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Enogastronomia

Vàsame, una pizza al... bacio

domenica, 13 giugno 2021, 10:58

di aldo grandi

Ambiente vivace e pieno di energia ed entusiasmo, musica, questo week-end, all'insegna della più verace melodia napoletana con un trio di posteggiatori bravissimi e simpatici, ma quello che, indubbiamente, colpisce e ammalia di questo nuovissimo locale aperto dal Gruppo Capri (Alcott e Gutteridge) sulla Passeggiata di Viareggio è il piatto italiano più imitato e famoso al mondo: la pizza. Napoletana nel più vero senso della parola, dall'inizio alla fine, dagli ingredienti agli autori, un piacere che il palato da un lato, gli occhi dall'altro, non possono non riconoscere come unico e capace di trasformare una normale serata in un qualcosa di speciale da ricordare.

Dopo l'inaugurazione ufficiale alla presenza della stampa abbiamo voluto tastare di persona, in compagnia della nostra immancabile trequarti, una serata di sabato di questo giugno di riaperture alla vita quotidiana. Innanzitutto la location, davvero ineguagliabile per la Passeggiata. Bella pedana e comodi i tavoli ben apparecchiati in maniera sì informale, ma molto, molto accurata. Si respira una chiara atmosfera d'estate. Seduti, arriva Vincenzo, il pizzaiolo che, in realtà, è un artista a tutti gli effetti. E' nato a Tremonti, sulla Costiera Amalfitana, ha un sorriso cordiale e tanta voglia di soddisfare le esigenze e le curiosità dei clienti. La sua descrizione delle pizze è ai limiti della perfezione. Leggendo il menu, del resto, si capisce subito che gli ingredienti sono di ottima qualità e provenienza e, una volta mangiati, la conferma è immediata.

Ecco, è bene chiarire subito una cosa. Se volete mangiare la pizza e, dopo, non volete avere problemi di gonfiore, digeribilità, insonnia, sete notturna o altri inconvenienti, sbarcate con sicurezza matematica a queste latitudini. Abbiamo anche testato e tastato le patatine fritte, altro che surgelate. Fantastiche e a prova di bambino.

Tornando al menu, vediamo i prezzi. E' ovvio che siamo abituati a mangiare una pizza al tavolo di un normale ristorante al costo, massimo, di circa dieci euro per quelle più condite o anomale. A volte si può spendere meno, a volte qualcosa di più. Qui da Vàsame, le pizze vanno dai 9 euro della classica marinara ai 16 euro delle pizze più agghindate e firmate dallo stesso chef Vincenzo. Quest'ultimo ha mollato l'università perché la passione, che è stata anche quella della sua famiglia, di artisti della pizza, alla fine lo ha coinvolto e ripescato quando stava per laurearsi in giurisprudenza. Decisamente un bel colpo. 

Prezzi, quindi, un po' sopra la media, ma tutti arcimeritati. Soldi spesi bene è meglio dirlo a chiare lettere. La qualità, infatti, è ottima. I prodotti hanno un sapore e un profumo impagabili a partire dalla materia prima, il pomodoro e i pomodori, meravigliosi. Per non parlare dell'impasto: godibilissimo e anche la cornice della pizza, tipicamente rialzata rispetto al cuore come è nelle classiche pizze napoletane, non è di gomma bensì gustoso al punto che, forse, è anche più accattivante del condimento. In sostanza non troviamo difetti perché, realmente, difetti, almeno in questo secondo giorno, non ce ne sono. 

I posteggiatori napoletani - così si chiamano e non sono certo dei parcheggiatori, ma artisti di grande spessore che, come vuole la tradizione napoletana, cantano e suonano le melodie del golfo più famoso al mondo e sono gli eredi dei menestrelli - Gerry Gennarelli, Gigi Patierno e Ignazio Laiola sono stati, semplicemente, deliziosi, mai invadenti, disponibili ad accogliere le canzoni chieste dai commensali. Bella serata musicale davvero e ottima l'idea della gestione del locale di invitarli. Speriamo non si tratti di un caso isolato.

Che dire, quindi? Sessanta euro per tre pizze, comprese bibite e una patatina fritta non sono certamente cosa da tutti i giorni, ma, a volte, vale la pena spenderli perché quando, poi, la mattina ci si sveglia dopo aver dormito benissimo e con ancora negli occhi e, paradossalmente, nel naso, i colori e i profumi della sera precedente, non c'è euro che tenga.


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