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Enogastronomia

Al Ba Ghetto di Portico d'Ottavia serata kosher con l'amico Ilan Dabush ed... Enrico Mentana

domenica, 6 giugno 2021, 19:45

di aldo grandi

Come si fa ad andare a Roma e noi lo facciamo, almeno, un paio di volte all'anno, senza fermarsi dall'amico Ilan Dabush, ristoratore gestore con i propri fratelli di sei ristoranti kosher dal Portico d'Ottavia a Milano, da Firenze alle pendici di Monte Mario sempre nella capitale. Il covid, è indubbio, ha massacrato anche lui che, quest'anno e per la precisione il 2 luglio, festeggerà i suoi primi cinquant'anni.

Non potevamo lasciare la città senza andarlo a trovare e, soprattutto, senza cenare da lui visto che, fino ad oggi, avevamo pranzato, ma mai respirata l'atmosfera serale e primaverile di quello che, una volta era il ghetto ebraico di Roma. 

E' sabato 5 giugno. Nel 1944, il giorno successivo alla liberazione di Roma e all'ingresso degli alleati nella città eterna.

Per gli ebrei il sabato è la ricorrenza più importante e va dedicata alla preghiera. Inizia dopo il tramonto del venerdì e si conclude all’apparire delle prime stelle del sabato. E' lo Shabbath, parola che deriva da shavath (“cessare”) e ricorda il giorno in cui il Signore concluse la creazione. E' o dovrebbe essere un giorno di risposo assoluto. Nelle 24 ore bisogna astenersi da qualsiasi attività e i cibi devono essere preparati in precedenza.

Per questo motivo Ilan ci ha dato appuntamento alle 21.30 e quando arriviamo c'è già qualche avventore che andrà aumentando con il passare dei minuti. Gli altri ristoranti sono aperti nonostante si trovino a Portico di Ottavia. E' una serata mite, si sta bene, all'aperto centinaia di tavoli e la sensazione che il tempo si sia fermato già da prima dell'avvento dell'assurda pandemia. La gente parla, ride, scherza, si saluta. Qualcuno anche si abbraccia. C'è voglia di vivere. Roma, poi, aiuta in questo più di ogni altra città.

I fratelli Dabush hanno altri due ristoranti nel ghetto ebraico di Roma. Sono tutti alti e grossi, il più piccolo si chiama Amit e ha 42 anni, poi Eran 46, quindi Ilan e, infine, Avi che ha 51 anni.

Ci sentiamo a casa, il servizio è veloce e gentile, scendiamo nel locale e scattiamo alcune fotografie. Bella e significativa la menorah, il candelabro a sette bracci, appesa alla parete. 

Ci portano il menu, ma è Ilan che ci consiglia anche se non abbiamo dubbi ogniqualvolta veniamo da queste parti. Non è tempo di carciofi, ma lui li ha freschi e arrivano dalla Francia, unico difetto dice sorridendo. Concordiamo. Ne ordiniamo due coppie, alla romana e alla giudia. Quando arrivano sono belli, saporiti, sostanziosi. Abbiamo anche chiesto delle costolette di agnello con cicoria oltre all'humus di ceci e alle polpette fritte, le famose falafel e anche il goulash con polpa di manzo rigorosamente kosher. Ilan ci porta una focaccia iemenita con una sorta di salsa piccante ai peperoni. Divina.

Gli ebrei provenivano e provengono dal mondo arabo essendo, spesso, nati e cresciuti a quelle latitudini nonostante i conflitti e i tentativi di espellerli in un modo o nell'altro soprattutto all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale la nascita dello stato di Israele in Palestina. La cucina kosher risente degli influssi di tutti i luoghi dove gli ebrei hanno convissuto. Bene o male non importa.

Noi siamo felici di essere qui, perché non dimentichiamo mai che Israele è un paese occidentale dove vige la libertà come la intendiamo noi, cosa ben diversa da come la intendono gli altri.

Ci alziamo per scattare una foto ai quattro fratelli che si schierano di fronte all'ingresso del locale. Improvvisamente Ilan saluta Enrico, il direttore. Ci voltiamo e non capiamo, la mascherina bianca, ma piuttosto grande sul viso piccolo ci impedisce di riconoscere chi ci sta sotto. Poi, quando siamo tornati a sedere, Ilan ci spiega che si trattava di Enrico Mentana il giornalista e ex direttore del Tg5 adesso a La7. Ci rialziamo e lo andiamo a salutare. Gli diciamo che siamo gli autori di un libro, La generazione degli anni perduti, che lui ha più volte apprezzato parlandone anche con la nostra amica e collega oltreché sua collaboratrice al Tg5, barbara Pavarotti. Resta sorpreso: Ma sei tu Aldo Grandi? Ammettiamo che sì, abbiamo questa colpa. Ci fa i complimenti e ne siamo onorati, per i libri che abbiamo scritto e pubblicato. Lui è in compagnia dei suoi due cani. Ci scambiamo qualche parere, poi gli annunciamo l'uscita, nel febbraio 2022, di un libro per Chiarelettere e alla domanda se possiamo inviarglielo ci risponde assolutamente sì. 

Ilan Dabush ha aperto un ristorante kosher anche a Firenze, nel centro storico e nei pressi di via Farini dove ha sede la meravigliosa sinagoga. Ci mettiamo d'accordo e prima del suo compleanno, il 2 luglio, gli faremo una visita per festeggiare insieme. 

Roma, la sera, in primavera è stupenda. Le finestre aperte ai piani alti delle case che si affacciano sul ghetto, lasciano intravedere dei soffitti a cassettoni bellissimi e caldissimi. Questa è, senza dubbio, una delle zone più belle di Roma non solo per ciò che contiene sotto il profilo visivo, quanto per la storia che vi si respira, per la sensazione di essere immersi in un tempo che fu e che, incredibilmente, qua, in queste vie, resiste ancora. Provate a percorrere  le viuzze del ghetto ebraico e vi imbatterete in numerose pietre d'inciampo a testimonianza della tragedia vissuta in occasione della razzìa nazi-fascista dell'ottobre 1943 e della deportazione degli ebrei di Roma. E' una forte commozione quella che avvolge il visitatore.

Chiudiamo la cena con un tè alla menta, bevanda mediorientale che allieta il nostro stomaco e i nostri sensi.


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