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Enogastronomia : Buon Natale

St. Bartholomeo, nessun virus può abbattere la cucina romana di Mario Mazzero

domenica, 20 dicembre 2020, 21:39

di aldo grandi

E' stata un'estate troppo breve per riuscire a compensare un inverno, quello del 2020, molto rigido e non certamente per le temperature. E quando tutti si aspettavano di poter ripartire, ecco di nuovo uno stop che in pochi, forse nessuno, riesce a comprendere e ad accettare. In via Anfiteatro, cuore che più cuore non si può del centro storico, c'è il ristorante che Mario Mazzero, romano di San Lorenzo e Barbara Madrigali, lucchese doc, portano avanti con la loro passione. E anche in questo momento tutt'altro che facile non hanno mai rinunciato a far degustare, ovviamente rispettando le prescrizioni previste, i piatti della cucina romana, ma non solo, ai propri abituali commensali che si sono dovuti accontentare dell'asporto. 

Mario Mazzero è, ormai, un lucchese d'adozione essendo piovuto in questa valle di lacrime molti anni fa, una vita sembra alla luce di ciò che sta accadendo in questi mesi. E, sin da quando era il direttore dell'unico, vero, grande, storico e prestigioso Caffè Di Simo, non ha mai mollato e ha sempre affrontato ogni tipo di burrasca. Adesso che, purtroppo e da tempo, il caffè amato da Puccini è chiuso, lui, al contrario, è più aperto che mai nel senso che, crisi o non crisi, conserva la grinta, la determinazione, il carattere e lo spirito indomito dei tempi migliori.

A Lucca, se vuoi mangiare romano, o vai da lui o è un problema. I suoi primi piatti sono il top per chi, ogni tanto, ama battezzarsi nel sugo della capitale. "E' un periodo tutt'altro che facile - dice - e non si riesce a comprendere quando tutto questo finirà. Ma finirà, dovrà finire. Noi ristoratori siamo, probabilmente, una delle categorie se non la più bastonata. Certe regole faccio persino fatica a capirle tanto mi sembrano incomprensibili, ma così è. Il fatto è che mentre di soldi a noi ne arrivano pochissimi o, addirittura, niente, le spese fisse continuano e non si può pretendere che chi deve riscuotere non lo faccia. Capisco la malattia, capisco tutto, ma qui ci vorrebbe qualcuno che capisse anche noi e che si sforzasse di afferrare il concetto che non si può sopravvivere senza lavorare. Nessuno di noi ha stipendi fissi e se ci tengono chiusi, almeno dovrebbero darci il necessario per mangiare e vivere".

Foto Ciprian Gheorghita


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