hanno gradito e si vedeva. Abbiamo un amico che, abitante a Palermo e docente universitario, ogniqualvolta viene a Lucca, non  rinuncia a sentirsi a casa propria venendo all'Antica Locanda dell'Angelo. Niente da dire, per i siciliani la sicilianità è una identità che non muore mai. E menomale. 

Come secondo poteva mancare un piatto favoloso come la tagliata di pesce spada, sesamo e caponata di melanzane? Certo che no e qui ci stava bene il rosso Terre Rosse di Giabbiasco 2018.

Per concludere Antonina ha voluto deliziare i presenti con due dolci magistralmente preparati. Noi, giorni prima, avevamo assaggiato la sua granita al limone, delicata e un portento di sapore oltre ad un tortino dal cuore di cioccolato caldo semplicemente divino. Questa volta ci è toccato il 'sacrificio' a cui ci siamo volentieri sottoposti di mangiare la cassata siciliana, quella vera non quella italiana che è ben diversa e il cannolo scomposto, annaffiati dal Passito 2015 Terre di Sicilia.

Che dire cari lettori? A questa non più giovanissima età il cibo rappresenta, ancora di più, un ingrediente importante per le nostre esistenze perché non è affatto vero, come sostiene qualcuno, che si mangia per vivere, tutt'altro. Noi viviamo anche, è bene dirlo, per mangiare, perché stare a tavola significa tutto, ma, se ci stai male, allo stesso tempo, nulla. Ecco perché anche cibarsi merita passione come, del resto, tutte le cose: senza passione niente merita di essere vissuto. Parola del vostro (ir)responsabile direttore.

 

Video Lucca... sicula ovvero la cucina isolana da Vito e Antonina


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