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Enogastronomia

Natale... all'enoteca Marcucci

mercoledì, 15 luglio 2020, 00:09

di aldo grandi

L'estate incomincia a reclamare i propri diritti e quasi nessuno, a parte gli svampiti e gli svaniti, riesce a resisterle. Se c'è ancora qualcuno, purtroppo, che ha paura del Covid-19 e indossa la mascherina anche quando va al cesso o si bea sulla spiaggia, noi, al contrario, ci siamo resi conto che questo maledetto virus, da almeno due mesi, come dicono i medici e i virologi con la testa sulle spalle - e non, invece e come la maggioranza, sulle palle - è scomparso. Qui da noi, in Toscana, si viaggia a una media di uno-due contagi al giorno su una popolazione di oltre 5 milioni 500 mila abitanti. Basta a farci rendere conto che ci stanno prendendo per il culo?

Comunque sia questa sera siamo in sei e avremmo voglia di leggerezza oltreché di un buon bicchiere di vino e qualcosa da mettere sotto i denti. Avremmo potuto scegliere un qualsiasi ristorante a qualunque latitudine, ma ancora una volta ci siamo resi conto che se c'è un luogo dove la leggerezza si fonde con il calore e la sensazione di essere per altri evi, è proprio qui, alla solita Enoteca Marcucci del buon Michele che più passa il tempo e più resta com'è, anzi, migliora.

Con noi c'è la truppa di Casamica, l'agenzia immobiliare di Chiasso Barletti, con Natale Mancini e la moglie Paola Granucci, con Nicola Battaglia e la fidanzata e prossima moglie Gaia Lucchesi. Ci sistemiamo ad un tavolo di quelli che stanno sulla strada e ti fanno sentire parte integrante e, allo stesso tempo, isolata, del e dal contesto. Ci abbiamo passato molte estati da queste parti e non possiamo fare a meno, anche questa volta, di degustare lo champagne Basetta e il Franciacorta di Marcucci, uno meglio dell'altro, l'altro meglio del primo. 

Sembra assurdo, ma stare qui in via Garibaldi con il fondoschiena posato su una delle sedie pardon seggiole riservate ai commensali, è come non essere da nessuna parte e, insieme, dappertutto. Si perde quasi la dimensione del tempo e delle cose circostanti. Il menu ci ripropone gli sparnocchi viareggini e noi li ordiniamo senza indugio insieme alle consuete acciughe del mar Cantabrico - a proposito, il mar Cantabrico si trova nell'oceano Atlantico e bagna le coste settentrionali della Spagna e quelle meridionali della Francia - con ricotta e bruschettine. C'è anche la tradizionale melanzana. Ottime le polpettine pietrasantine. 

Arriva il Basetta, era tempo che non lo buttavamo giù. Ai tempi, magici, della nostra beata incoscienza, nemmeno poi tanti anni fa, eravamo soliti ingurgitare un bel po' di champagne per addormentarci all'ingresso del casello Versilia, sulla via del ritorno, e svegliarci all'uscita di Lucca Ovest con il ser Fiorenzo, all'anagrafe Fiorenzo Sernacchioli ex fotografo delle Gazzette, che aveva guidato lungo tutto il tragitto con noi che dormivamo della grossa.

Abbiamo visto circolare molti camerieri intorno a questi tavoli e adesso, dei 'vecchi' ne sono rimasti davvero pochi. Anzi, quasi nessuno. Ma l'enoteca, tanto, la fa, soprattutto, Michele Marcucci, questo geniale imprenditore che ha saputo fare del suo angolo il centro del mondo almeno qui in Versilia e non solo. La sua carta dei vini è qualcosa di speciale e anche in questa circostanza chiediamo di accompagnarci in cantina per respirare l'aria fresca e 'profumata' che fuoriesce da queste pareti e da questo ambiente mantenuto a temperatura costante per le migliaia di bottiglie di vino presenti.

Natale Mancini è un compagno di banco speciale. Sa stare al mondo e ci sa stare anche molto bene. Il suo cognome è garanzia di serietà, cultura e affidabilità. Oltre ad ambizione e volontà. Sua moglie Paola è piacevolissima, sorridente, di compagnia. Bella persona e bella coppia. Accanto i giovanissimi Nicola e Gaia, compagni nella vita colleghi nel lavoro di agenti immobiliari. Anche a noi le case sono sempre piaciute, quelle degli altri, soprattutto, visto che noi non ce le potevamo e non ce le possiamo permettere. 

Arrivano le acciughe e oltre alle bruschette anche un po' di pane abbrustolito. Ci dicono che mangiare fa male ed è, probabilmente, vero. In particolare a chi sta a digiuno per cause di forza maggiore. Siamo sempre stati convinti, nella nostra profonda ignoranza intrisa di buonsenso, che il cibo rappresenta l'antidoto migliore, ovviamente senza esagerare, contro le malattie psicologiche e anche fisiche: sì, insomma, se si ha fame si sta bene. Non è un caso che quando si accusa un malessere la prima cosa che scompare è la voglia di mangiare. Mah, siamo populisti anche per questo dirà qualcuno. Ecchissenefrega.

Natale ci racconta la sua America e ci dice che non possiamo stare senza andarci almeno una volta nella vita. Noi, francamente, tutta questa mancanza non l'abbiamo mai avvertita. Stiamo bene dove stiamo e se talvolta non ci stiamo molto bene, facciamo in modo di spostarci un po', ma nemmeno tanto. Gli Stati Uniti saranno sicuramente belli, ma per noi sono troppo giovani e a noi piacciono il senso del passato e della storia. Poi con questa storia che buttano giù le statue perché considerate razziste, se fossimo in America ci verrebbe voglia di spaccare la testa sì, ma non alle statue, ma a chi le distrugge. Quindi, meglio starsene da noi. 

Forse del dolce si potrebbe anche fare a meno, ma c'è sempre quel gelate al latte di capra che ti fa pensare positivo e, poi, c'è anche da considerare che il latte di capra è il più digeribile. Non a caso, durante la guerra, le famiglie sfollate si portavano dietro al guinzaglio una capretta per poter avere, tutte le mattine, un po' di latte fresco per i più piccoli.

Se non fosse che l'indomani si deve, non noi, ma chi ci accompagna, andare a lavorare, sarebbe da stare qui a cazzeggiare fino a notte inoltrata. Il Natale ci svernerebbe lui che ama il convivio e tirare fino a quando il buio è più scuro del buio. Avevamo portato con noi la Nikon, ma siamo, ormai, talmente rincoglioniti vista l'età che ci siamo dimenticati la schedina allo studio. Menomale che c'è la Gaia Lucchesi che ama fotografare anche con il suo I-Phone. Nicola ascolta i monologhi inquinati dal nettare francese e chissà che cosa penserà del nostro buonsenso d'altre epoche quando tutto - o quasi - andava meglio per il semplice motivo che si aveva la fiducia che, un giorno non troppo lontano, non sarebbe potuta andare ancora peggio. Va a finire che anche il Battaglia lo etichetteranno, come fanno con noi, in tutti i modi. 

E' arrivato, finalmente, il tempo di andare. Michele Marcucci ci ha scortato in cantina, ma ci ha fatto subito intendere che avevamo a disposizione 60 secondi per, poi, risalire le scale all'indietro. Versiamo l'obolo e tracanniamo un bicchiere di acqua gassata. Una sete da morire. Ci sono Miguel e Carmencita, i due personaggi della Lavazza che hanno caratterizzato la nostra gioventù. Gliele ha preparate, al Michele, appositamente la Lavazza medesima per la sua scenografia post lockdown.

Abbiamo bevuto il giusto e all'imbocco del casello Versilia siamo noi alla guida, pronti a sfidare anche il più rigido dei controlli alcolemici. Del resto ser Fiorenzo sarà in tutt'altre faccende affaccendato e noi e chi ci accompagna, ab biamo bisogno di correre a casa per dormire un sonno profondo. A Natale manca ancora parecchio, ma noi lo abbiamo a disposizione tutti i giorni. O quasi.


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